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"Le Forze Libanesi"

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18 Giugno 2009

Hezbollah chiede “spiegazioni” al patriarca Sfeir

Il leader del Partito di Dio all’attacco su una frase detta dal cardinale dieci giorni fa, alla vigilia delle elezioni, sui suoi timori per “l’identità araba e libanese” del Paese. Nasrallah accusa Sfeir di non aver mai denunciato gli attacchi e i massacri compiuti dagli israeliani.

Beirut (AsiaNews) – Il leader degli Hezbollah libanesi, Sayyed Hassan Nasrallah, ha improvvisamente lanciato un attacco contro il patriarca maronita Nasrallah Sfeir, chiedendo “spiegazioni” per un’afermazione fatta dal cardinale il 7 giugno. In tale occasione, si era alla vigilia delle elezioni politiche, il porporato aveva espresso timore per “l’identità libanese e l’identità araba del Libano”. “Il nostro dovere nazionale – aveva sottolineato - chiama tutti noi a porre attenzione a ciò che è stato pianificato. Dobbiamo lavorare duramente per evitare ogni attentato che, successivamente, potrebbe cambiare il volto del Libano”.

A dieci giorni di distanza, parlando ad Al Manara, la tv di Hezbollah, Nasrallah ha chiesto spiegazioni e ha accusato il cardinale di aver parlato contro il Partito di Dio, ma non contro gli attacchi degli israeliani. “Negli anni ’80 e in quelli che sono seguiti – ha sostenuto in proposito – non ho mai udito il patriarca parlare di minacce all’identità libanese”. Nel corso della permanenza del cardinale nella sede patriarcale di Bkerke, ha aggiunto, “abbiamo visto i massacri e le aggressioni israeliani e non ha mai parlato di minacce contro l’identità libanese. Non abbiamo mai sentito il patriarca ammonire contro gli attacchi israeliani”. “E’ vergognoso - ha commentato - che il patriarca non ha visto i pericoli israeliani come una minaccia all’identità libanese”.

Il capo di Hezbollah ha poi parlato della “identità araba”, dicendo: “non vedo come l’identità libanese avrebbe potuto essere minacciata se l’opposizione avesse vinto” le elezioni. “Credo - ha aggiunto - che l’opposizione, la Siria e l’Iran siano tutti arabi”, sostenendo poi di credere che l’Iran non sarà ancora a lungo persiano.

12 Giugno 2009

Risultati elezioni 2009 del Parlamento Libanese

GRUPPI PARLAMENTARI

2005

2009

14 Marzo

Corrente del Futuro 

(Tayyār al-Mustaqbal)

36

Corrente del Futuro 

(Tayyār al-Mustaqbal)

30

Partito Progressista Socialista (Hizb al-Taqadummī al-Ishtirākī)

16

Partito Progressista Socialista (Hizb al-Taqadummī al-Ishtirākī)

10

Forze Libanesi 

(al-Quwwat al-Lubnāniyya)

5

Forze Libanesi 

(al-Quwwat al-Lubnāniyya)

5

Qornet Shehwan

 

6

 

Kataeb/Falangi Libanesi (al-Katā'eb al-Lubnāniyya)

5

Partito Liberale Nazionale 

(Hizb al-Ahrār al-Watanī)

19

Altri

Blocco di Tripoli

3

Altri

Movimento per il Rinnovamento Democratico

1

Sinistra Democratica 

(al-Yasār ad-Dīmuqrātī)

1

indipendenti

4

indipendenti

2

Totale

72

Totale

71

8 Marzo

Movimento della Speranza 

AMAL (Harakat Amal)

15

Movimento della Speranza 

AMAL (Harakat Amal)

11
Partito di Dio (Hezbollah) 14 Partito di Dio (Hezbollah) 13

Partito Nazionale Sociale Siriano (al-Hizb al-Qawmī al-Ijtimā'ī al-Sūrī)

2

Partito Nazionale Sociale Siriano (al-Hizb al-Qawmī al-Ijtimā'ī al-Sūrī)

2
  • Partito della Risurrezione (Hizb al-Ba'th)

  • indipendenti

  • altri

4
  • Partito della Risurrezione (Hizb al-Ba'th)

  • indipendenti

  • altri

4

Corrente Patriottica Libera 

(al-Tayyār al-Watanī al-Hurr)

14

Corrente Patriottica Libera 

(al-Tayyār al-Watanī al-Hurr)

19
Blocco Zahle 5
Blocco Metn * 2

Movimento Al Marada 

(Tayyār al-Marada)

4
Partito dimocratico 2
Partito Tashnag 2

Totale

56

Totale

57
* cambia schieramento, passa con 14 Marzo

08 Giugno 2009

Libano, maggioranza di Hariri sconfigge Hezbollah alle elezioni

Si profila una vittoria per la coalizione attualmente al governo alle elezioni in Libano.
Secondo i dati diffusi dalla televisione di Stato, il leader della maggioranza Saad Hariri otterrebbe 70 seggi dei 128 che compongono il parlamento, contro i 58 seggi dell’alleanza guidata dal gruppo sciita di Hezbollah.

In diverse città del Libano sono già cominciati i festeggiamenti dopo la diffusione dei dati da parte della tv. Alle elezioni ha partecipato il 54% dei 3, 2 milioni di aventi diritto, una percentuale più alta del 45, 8% registrato nel voto di quattro anni fa e in assoluto la più larga dalla fine della guerra civile del 1975-91.

«La partecipazione è andata al di là di ogni aspettativa», ha commentato il ministro dell’interno, Ziad Baroud. In base al complicato sistema elettorale libanese, i seggi vengono equamente divisi fra la maggioranza musulmana e la minoranza cristiana. Hezbollah guida un’alleanza composta dal movimento sciita Amal e il Free patriotic movement guidato dal cristiano Michel Aoun.

Ed è stato il voto dei cristiani, divisi fra i due schieramenti, a determinare la vittoria della maggioranza salita al potere nel 2005 sull’onda della rabbia popolare che aveva fatto seguito all’omicidio dell’ex primo ministro Rafiq Hariri.

23 Maggio 2009

Libano; Tribunale Hariri, Hezbollah responsabile, non i siriani

Libano; Tribunale Hariri, Hezbollah responsabile, non i siriani Lo rivelano fonti vicine al Tsl e documenti citati da Der Spiegel

Berlino, 23 mag. (Apcom) La commissione d'inchiesta incaricata di fare luce sull'omicidio dell'ex premier e imprenditore libanese Rafic Hariri, insegue la pista che conduce al movimento sciita Hezbollah: lo rivela il settimanale tedesco Der Spiegel. Citando informazioni ottenute da "fonti vicine al tribunale (speciale per il Libano, ndr) e verificate dalla lettura di documenti interni", il periodico di Amburgo scrive che "indagini intense fatte in Libano vanno tutte verso una nuova conclusione: non sono stati i siriani, ma le forze speciali e l'organizzazione sciita libanese Hezbollah a programmare ed eseguire" l'attentato del 14 febbraio 2005, nel quale, oltre ad Hariri, sono morte 22 persone. Lo Spiegel sostiene che il procuratore incaricato dell'inchiesta, il canadese Daniel Bellemare, e gli altri giudici del Tsl, tentano di "nascondere" l'informazione, che sarebbe stata loro trasmessa un mese fa circa. A fine aprile, i quattro generali libanesi, due dei quali considerati filo-siriani, sono stati scarcerati, su richiesta di Bellemare, dopo quattro anni di detenzione, per "mancanza di prove". L'articolo dello Spiegel è stato pubblicato online nella versione inglese del sito, e uscirà in tedesco lunedì in edicola.

 

21 Maggio 2009

Ecco come l'Islam conquisterà l'Europa

entro il 2050 diventeranno la maggioranza del vecchio continente.

05 Maggio 2009

Caso Toni-De Palo/Familiari a Berlusconi: tolga segreto di Stato

di Apcom
Familiari dei giornalisti scomparsi presentano istanza

   Roma, 5 mag. (Apcom) - Avere "accesso alle informazioni, ai documenti, agli atti, alle attività, alle cose e ai luoghi coperti dal segreto di Stato, in merito alla vicenda relativa alla scomparsa dei giornalisti Maria Grazia De Palo ed Italo Toni". E' questa la richiesta che la madre e il fratello della giornalista scomparsa a Beirut, il 2 settembre del 1980, hanno presentato al presidente del consiglio, tramite una istanza che potrebbe portare a riaprire le indagini su uno dei misteri più intricati della I Repubblica. Nel documento, preparato dagli avvocati Tommaso Mancini e Serena Tucci, si fa riferimento ai diversi passaggi investigativi che hanno interessato la sorte dei due inviati. Toni e De Palo erano da dieci giorni a Beirut per documentare le condizioni di vita dei profughi palestinesi. Lui è un professionista di lunga esperienza redattore dei Diari, una catena di giornali regionali; lei una giovane collaboratrice di Paese Sera e de L'Astrolabio, la testata fondata e diretta da Ferruccio Parri, dalle cui colonne denuncia e documenta i traffici internazionali d'armi che avvengono in violazione degli embargo sancito dall'Onu. Gli avvocati Mancini e Tucci ricordano come nel "corso delle indagini - contrariamente alle fuorvianti versioni ufficiali fornite ai familiari dalle autorità italiane per prime investite delle ricerche - emergevano concreti elementi di responsabilità a carico dell'Olp per la scomparsa di entrambi i giornalisti. Il procedimento penale vedeva pertanto come principali imputati i funzionari dei servizi segreti Santovito Giuseppe e Giovannone Stefano". Ulteriore imputato era Habbash George, cui faceva capo un gruppo estremista dell'Olp. Le indagini arrivarono però ad una sentenza di non luogo a procedere nei confronti dei vari imputati. "In particolare - riguardo al favoreggiamento - dichiarava non doversi procedere nei confronti di Giovannone Stefano e Santovito Giuseppe per estinzione del reato conseguente al loro sopraggiunto decesso". E tutto forse, nell'84, poteva cambiare - ricordano i due penalisti - "se Giovannone non avesse opposto il segreto di Stato forse i colpevoli di questa tragica vicenda sarebbero stati individuati e puniti, consentendo in tal modo alle famiglie di apprendere quanto accaduto. Invece - dopo anni di menzogne e depistaggi - esse attendono ancora una risposta dalle Istituzioni alle loro irrinunciabili domande di giustizia e conoscenza dei fatti". Dopo che nell'agosto dell'84 il presidente del consiglio in carica, Bettino Craxi, confermò il segreto di Stato, il caso rimase insoluto. E "allo stato, a quasi trent'anni dalla scomparsa dei giornalisti Toni e De Palo, le famiglie non sono ancora riuscite, non solo ad avere giustizia, ma neppure a sapere quale sia stata la sorte riservata ai loro congiunti".

 

04 Maggio 2009

LA NUOVA GENERAZIONE LIBANESE NEI RANGHI DI HEZBOLLAH

  

Video

8 Aprile 2009

Era un gran maestro e un Amico speciale

Fu direttore del Secolo d'Italia tra il 1988 e il 1991

Deceduto Giano Accame,
intellettuale della destra «eretica»

Il giornalista, storico e scrittore aveva 80 anni. Alemanno: «Un grande maestro della cultura destra»

Giano Accame

Giano Accame

ROMA
- Il giornalista Giano Accame, 80 anni, è deceduto mercoledì a Roma, ma la notizia della morte è stata data solo oggi dal figlio Niccolò. Giano Accame era nato a Stoccarda il 30 luglio 1928. La camera ardente, allestita presso la sua casa-studio in Lungotevere dei Mellini 10, verrà aperta a partire dalle 15. I funerali si svolgeranno sabato.

GIORNALISTA - Accame oltre che giornalista fu storico e scrittore, figura di spicco tra gli intellettuali di destra del dopo guerra. Fu direttore del Secolo d'Italia tra il 1988 e il 1991. Attualmente era direttore della rivista online Passare al bosco. Si arruolò nella Repubblica sociale italiana il 25 aprile 1945, quando non aveva ancora 17 anni, e alla sera fu catturato dai partigiani a Brescia. Dirigente del Msi, ne uscì nel 1968 per divergenze sulla linea politica. Le sue posizioni, infatti, sono sempre state eccentriche all'interno della destra. «Sono stato balilla e avanguardista, ma non mi sentivo molto fascista fino all'8 settembre 1943, quando ho visto il tradimento, la gente che si rallegrava per la sconfitta», disse in un'intevista a Claudio Sabelli Fioretti, pubblicata su Sette, il magazine del Corriere della Sera, il 26 febbraio 2004.

ALEMANNO - «Quella di Giano Accame è veramente una scomparsa gravissima perchè per me è stato un maestro», ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «È stato un intellettuale di grandissimo spessore che ha attraversato tutta la storia del dopoguerra con posizioni sempre molto ricche e significative. È stato uno dei grandi maestri della cultura destra».

11 Aprile 2009

ROGER BOU CHAHINE, OSSERVATORIO GEOPOLITICO MEDIORIENTALE

Perché è un errore

dare retta a Damasco

di STEFANO MAGNI

Sabato 11 Aprile 2009 - Pagina 11  -   www.opinione.it

Ieri a Roma è stato accreditato il nuovo ambasciatore della Siria, Khalil Jawad, proprio all’indomani della visita del ministro degli Esteri Franco Frattini a Damasco. La repubblica araba è tornata al centro dell’attenzione della politica estera italiana. Il titolare della Farnesina, nel corso del suo viaggio mediorientale, ha definito (da amico di Israele) l’occupazione israeliana del Golan come il maggior problema da risolvere, ha auspicato la ripresa dei negoziati indiretti fra Gerusalemme e Damasco, ha definito “possibili” nuove elezioni libere e democratiche in Libano, dove Hezbollah (ancora armato e sostenuto dai siriani) è ancora in minoranza, ma ha potere di veto sul governo moderato di Siniora. Usa e Italia sono ormai concordi nell’affermare che la Siria sia un elemento di stabilità nella regione. Un osservatore politico libanese, Roger Bou Chahine (presidente dell’Osservatorio Geopolitico Medio Orientale, Ogmo) non condivide affatto tanto ottimismo: “E’ un buonismo che dimentica due guerre in meno di due anni, gli omicidi politici in Libano, anni di sponsorizzazione del terrorismo da parte del regime di Damasco”.

Franco FRATTINI e Bashar al ASSAD

Lei condivide l’idea che la restituzione del Golan sia centrale per riavviare il dialogo fra Siria e Israele?

Se Israele si dovesse ritirare anche domani dal Golan, ci dobbiamo attendere che il regime siriano smetta di foraggiare terrorismo e partiti islamici armati? Saremmo nel paese delle meraviglie. Nemmeno due mesi dopo una guerra veramente distruttiva tra Israele e Hamas che ha portato alla distruzione di Gaza, tutto quello che sanno produrre i governi europei e americano è un incontro a Sharm el Sheik per parlare di ricostruzione e pace. Sono tantissimi, incalcolabili gli errori politici commessi da Israele durante la guerra a Gaza, che ha provocato un dolore difficilmente sanabile. Hamas è un’organizzazione armata ancora viva e in grado di combattere, impedisce qualsiasi pacificazione da parte palestinese. Gli europei e gli americani, tornano oggi, a sottovalutarne la minaccia. Si torna a dare credito a regimi e gruppi estremisti, ma questi ultimi vogliono solo riarmarsi e riorganizzarsi durante le tregue, sanno che l’unica speranza che hanno di vincere la guerra è convincere gli occidentali a promuovere il “dialogo”.

Che possibilità ci sono che in Libano si svolgano elezioni libere e democratiche, come auspica il ministro Frattini?

Il ministro degli Esteri italiano ha affermato che riterrà legittimo qualunque governo vinca nelle prossime elezioni. Questo sarebbe un discorso valido in caso di elezioni pacifiche con partiti che accettano la democrazia, ma non in Libano. Non si può eliminare Hezbollah, che è ancora armato. E allora, si può parlare di democrazia? E’ un errore grave. Frattini non lo aveva mai commesso prima. Saranno anche i nuovi dettami della politica estera americana ed europea (e l’Italia non vuole essere fuori dai giochi): soldi, ricostruzione e distensione con i regimi più radicali. Ma nulla ci impedisce di dire che questa strategia è sbagliata.

D’altro canto, però, anche la Siria, negli ultimi anni, ha dato prova di voler dialogare molto di più con l’Occidente rispetto al passato. Merito della distensione?

Non tanto per la distensione, quanto perché Damasco teme che molti suoi scheletri nell’armadio vengano scoperti. Proprio questa settimana il governo libanese ha fornito al Tribunale Penale Internazionale all’Aja tutto il materiale d’inchiesta sull’omicidio dell’ex premier Rafiq Hariri del 2005. I lavori per il processo sono già partiti. E il regime di Damasco resta sempre l’indiziato numero uno, sa che il Tribunale Internazionale chiederà la testimonianza e forse anche l’arresto dei suoi gerarchi e per questo lotterà fino alla fine, per lo meno per la protezione del suo presidente Assad. Sembra che tutti i governi occidentali stiano al loro gioco per mantere a tutti costi la “stabilità”. Ma quale stabilità? Da quando Bashar al Assad è al potere, negli Usa si sono succedute tre differenti amministrazioni. Eppure gli Usa sono in piedi. Sembra invece (a dare ascolto alle cancellerie occidentali) che la sostituzione della leadership siriana con un’altra comporti il crollo di tutto il Medio Oriente. E questo è assurdo. Un cambio di regime a Damasco farebbe bene soprattutto al popolo siriano, più ancora che ai popoli che subiscono la sua aggressione.

Perché la Siria ha conquistato così tanto credito in Occidente?

Soprattutto per le sue promesse per la stabilizzazione dell’Iraq. Questo ha dato a Damasco un credito molto alto (agli occhi degli americani) e ora se lo sta rigiocando in un momento molto difficile. E’ chiaro che la Siria è fondamentale per il Medio Oriente. E’ chiaro che, se solo il suo regime cambiasse idea, Hezbollah e Hamas andrebbero in frantumi... ma non possiamo negare che ogni milizia, ogni organizzazione terroristica ha una sua sede in Siria. Damasco sta conducendo il gioco più violento e allo stesso tempo fa sognare le capitali occidentali, facendo loro credere di poter risolvere tutto.

04 Aprile 2009

Assad: riprenderemo il Golan, Lieberman: nessun dialogo

Roma, 2 apr (Velino) - Ritiro israeliano dalle alture del Golan o guerra. Ovvero sostegno alla resistenza armata, per esempio quella di Hezbollah. Lo ha spiegato il presidente siriano Bashar Assad nel corso di un’intervista con il giornale del Qatar a-Sharq. Da Gerusalemme intanto, il neo ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman escludeva un ritiro di Israele da quell’area. “Il nemico non vuole la pace, che alternativa abbiamo? – ha affermato il leader siriano -. La strada parallela al processo di pace e’ la resistenza. Gli israeliani non verranno verso di noi volontariamente, allora lo faranno per paura”. Affermazioni sostanzialmente in linea con quanto Assad afferma da tempo e cioe’ che la Siria e’ pronta a negoziare con Israele – come d’altro canto e’ avvenuto negli scorsi mesi grazie alla mediazione della Turchia – senza pregiudizio di chi guida lo Stato ebraico. Che il primo ministro sia il centrista Ehud Olmert o il nazionalista Benjamin Netanyahu a Damasco non interessa purche’ Israele sia disposta a ritirarsi dalle alture strappate alla Siria durante la Guerra dei Sei giorni del 1967.

“Perche’ la Siria non apre un fronte diretto con Israele - ha chiesto l’intervistatore – ma preferisce sostenere Hezbollah in Libano?”. “Perche’ la ‘resistenza’ – risponde Assad – la fa il popolo". E le alture del Golan sono molto poco popolate. Damasco, ha poi spiegato, preferisce sostenere Hezbollah. Tuttavia il regime siriano non si sente responsabile per eventuali attacchi suicidi - ha continuato il leader siriano nel corso dell'intervista -, perche’ i kamikaze commettono le loro azioni quando sono convinti della giustezza della propria causa e non perche’ – ha argomentato Assad - qualcuno li possa convincere dall’esterno.

Il negoziato indiretto israelo-siriano mediato da Ankara ha subito un rallentamento nei mesi scorsi quando in Israele sono state convocate elezioni anticipate e messo in congelatore con l’inizio dell’offensiva israeliana “Piombo fuso” condotta contro Gaza. Il governo siriano sostiene gli Hezbollah in Libano e da’ ospitalità alla leadership esiliata di Hamas. Di conseguenza, Assad ha chiuso i rapporti con Israele in segno di solidarieta’ con Gaza. Il superamento della crisi a Gaza trova i protagonisti del dialogo molto piu’ lontani di prima. Assad ha ripreso a minacciare l’uso della forza mentre il ministro Lieberman ha affermato che Israele ha messo definitivamente nel cassetto l’idea di negoziare “terra in cambio di pace” ma che, superato il periodo “delle concessioni” non ha altro da offrire se non “pace in cambio di pace”. Anche perche’, ha sottolineato Lieberman, “non esistono risoluzioni del governo su un negoziato con la Siria e noi abbiamo gia’ detto che non siamo d’accordo sul ritirarci dal Golan”.

25 Marzo 2009

Cassese presidente all'Aja

Tsl giudica responsabili attacchi terroristici Paese dei cedri

(ANSA) - BRUXELLES, 24 MAR - L'italiano Antonio Cassese e' stato eletto presidente del Tribunale speciale per il Libano (Tsl). Incaricato di giudicare i presunti responsabili degli attacchi terroristici contro il Libano e in particolare dell'assassinio dell'ex premier libanese Rafic Hariri nel 2005. Il Tribunale speciale per il Libano e' composto da undici giudici tra cui quattro libanesi e il resto internazionali.

10 Marzo 2009

Bashir Gemayel e il Libano Unito

Mercoledì 25 Marzo - ore 10

Aula 3b - Facoltà di Scienze Politiche

Università degli Studi di Roma Tre

Via Chiabrera, 199 (Metro B - S. Paolo)

- INTRODUCE

  Alberto Focacci

  Consigliere di Facoltà di Scienze Politiche

  Roma Tre - Azione Universitaria

 

- MODERA

  Francesco De Nisi

  Consigliere di Facoltà di Giurisprudenza

  Roma Tre - Azione Universitaria

 

- INTERVENGONO

  Roger Bou Chahine

  Presidente dell'Osservatorio Geopolitico Medio - Orientale

 

- Roberto Coramusi

  Presidente del Centro Studi

  Geopolitica.info

 

- COLLABORA ALL’INIZIATIVA

  Alessia Palasciano

  Università degli Studi "La Sapienza"

 

- INFORMAZIONI: Matteo Guidoni - Matteo.guidoni@libero.it - 3937725694 - www.auroma3.it

“Iniziativa Autonoma degli studenti che si avvale del finanziamento dell’Università degli Studi di Roma Tre ai sensi della Legge 429/85”

01 Marzo 2009

INIZIO LAVORI DEL TRIBUNALE INTERNAZIONALE

PER TROVARE GLI ASSASSINI DI HARIRI

(Apcom) - Il capo della commissione di inchiesta internazionale, Daniel Bellemare, che diventerà il primo marzo procuratore del tribunale internazionale (Tsl), ha due mesi a partire da questa data per richiedere il trasferimento dei generali all'Olanda e potrà proporre al tribunale di rilasciarli o mantenerli in detenzione.

(RAI NEWS 24) All'Aja si insedia la Corte per giudicare gli assassini di Rafik Hariri

Nella stessa palestra dove fino a qualche tempo fa l'intelligence olandese giocava a
pallacanestro, si giochera' l'ultima partita contro gli assassini dell'ex premier libanese Rafik Hariri: il Tribunale speciale per il Libano, incaricato dall'Onu di dare un nome ai
responsabili dell'omicidio del San Valentino 2005, dal primo marzo accende i riflettori su uno dei casi che continua a insanguinare il Medio Oriente.
Mentre l'Aja, la citta' olandese che gia' ospita criminali eccellenti in attesa di giudizio come Radovan Karadzic (ex leader dei serbo bosniaci accusato di due genocidi) attrezza la nuova Corte speciale, a Beirut si continua a morire in nome di Hariri: due le vittime degli incidenti tra i giovani seguaci del fronte filo siriano guidato dal movimento sciita Hezbollah e i sostenitori della maggioranza parlamentare antisiriana durante
la manifestazione che commemorava la scomparsa dell'ex premier sunnita. Dell'attentato, in cui oltre ad Hariri morirono altre 22 persone, e' stato da piu' parti additata come mandate la Siria, che ha sempre respinto le accuse.
L'avvio ufficiale dei lavori non coincidera' con l'inizio del processo vero e proprio, come gia' aveva annunciato il procuratore capo Daniel Bellemare, perche' non ci sono ancora
imputati e le indagini sono in corso. Ma dal primo marzo il procuratore capo iniziera' a lavorare senza sosta "perche' in capo a cinque anni al massimo il Tribunale concludera' il suo compito", dice il cancelliere Robin Vincent.
Nell'ex palazzo dei servizi segreti olandesi, oggi Tribunale speciale per il Libano, dunque non ci sono ancora sedie, ne' banco degli imputati, ne' giudici, ne' presidente, ma la cerimonia di domani sara' un segnale politico in vista delle elezioni libanesi di giugno.
Sul fronte delle indagini il punto di partenza sono i lavori della commissione d'inchiesta incaricata dall'Onu nel 2005, di cui e' capo lo stesso Bellemare. Tutte le persone che erano state fermate in Libano nell'ambito dell'inchiesta compiuta dalle autorita' libanesi sono state rilasciate, tranne quattro ex generali che secondo la stampa libanese dovrebbero essere trasferiti all'Aja entro l'autunno come sospettati.
Gli investigatori delle Nazioni Unite non si lasciano scappare nomi di possibili imputati, ma il procuratore capo, convinto che il caso possa essere risolto, ha invitato ad avere
pazienza. In ogni caso nel giro di due mesi si sapra' quanti sospetti varcheranno a breve la soglia del Tribunale: Bellemare ha infatti 60 giorni di tempo, da quando assume l'incarico, per chiedere alle autorita' di Beirut di trasferire sospetti e
documenti all'Aja.
I sospetti saranno tenuti nella prigione speciale di Scheveningen, la stessa dove Karadzic aspetta la fine del suo processo assieme agli altri imputati per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia. "Ma saranno tenuti in un'ala separata", precisa il cancelliere, sorridendo a denti stretti all'ipotesi di un'ora d'aria comune tra criminali tutt'altro che comuni.

24 Febbraio 2009

LA SIRIA SI PREPARA A COPRIRE LA SUA SITUAZIONE

INIZIO LAVORI DEL TRIBUNALE INTERNAZIONALE

PER TROVARE GLI ASSASSINI DI HARIRI

Passi per disgelo Siria-Arabia

     Passi per disgelo Siria-Arabia

Ministro esteri Damasco a sorpresa in visita a Riad

(ANSA) - DAMASCO, 24 FEB - Il ministro degli esteri siriano Walid al-Muallim e' giunto a sorpresa a Riad dove e' stato ricevuto da Re Abdallah. Muallim ha consegnato al sovrano saudita un messaggio scritto dal presidente siriano Bashar al-Assad, nell'ambito degli sforzi per un riavvicinamento tra i due Paesi divisi da tempo specie per il diverso approccio alla crisi del Libano. La visita arriva dopo l'incontro a Damasco, il 15 febbraio, tra Assad e il responsabile dei servizi segreti saudita.

24 Febbraio 2009

L'ONU chiede che le elezioni libanesi siano libere e credibili

Per sapere tutto sulle elezioni 2009, visitate il sito del Ministero dell'Interno libanese

 

18 Febbraio 2009

Kerry,chiederemo aiuto Siria Per il disarmo di Hezbollah

Libano:Kerry,chiederemo aiuto Siria

(ANSA) - BEIRUT, 18 FEB - Il senatore democratico Usa John Kerry, giunto a Beirut, ha detto che Washington chiedera' l'aiuto della Siria per il disarmo di Hezbollah. 'Vogliamo l'aiuto della Siria per il rispetto dell'indipendenza politica del Libano, vogliamo l'aiuto della Siria nel processo di soluzione delle questioni con Hezbollah e i palestinesi', ha detto Kerry dopo un incontro con il presidente libanese Michel Suleiman, con il premier Fuad Siniora e il leader della maggioranza parlamentare Saad Hariri.

16 Febbraio 2009

HEZBOLLAH, ABBIAMO DIRITTO AD AVERE NOSTRA CONTRAEREA

(AGI) - Beirut, 16 feb. - Hezbollah vuole disporre di una propria contraerea per opporla ai raid sul Libano dell'Aviazione israeliana: lo ha affermato oggi lo sceicco Sayyed Hassan Nasrallah, leader del gruppo integralistico sciita libanese, il quale nel corso di un comizio ha affermato che il Partito di Dio ha "tutto il diritto di ottenere qualsiasi tipo di armamento, anche anti-aereo, e di servircene, se lo desideriamo, per difendere il nostro Paese e il nostro popolo". Nasrallah ha aggiunto che dotarsi di simili sistemi riequilibrerebbe i rapporti di forza, giacche' Israele finora ha sempre contato sulla propria superiorita' in campo aeronautico. "Nel nostro spazio aereo fanno quello che vogliono", ha ribattuto lo sceicco fondamentalista, "e poi ci vengono a dire che se otterremo quelle armi, o abbatteremo i loro aerei che volano sul Libano, ne pagheremo il prezzo. Io non intendo sostenere che punto a scatenare un'altra battaglia", ha puntualizzato, alludendo alla guerra-lampo dell'estate 2006, "ma e' un nostro diritto disporre di ogni armamento per proteggerci". Nasrallah ha quindi fatto riferimento alle denunce israeliane, secondo cui la Siria avrebbe gia' consegnato al gruppo, suo tradizionale alleato, sofisticati missili terra-aria. "Se certe armi le abbiamo o meno e' un altro discorso, non intendo confermarlo ne' smentirlo", ha tagliato corto, con parole che sono parse pero' avallare le indiscrezioni in tal senso. "La nostra battaglia contro il nemico si basa sull'elemento-sorpresa. Perche' gli israeliani non vogliono che ce ne serviamo?", ha proseguito.
  "Perche' la resistenza ha la volonta' e il coraggio di utilizzarle". Il raduno era stato convocato in occasione del primo anniversario della morte in un attentato a Damasco di Imad Moughniyeh, gia' comandante militare del Partito di Dio, che ha sempre accusato Israele di averlo fatto assassinare: al riguardo lo sceicco ha confermato l'impegno a vendicare il compagno defunto, per 25 anni inserito dagli Stati Uniti nella 'lista nera' dei terroristi super-ricercati. "Moughniyeh li perseguitera' ovunque, notte e giorno", ha assicurato, "e noi, ad Allah piacendo, quella promessa e quel giuramento li manterremo". Nasrallah ha concluso tuttavia sottolineando di non voler aggiungere altro.

14 Febbraio 2009

A Beirut una folla imponente ricorda Rafik Hariri

 

Beirut, 14 feb. (Apcom) - Centinaia di migliaia di libanesi hanno partecipato oggi a Beirut alle commemorazioni per l'assassinio dell'ex premier sunnita Rafiq Hariri e di altre 22 persone, uccise il giorno di San Valentino del 2005 da una potente esplosione avvenuta sul lungomare della capitale libanese.

La manifestazione si è trasformata in un comizio elettorale in vista delle cruciali elezioni legislative del prossimo 7 giugno. "L'ora della verità e della giustizia è suonata, e la verità busserà alle porte di tutti quelli che hanno partecipato alla serie di crimini che hanno colpito il Libano", ha detto Saad Hariri, figlio di Rafiq, uno dei leader della maggioranza anti-siriana.

"Il 7 giugno sarà il nostro appuntamento con la decisione libera, la voce libera, la patria libera", ha detto ancora Saad Hariri, che ha chiesto l'invio di osservatori arabi e internazionali. "Le prossime elezioni saranno una scelta tra il nostro campo, che vuole la libertà, la sovranità e l'independenza, e l'altro campo (filo-siriano), che vuole il ritorno della tutela", ha detto a sua volta l'ex presidente della Repubblica Amine Gemayel, riferendosi al controllo esercitato per 29 anni dalla Siria sul suo piccolo vicino.

Le forze libanesi filo-occidentali accusano la Siria, che a quel tempo manteneva migliaia di soldati nel Paese dei cedri, di aver organizzato l'attentato contro Rafiq Hariri, con la collaborazione dei vertici dei servizi segreti libanesi. Damasco ha sempre negato ogni responsabilità nell'accaduto e, dopo aver ritirato le sue truppe, nei mesi scorsi per la prima volta nella storia dei due Paesi ha avviato normali relazioni diplomatiche con il Libano.

La tensione è alta a Beirut anche perché il primo marzo all'Aja avrà inizio presso il Tribunale speciale per il Libano il processo sull'assassinio di Hariri che vede sul banco degli imputati alcuni alti funzionari dei servizi libanesi arrestati dopo l'attentato. Investigatori internazionali hanno inoltre individuato tra i responsabili anche agenti delle forze di sicurezza siriane. Il quotidiano di Beirut "an Nahar" ha riferito che qualche giorno fa alcuni testimoni-chiave, in regime di protezione, sono stati trasferiti all'Aja mentre i quattro giudici libanesi (su un totale di 11 del corte) presteranno al più presto giuramento nella sede del Tribunale.

Confermando la linea dell'Amministrazione Bush, il presidente americano Barack Obama ha ribadito il sostegno degli Stati Uniti alla corte dell'Aja ed espresso l'auspicio che vengano portati davanti alla giustizia agli autori dell'assassinio di Rafiq Hariri. Il regime di Damasco da parte sua afferma che il processo internazionale non sarebbe finalizzato ad accertare la verita' ma invece a mettere la Siria sul banco degli imputati a causa della sua politica non in linea con gli interessi statunitensi e israeliani nella regione.

LF leader Samir Geagea addresses crowd at Martyrs’ Square 

  • Those who committed crimes in Lebanon for the past 30 years will be punished.
  • The Special Tribunal has became a reality and will hold the criminals accountable.
  • Some ask: What did the Cedar Revolution achieve? I answer: It returned Lebanon’s sovereignty and independence.
  • It stopped murders, imprisonments, authoritarianism, submission and guardianship.
  • Some Lebanese and foreign parties are obstructing the establishment of a powerful state.
  • They claimed they were implementing the wiretapping law, but forgot the obstruction of the work of the state’s institutions and facilitated their illegal wiretapping.
  • They forgot to implement the law when they occupied Beirut for a year and a half, and during the May events.
  • Some attempt to achieve their goals no matter what the price.
  • I call on you to show the world that you will not fear to support only Lebanon during the elections.
  • Rafik Hariri and all our martyrs, we promise you that we will continue our efforts until we reach our goals

08 Febbraio 2009

Usa, pieno sostegno a Tribunale Speciale per il Libano

Bandiera dell'ICC

(ANSA) - WASHINGTON 12 FEB - Il presidente Obama esprime pieno sostegno al Tribunale Speciale per il Libano che indaga sull´assassinio dell´ex-premier Rafiq Hariri. Obama,in occasione del quarto anniversario (sabato) dell´uccisione di Hariri,afferma che gli Usa faranno il possibile per contribuire al lavoro del Tribunale.Mentre il Libano si prepara alle elezioni parlamentari,´gli Usa continueranno a sostenere la sovranita´ e l´indipendenza del Libano,le legittime istituzioni dello stato libanese e il popolo libanese.

08 Febbraio 2009

Sfeir: If Power Shifts to March 8 Forces There Would Be Historic Dangers
iloubnan.info - February 08, 2009, 14h13

Maronite Patriarch Nasrallah Sfeir has voiced fear Saturday about some attempts to remove President Michel Suleiman and warned of "historic mistakes" if March 8 Forces come to power.
"If power shifts to March 8 Forces and March 14 Forces ceased to have power, mistakes would be committed that would weigh historically on the national fate," he said in an interview with the weekly al-Massira magazine.

It is the first time that Sfeir states his opinion clearly about the two leading forces in Lebanon, 8 and 14 March, four month before the upcoming elections.
 
"Everybody has to bear the responsibility," Sfeir stressed. "Some errors could have grave consequences." 

"The centrist (parliamentary) bloc is subject to a strong local and regional campaign. This bloc would bring equilibrium to political stagnation" in the country, he said, explaining that every country has a right wing and a left wing party, but when the situation gets critical a centrist bloc is created which should set things back to normal. 

He described 14 and 8 of March as: “two horses pulling a carriage, one is pulling it forward and the other backward leaving the carriage unable to move”. 

He added: “as long as the two forces are against each other I can’t see how theycan run the country”.
 
Sfeir criticized the presence of armed groups outside state control.

"Every self-respecting state must be responsible for the arms within it," he said.

30 Gennaio 2009

Libano, lo scontro Fatah-Hamas arriva nei campi profughi palestinesi

Osservatorio Iraq, 30 gennaio 2009

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La lotta di potere tra le due principali formazioni della Palestina, Fatah e Hamas, sta coinvolgendo anche i  campi profughi palestinesi presenti in Libano.

Ad alimentare la tensione hanno contribuito le parole pronunciate mercoledì scorso da Khaled Mashaal, capo dell’ufficio politico della formazione islamica.

“Sorprenderemo tutti e daremo vita ad una nuova direzione palestinese alternativa all'Olp, che rappresenti i palestinesi dei territori occupati e quelli presenti all'estero”, ha detto Mashaal alla tv satellitare al-Arabiya, precisando che il nuovo organismo “comprenderà tutte le fazioni e le correnti nazionali palestinesi, visto che in questo momento l'Olp non ci rappresenta più e non è più un punto di riferimento unitario ma al contrario rappresenta proprio le divisioni esistenti tra i di noi”.

Secondo quanto riferisce il giornale arabo al-Quds al-Arabi, ieri notte, subito dopo l’intervento di Mashaal, si è verificata una forte esplosione nei pressi della casa di un dirigente di al-Fatah nel campo profughi di al-Rashidia, nei pressi di Tiro.

In diversi campi presenti nei dintorni di Tiro e di Beirut è invece scoppiata la guerra dei manifesti. Decine di militanti di Hamas hanno affisso le immagini di Mashaal, subito strappate da quelli di Fatah.

Al momento non si ha notizia di scontri armati, mentre continua la battaglia di propaganda.

Nelle ultime ore il segretario dell'Olp, Yasser Abd Rabbo, è intervenuto alla radio dell'Anp per annunciare il lancio di una campagna in supporto all'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e al suo ruolo.

Nella campagna – ha aggiunto Rabbo - verrà spiegato alla popolazione i motivi che portano questa organizzazione ad essere “il rappresentante legale del nostro popolo sia all'interno che all'esterno dei territori occupati”.

27 Gennaio 2009

Le città più amate

La Top Ten 2009 stilata da Lonely Planet, la regina indiscussa delle guide turistiche, che ribalta i luoghi comuni sulle metropoli più belle del mondo

 

Che cos'hanno in comune Anversa, Beirut, Chicago, Glasgow, Lisbona, Città del Messico, San Paolo del Brasile, Shanghai, Varsavia e Zurigo? Il fatto di essere state elette le dieci città assolutamente da non perdere nel 2009 secondo Lonely Planet, un tempo regina delle guide turistiche dei viaggiatori "alternativi" e ancora adesso fedele compagna di viaggio di chi vuole capire un luogo e stare lontano dal turismo di massa. Nel volume Lonely Planet's Best in Travel 2009 (25 euro, per ora disponibile solo in inglese), la famosa casa editrice suggerisce la Top Ten dei paesi, delle regioni e delle città, più cool da visitare con l'anno nuovo. Oltre che 850 esperienze di viaggio, 30 luoghi giusti e una proposta di 70 viaggi dentro, attraverso o sull'acqua per l'anno in corso. Per non parlare poi del calendario degli eventi mondiali più spettacolari, assolutamente da non perdere. Una classifica che fa sicuramente discutere visto che sono state escluse metropoli del calibro di New York, Parigi, Barcellona, Roma, Amsterdam e Praga. E rilanciate invece mete discutibili come Antwerp (appellativo originale di Anversa), Beirut (città in cui regna la guerra da quasi trent'anni) e Città del Messico (dagli stessi suoi abitanti soprannominata il "mostro" a causa dello smog). Ma scopriamo insieme perché proprio queste città , in ordine solamente alfabetico, sono state elette, dal team di redazione del Lonely Planet, le città più amate dai turisti.

1 Anversa
Famosa in tutto il mondo per la lavorazione e il comemrcio di diamanti, Anversa ora cerca di risplende di luce propria. La città belga sulle rive della Schelda, finora meta turistica belga meno conosciuta, conta, oltre ad un porto di rilevanza internazionale, di sontuosi palazzi barocchi che custodiscono opere d'arte di Rubens e Van Dyck e offrono rifugio a ben 16 musei: da quello della fotografia a quello della marina, da quello della moda a quello etnografico. Ma soprattutto è una delle poche città che è riuscita in un'impresa a dir poco impossibile: unire l'antico e il nuovo. Ecco allora eclettiche residenze art nouveau fronteggiano ville neorinascimentali, e castelli medievali formano un magico sfondo per i numerosissimi bar e caffè. Sede della più grande chiesa gotica del Belgio (Onze-Lieve-Vrouwe Katedraal) e città natale di Rubens, Anversa è un luogo ideale per gli appassionati d'arte e d'architettura o per chi adora passeggiare senza meta. Per ammirare una superba collezione dei primi maestri fiamminghi, si può visitare il Museo Reale di Belle Arti, mentre per gli amanti degli animali esotici lo zoo è caldamente raccomandato.

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Beirut
Nonostante i lunghi anni di bombardamenti, l'ex Parigi del Medio Oriente dimostra di essere una città palpitante, oltre che in ricostruzione. Sufficiente una visita al quartiere Downtown per rendersi conto che qui sono poche le cose da vedere, visto che la guerra ha raso al suolo gran parte della città. La Grande Moschea, insieme alla Statua dei Martiri, è uno dei pochi edifici ancora in piedi. Imperdibile una passeggiata sul lungomare, dove la gente del posto ha l'abitudine di incontrarsi, e tra le strade del quartiere di Hamra, dove si trovano locali, ristoranti, caffè e alberghi. Particolarmente interessante il piccolo museo di archeologia che ha sede nei locali delll'Università Americana di Beirut.

17 Gennaio 2009


Ban Concerned About Situation in the South, Stresses Tribunal Starts Operations in March

By Naharnet-AP-AFP

U.N. chief Ban Ki-moon reiterated Saturday that the international tribunal starts functioning in March and told Lebanon's parliament he was concerned about the situation in southern Lebanon.