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Tavola rotonda
La
grande
palude
libanese
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Archivio




















"Le Forze Libanesi"
declina ogni responsabilita'
relativa ai contenuti dei siti segnalati.
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18 Giugno 2009
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Hezbollah
chiede “spiegazioni” al patriarca Sfeir
Il
leader del Partito di Dio all’attacco su una frase detta dal
cardinale dieci giorni fa, alla vigilia delle elezioni, sui suoi
timori per “l’identità araba e libanese” del Paese.
Nasrallah accusa Sfeir di non aver mai denunciato gli attacchi e i
massacri compiuti dagli israeliani.

Beirut (AsiaNews)
– Il leader degli Hezbollah libanesi, Sayyed Hassan Nasrallah,
ha improvvisamente lanciato un attacco contro il patriarca
maronita Nasrallah Sfeir, chiedendo “spiegazioni” per un’afermazione
fatta dal cardinale il 7 giugno. In tale occasione, si era alla
vigilia delle elezioni politiche, il porporato aveva espresso
timore per “l’identità libanese e l’identità araba del
Libano”. “Il nostro dovere nazionale – aveva sottolineato -
chiama tutti noi a porre attenzione a ciò che è stato
pianificato. Dobbiamo lavorare duramente per evitare ogni
attentato che, successivamente, potrebbe cambiare il volto del
Libano”.
A
dieci giorni di distanza, parlando ad Al Manara, la tv di
Hezbollah, Nasrallah ha chiesto spiegazioni e ha accusato il
cardinale di aver parlato contro il Partito di Dio, ma non contro
gli attacchi degli israeliani. “Negli anni ’80 e in quelli che
sono seguiti – ha sostenuto in proposito – non ho mai udito il
patriarca parlare di minacce all’identità libanese”. Nel
corso della permanenza del cardinale nella sede patriarcale di
Bkerke, ha aggiunto, “abbiamo visto i massacri e le aggressioni
israeliani e non ha mai parlato di minacce contro l’identità
libanese. Non abbiamo mai sentito il patriarca ammonire contro gli
attacchi israeliani”. “E’ vergognoso - ha commentato - che
il patriarca non ha visto i pericoli israeliani come una minaccia
all’identità libanese”.
Il
capo di Hezbollah ha poi parlato della “identità araba”,
dicendo: “non vedo come l’identità libanese avrebbe potuto
essere minacciata se l’opposizione avesse vinto” le elezioni.
“Credo - ha aggiunto - che l’opposizione, la Siria e l’Iran
siano tutti arabi”, sostenendo poi di credere che l’Iran non
sarà ancora a lungo persiano.
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12 Giugno 2009
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Risultati elezioni 2009 del
Parlamento Libanese
GRUPPI PARLAMENTARI

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2005 |
2009 |
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14 Marzo |
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Corrente del Futuro
(Tayyār
al-Mustaqbal) |
36 |
Corrente del Futuro
(Tayyār
al-Mustaqbal) |
30 |
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Partito Progressista Socialista (Hizb
al-Taqadummī al-Ishtirākī) |
16 |
Partito Progressista Socialista (Hizb
al-Taqadummī al-Ishtirākī) |
10 |
|
Forze Libanesi
(al-Quwwat al-Lubnāniyya) |
5 |
Forze Libanesi
(al-Quwwat al-Lubnāniyya) |
5 |
|
Qornet
Shehwan |
6
|
Kataeb/Falangi Libanesi (al-Katā'eb
al-Lubnāniyya) |
5 |
|
Partito Liberale Nazionale
(Hizb al-Ahrār
al-Watanī) |
19 |
|
Altri |
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Blocco di Tripoli |
3 |
Altri |
|
Movimento per il Rinnovamento Democratico
|
1 |
|
Sinistra Democratica
(al-Yasār
ad-Dīmuqrātī)
|
1 |
|
indipendenti |
4 |
indipendenti |
2 |
|
Totale |
72 |
Totale |
71 |
|
|
8 Marzo |
|
Movimento della Speranza
AMAL (Harakat
Amal)
|
15 |
Movimento della Speranza
AMAL (Harakat
Amal)
|
11 |
| Partito di Dio (Hezbollah) |
14 |
Partito di Dio (Hezbollah) |
13 |
|
Partito Nazionale Sociale Siriano (al-Hizb
al-Qawmī al-Ijtimā'ī al-Sūrī)
|
2 |
Partito Nazionale Sociale Siriano (al-Hizb
al-Qawmī al-Ijtimā'ī al-Sūrī)
|
2 |
|
|
4 |
|
4 |
|
Corrente Patriottica Libera
(al-Tayyār
al-Watanī al-Hurr)
|
14 |
Corrente Patriottica Libera
(al-Tayyār
al-Watanī al-Hurr)
|
19 |
| Blocco
Zahle |
5 |
|
|
| Blocco Metn
* |
2 |
|
|
|
|
Movimento
Al Marada
(Tayyār
al-Marada) |
4 |
|
|
Partito
dimocratico |
2 |
|
|
Partito
Tashnag |
2 |
|
Totale |
56 |
Totale |
57 |
| *
cambia schieramento, passa con 14 Marzo |
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08 Giugno 2009
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Libano, maggioranza di Hariri sconfigge
Hezbollah alle elezioni

Si profila una vittoria per la
coalizione attualmente al governo alle elezioni in Libano.
Secondo i dati diffusi dalla televisione di Stato, il leader della
maggioranza Saad Hariri otterrebbe 70 seggi dei 128 che compongono
il parlamento, contro i 58 seggi dell’alleanza guidata dal gruppo
sciita di Hezbollah.
In diverse città del Libano sono già cominciati i festeggiamenti
dopo la diffusione dei dati da parte della tv. Alle elezioni ha
partecipato il 54% dei 3, 2 milioni di aventi diritto, una
percentuale più alta del 45, 8% registrato nel voto di quattro anni
fa e in assoluto la più larga dalla fine della guerra civile del
1975-91.
«La partecipazione è andata al di là di ogni aspettativa», ha
commentato il ministro dell’interno, Ziad Baroud. In base al
complicato sistema elettorale libanese, i seggi vengono equamente
divisi fra la maggioranza musulmana e la minoranza cristiana.
Hezbollah guida un’alleanza composta dal movimento sciita Amal e
il Free patriotic movement guidato dal cristiano Michel Aoun.
Ed è stato il voto dei cristiani, divisi fra i due schieramenti, a
determinare la vittoria della maggioranza salita al potere nel 2005
sull’onda della rabbia popolare che aveva fatto seguito
all’omicidio dell’ex primo ministro Rafiq Hariri.
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23 Maggio 2009
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Libano; Tribunale Hariri,
Hezbollah responsabile, non i siriani
Libano; Tribunale Hariri,
Hezbollah responsabile, non i siriani Lo rivelano fonti vicine al
Tsl e documenti citati da Der Spiegel
Berlino, 23 mag. (Apcom) La
commissione d'inchiesta incaricata di fare luce sull'omicidio
dell'ex premier e imprenditore libanese Rafic Hariri, insegue la
pista che conduce al movimento sciita Hezbollah: lo rivela il
settimanale tedesco Der Spiegel. Citando informazioni ottenute da
"fonti vicine al tribunale (speciale per il Libano, ndr) e
verificate dalla lettura di documenti interni", il periodico di
Amburgo scrive che "indagini intense fatte in Libano vanno
tutte verso una nuova conclusione: non sono stati i siriani, ma le
forze speciali e l'organizzazione sciita libanese Hezbollah a
programmare ed eseguire" l'attentato del 14 febbraio 2005, nel
quale, oltre ad Hariri, sono morte 22 persone. Lo Spiegel sostiene
che il procuratore incaricato dell'inchiesta, il canadese Daniel
Bellemare, e gli altri giudici del Tsl, tentano di
"nascondere" l'informazione, che sarebbe stata loro
trasmessa un mese fa circa. A fine aprile, i quattro generali
libanesi, due dei quali considerati filo-siriani, sono stati
scarcerati, su richiesta di Bellemare, dopo quattro anni di
detenzione, per "mancanza di prove". L'articolo dello
Spiegel è stato pubblicato online nella versione inglese del sito,
e uscirà in tedesco lunedì in edicola.
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21 Maggio 2009
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Ecco come
l'Islam conquisterà l'Europa
entro il 2050 diventeranno la
maggioranza del vecchio continente.
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05 Maggio 2009
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Caso Toni-De Palo/Familiari a
Berlusconi: tolga segreto di Stato
di Apcom
Familiari dei giornalisti scomparsi presentano
istanza

Roma, 5 mag. (Apcom) - Avere "accesso alle
informazioni, ai documenti, agli atti, alle attività, alle cose e
ai luoghi coperti dal segreto di Stato, in merito alla vicenda
relativa alla scomparsa dei giornalisti Maria Grazia De Palo ed
Italo Toni". E' questa la richiesta che la madre e il fratello
della giornalista scomparsa a Beirut, il 2 settembre del 1980, hanno
presentato al presidente del consiglio, tramite una istanza che
potrebbe portare a riaprire le indagini su uno dei misteri più
intricati della I Repubblica. Nel documento, preparato dagli
avvocati Tommaso Mancini e Serena Tucci, si fa riferimento ai
diversi passaggi investigativi che hanno interessato la sorte dei
due inviati. Toni e De Palo erano da dieci giorni a Beirut per
documentare le condizioni di vita dei profughi palestinesi. Lui è
un professionista di lunga esperienza redattore dei Diari, una
catena di giornali regionali; lei una giovane collaboratrice di
Paese Sera e de L'Astrolabio, la testata fondata e diretta da
Ferruccio Parri, dalle cui colonne denuncia e documenta i traffici
internazionali d'armi che avvengono in violazione degli embargo
sancito dall'Onu. Gli avvocati Mancini e Tucci ricordano come nel
"corso delle indagini - contrariamente alle fuorvianti versioni
ufficiali fornite ai familiari dalle autorità italiane per prime
investite delle ricerche - emergevano concreti elementi di
responsabilità a carico dell'Olp per la scomparsa di entrambi i
giornalisti. Il procedimento penale vedeva pertanto come principali
imputati i funzionari dei servizi segreti Santovito Giuseppe e
Giovannone Stefano". Ulteriore imputato era Habbash George, cui
faceva capo un gruppo estremista dell'Olp. Le indagini arrivarono
però ad una sentenza di non luogo a procedere nei confronti dei
vari imputati. "In particolare - riguardo al favoreggiamento -
dichiarava non doversi procedere nei confronti di Giovannone Stefano
e Santovito Giuseppe per estinzione del reato conseguente al loro
sopraggiunto decesso". E tutto forse, nell'84, poteva cambiare
- ricordano i due penalisti - "se Giovannone non avesse opposto
il segreto di Stato forse i colpevoli di questa tragica vicenda
sarebbero stati individuati e puniti, consentendo in tal modo alle
famiglie di apprendere quanto accaduto. Invece - dopo anni di
menzogne e depistaggi - esse attendono ancora una risposta dalle
Istituzioni alle loro irrinunciabili domande di giustizia e
conoscenza dei fatti". Dopo che nell'agosto dell'84 il
presidente del consiglio in carica, Bettino Craxi, confermò il
segreto di Stato, il caso rimase insoluto. E "allo stato, a
quasi trent'anni dalla scomparsa dei giornalisti Toni e De Palo, le
famiglie non sono ancora riuscite, non solo ad avere giustizia, ma
neppure a sapere quale sia stata la sorte riservata ai loro
congiunti".
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04 Maggio 2009
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LA NUOVA GENERAZIONE LIBANESE
NEI RANGHI DI HEZBOLLAH

Video
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8 Aprile 2009
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Era
un gran maestro e un Amico speciale
Fu direttore del Secolo d'Italia tra il 1988 e il
1991
Deceduto Giano Accame,
intellettuale della destra «eretica»
Il giornalista, storico e
scrittore aveva 80 anni. Alemanno: «Un grande maestro della cultura
destra»
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Giano Accame
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ROMA - Il giornalista Giano Accame, 80 anni, è deceduto
mercoledì a Roma, ma la notizia della morte è stata data solo oggi
dal figlio Niccolò. Giano Accame era nato a Stoccarda il 30 luglio
1928. La camera ardente, allestita presso la sua casa-studio in
Lungotevere dei Mellini 10, verrà aperta a partire dalle 15. I
funerali si svolgeranno sabato.
GIORNALISTA - Accame oltre
che giornalista fu storico e scrittore, figura di spicco tra gli
intellettuali di destra del dopo guerra. Fu direttore del Secolo
d'Italia tra il 1988 e il 1991. Attualmente era direttore
della rivista
online Passare al bosco. Si arruolò nella Repubblica
sociale italiana il 25 aprile 1945, quando non aveva ancora 17 anni,
e alla sera fu catturato dai partigiani a Brescia. Dirigente del Msi,
ne uscì nel 1968 per divergenze sulla linea politica. Le sue
posizioni, infatti, sono sempre state eccentriche all'interno della
destra. «Sono stato balilla e avanguardista, ma non mi sentivo
molto fascista fino all'8 settembre 1943, quando ho visto il
tradimento, la gente che si rallegrava per la sconfitta», disse in
un'intevista a Claudio Sabelli Fioretti, pubblicata su Sette,
il magazine del Corriere della Sera,
il 26 febbraio 2004.
ALEMANNO - «Quella di
Giano Accame è veramente una scomparsa gravissima perchè per me è
stato un maestro», ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
«È stato un intellettuale di grandissimo spessore che ha
attraversato tutta la storia del dopoguerra con posizioni sempre
molto ricche e significative. È stato uno dei grandi maestri della
cultura destra».
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11 Aprile 2009
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ROGER
BOU CHAHINE, OSSERVATORIO GEOPOLITICO MEDIORIENTALE
Perché
è un errore
dare
retta a Damasco
di
STEFANO MAGNI
Sabato
11 Aprile 2009 - Pagina 11 - www.opinione.it
Ieri a Roma è stato accreditato il nuovo
ambasciatore della Siria, Khalil Jawad, proprio all’indomani della
visita del ministro degli Esteri Franco Frattini a Damasco. La
repubblica araba è tornata al centro dell’attenzione della
politica estera italiana. Il titolare della Farnesina, nel corso del
suo viaggio mediorientale, ha definito (da amico di Israele) l’occupazione
israeliana del Golan come il maggior problema da risolvere, ha
auspicato la ripresa dei negoziati indiretti fra Gerusalemme e
Damasco, ha definito “possibili” nuove elezioni libere e
democratiche in Libano, dove Hezbollah (ancora armato e sostenuto
dai siriani) è ancora in minoranza, ma ha potere di veto sul
governo moderato di Siniora. Usa e Italia sono ormai concordi nell’affermare
che la Siria sia un elemento di stabilità nella regione. Un
osservatore politico libanese, Roger Bou Chahine (presidente dell’Osservatorio
Geopolitico Medio Orientale, Ogmo) non condivide affatto tanto
ottimismo: “E’ un buonismo
che dimentica due guerre in
meno di due anni, gli omicidi politici in Libano, anni di
sponsorizzazione del terrorismo da parte del regime di Damasco”.

Franco
FRATTINI e Bashar al ASSAD
Lei condivide l’idea che la restituzione del Golan
sia centrale per riavviare il dialogo fra Siria e Israele?
Se Israele si dovesse ritirare anche domani dal
Golan, ci dobbiamo attendere che il regime siriano smetta di
foraggiare terrorismo e partiti islamici armati? Saremmo nel paese
delle meraviglie. Nemmeno due mesi dopo una guerra veramente
distruttiva tra Israele e Hamas che ha portato alla distruzione di
Gaza, tutto quello che sanno produrre i governi europei e americano
è un incontro a Sharm el Sheik per parlare di ricostruzione e pace.
Sono tantissimi, incalcolabili gli errori politici commessi da
Israele durante la guerra a Gaza, che ha provocato un dolore
difficilmente sanabile. Hamas è un’organizzazione armata ancora
viva e in grado di combattere, impedisce qualsiasi pacificazione da
parte palestinese. Gli europei e gli americani, tornano oggi, a
sottovalutarne la minaccia. Si torna a dare credito a regimi e
gruppi estremisti, ma questi ultimi vogliono solo riarmarsi e
riorganizzarsi durante le tregue, sanno che l’unica speranza che
hanno di vincere la guerra è convincere gli occidentali a
promuovere il “dialogo”.
Che possibilità ci sono che in Libano si svolgano
elezioni libere e
democratiche, come auspica il ministro Frattini?
Il ministro degli
Esteri italiano ha affermato che riterrà legittimo qualunque
governo vinca nelle prossime elezioni. Questo sarebbe un discorso
valido in caso di elezioni pacifiche con partiti che accettano la
democrazia, ma non in Libano. Non si può eliminare Hezbollah, che
è ancora armato. E allora, si può parlare di democrazia? E’ un
errore grave. Frattini non lo aveva mai commesso prima. Saranno
anche i nuovi dettami della politica estera americana ed europea (e
l’Italia non vuole essere fuori dai giochi): soldi, ricostruzione
e distensione con i regimi più radicali. Ma nulla ci impedisce di
dire che questa strategia è sbagliata.
D’altro canto, però, anche la Siria, negli ultimi
anni, ha dato prova di voler dialogare molto di più con l’Occidente
rispetto al passato. Merito della distensione?
Non tanto per la distensione, quanto perché Damasco
teme che molti suoi scheletri nell’armadio vengano scoperti.
Proprio questa settimana il governo libanese ha fornito al Tribunale
Penale Internazionale all’Aja tutto il materiale d’inchiesta
sull’omicidio dell’ex premier Rafiq Hariri del 2005. I lavori
per il processo sono già partiti. E il regime di Damasco resta
sempre l’indiziato numero uno, sa che il Tribunale Internazionale
chiederà la testimonianza e forse anche l’arresto dei suoi
gerarchi e per questo lotterà fino alla fine, per lo meno per la
protezione del suo presidente Assad. Sembra che tutti i governi
occidentali stiano al loro gioco per mantere a tutti costi la “stabilità”.
Ma quale stabilità? Da quando Bashar al Assad è al potere, negli
Usa si sono succedute tre differenti amministrazioni. Eppure gli Usa
sono in piedi. Sembra invece (a dare ascolto alle cancellerie
occidentali) che la sostituzione della leadership siriana con un’altra
comporti il crollo di tutto il Medio Oriente. E questo è assurdo.
Un cambio di regime a Damasco farebbe bene soprattutto al popolo
siriano, più ancora che ai popoli che subiscono la sua aggressione.
Perché la Siria ha conquistato così tanto credito
in Occidente?
Soprattutto per le sue promesse per la
stabilizzazione dell’Iraq. Questo ha dato a Damasco un credito
molto alto (agli occhi degli americani) e ora se lo sta rigiocando
in un momento molto difficile. E’ chiaro che la Siria è
fondamentale per il Medio Oriente. E’ chiaro che, se solo il suo
regime cambiasse idea, Hezbollah e Hamas andrebbero in frantumi...
ma non possiamo negare che ogni milizia, ogni organizzazione
terroristica ha una sua sede in Siria. Damasco sta conducendo il
gioco più violento e allo stesso tempo fa sognare le capitali
occidentali, facendo loro credere di poter risolvere tutto.
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04 Aprile 2009
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Assad: riprenderemo il Golan,
Lieberman: nessun dialogo

Roma, 2 apr (Velino) - Ritiro israeliano dalle alture
del Golan o guerra. Ovvero sostegno alla resistenza armata, per
esempio quella di Hezbollah. Lo ha spiegato il presidente siriano
Bashar Assad nel corso di un’intervista con il giornale del Qatar a-Sharq.
Da Gerusalemme intanto, il neo ministro degli Esteri israeliano
Avigdor Lieberman escludeva un ritiro di Israele da quell’area.
“Il nemico non vuole la pace, che alternativa abbiamo? – ha
affermato il leader siriano -. La strada parallela al processo di
pace e’ la resistenza. Gli israeliani non verranno verso di noi
volontariamente, allora lo faranno per paura”. Affermazioni
sostanzialmente in linea con quanto Assad afferma da tempo e cioe’
che la Siria e’ pronta a negoziare con Israele – come d’altro
canto e’ avvenuto negli scorsi mesi grazie alla mediazione della
Turchia – senza pregiudizio di chi guida lo Stato ebraico. Che il
primo ministro sia il centrista Ehud Olmert o il nazionalista
Benjamin Netanyahu a Damasco non interessa purche’ Israele sia
disposta a ritirarsi dalle alture strappate alla Siria durante la
Guerra dei Sei giorni del 1967.
“Perche’ la Siria non apre un fronte diretto con Israele - ha
chiesto l’intervistatore – ma preferisce sostenere Hezbollah in
Libano?”. “Perche’ la ‘resistenza’ – risponde Assad –
la fa il popolo". E le alture del Golan sono molto poco
popolate. Damasco, ha poi spiegato, preferisce sostenere Hezbollah.
Tuttavia il regime siriano non si sente responsabile per eventuali
attacchi suicidi - ha continuato il leader siriano nel corso
dell'intervista -, perche’ i kamikaze commettono le loro azioni
quando sono convinti della giustezza della propria causa e non
perche’ – ha argomentato Assad - qualcuno li possa convincere
dall’esterno.
Il negoziato indiretto israelo-siriano mediato da Ankara ha subito
un rallentamento nei mesi scorsi quando in Israele sono state
convocate elezioni anticipate e messo in congelatore con l’inizio
dell’offensiva israeliana “Piombo fuso” condotta contro Gaza.
Il governo siriano sostiene gli Hezbollah in Libano e da’
ospitalità alla leadership esiliata di Hamas. Di conseguenza, Assad
ha chiuso i rapporti con Israele in segno di solidarieta’ con
Gaza. Il superamento della crisi a Gaza trova i protagonisti del
dialogo molto piu’ lontani di prima. Assad ha ripreso a minacciare
l’uso della forza mentre il ministro Lieberman ha affermato che
Israele ha messo definitivamente nel cassetto l’idea di negoziare
“terra in cambio di pace” ma che, superato il periodo “delle
concessioni” non ha altro da offrire se non “pace in cambio di
pace”. Anche perche’, ha sottolineato Lieberman, “non esistono
risoluzioni del governo su un negoziato con la Siria e noi abbiamo
gia’ detto che non siamo d’accordo sul ritirarci dal Golan”.
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25 Marzo 2009
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Cassese presidente all'Aja
Tsl giudica responsabili attacchi
terroristici Paese dei cedri
(ANSA)
- BRUXELLES, 24 MAR - L'italiano Antonio Cassese e' stato eletto
presidente del Tribunale speciale per il Libano (Tsl). Incaricato di
giudicare i presunti responsabili degli attacchi terroristici contro il
Libano e in particolare dell'assassinio dell'ex premier libanese Rafic
Hariri nel 2005. Il Tribunale speciale per il Libano e' composto da
undici giudici tra cui quattro libanesi e il resto internazionali.
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10 Marzo 2009
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01 Marzo 2009
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24 Febbraio 2009
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24 Febbraio 2009
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18 Febbraio 2009
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16 Febbraio 2009
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14 Febbraio 2009
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08 Febbraio 2009
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08 Febbraio 2009
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30 Gennaio 2009
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27 Gennaio 2009
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17 Gennaio 2009
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