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L'intervento
siriano:
I cristiani del Libano, dopo la vittoria
militare ottenuta contro i palestinesi
e i loro alleati comunisti, si trovarono
improvvisamente
costretti ad affrontare l’attacco siriano.
L’intervento
della Siria in Libano, che risale alla fine del 1976, aveva lo
scopo di far cessare i combattimenti e ristabilire la pace;
improvvisamente questa forza, da fattore equilibratore, si è
trasformata in strumento di sterminio e di occupazione.
Il 95% della
“Forza di dissuasione araba” (F.D.A) è composto da militari
dell’esercito siriano, entrati in Libano nel 1976 in virtù
delle decisioni della Lega araba. I soldati siriani all’interno
della F.D.A sono circa 40.000 e il loro armamento, modernissimo,
comprende anche pezzi pesanti.
Il 7 febbraio
1978, i siriani hanno dato inizio a una serie ingiustificata di
provocazioni nei confronti dell’esercito libanese. Il primo
luglio l’esercito siriano apriva indiscriminatamente il fuoco
sui quartieri cristiani. Già due giorni prima aveva compiuto una
strage, distruggendo i villaggi cristiani di Kaa, Jdeide e Ras
Baalback, vicini al confine con la Siria.
Questo
punto evidente che l’unico scopo dei siriani è sterminare i
cristiano-maroniti, la sola forza a opporsi al loro dominio sul
Libano. Damasco intende in effetti porr le premesse per un
sostanziale rafforzamento della propria posizione nella zona,
anzitutto in vista, un giorno o l’altro, di negoziati a livello
regionale. Ciò presuppone il consolidamento, a beneficio della
propria posizione dominante, dell’ala occidentale del fronte
anti-israeliano da Nakoura (sul Mediterraneo) ad Aqaba (sul Mar
Rosso): l’ala orientale, quella giordana, è già stata
largamente consolidata a seguito delle iniziative avvivate da
Assad e re Hussein sulla vita di un sempre più stretto
coordinamento politico e militare dei rispettivi paesi.
Traspare in
filigrana (anche alla luce di specifiche indicazioni emerse sulla
stampa ufficiosa siriana) il disegno politico teso alla
realizzazione di una nuova “Grande Siria” (l’espansionismo
siriano non avendo mai conosciuto tregue), nell’ambito di
formule federali o confederali inglobanti la Giordania, il Libano
e il futuro Stato palestinese in Cisgiordania. Disegno, questo,
verosimilmente favorito da Washington, nell’ambito di un
approccio globale aperto, in linea generale, all’emergere di
potenze regionali, “dominanti”, presumibilmente interessate,
una volta conquistata l’egemonia, ad assicurare, stabilità alla
zona.
Lungo le linee
sopra indicate, l’intervento siriano in Libano rappresenta di
potere intesa ad assicurarsi le leve di controllo del paese per i
prossimi anni, onde rendere possibile la realizzazione dei disegni
di integrazione regionale, nonché al fine di gestire, entro
limiti conformi al proprio interesse, l’inevitabile evoluzione
del sistema libanese verso forme più convenienti al regime di
Assad. Ciò che emerge, nell’ambito di una prospettiva storica,
è che al disegno di egemonizzazione del Libano era (ed è) di
ostacolo la tradizionale sfiducia nutrita nei confronti della
Siria dalla popolazione maronita, nel quadro del più generale
timore di avvento di un panarabismo, considerato un semplice
strumento di affermazione dell’Islam.
La popolazione
cristiana è cosi quella che subisce le maggiori conseguenze del
disegno annessionistico di Assad. Essa viene sterminata
sistematicamente dalla truppa siriana. Con il suo silenzio,
l’Occidente diventa complice di tale criminoso progetto.
Il gioco dei
siriani è cosi scoperto da aver provocato, malgrado tutto, anche
in Occidente molteplici reazioni, particolarmente in Italia dove
il “Comitato per la libertà dei cristiani libanesi” ha
lanciato di recente un appello perché venisse fermato il
ginocchio dei cattolici libanesi. A questo appello, nel quale si
chiede il ritiro delle forze siriane dal paese (vedi appendice),
ha fatto ecco una risposta dell’ambasciata siriana a Roma, in
cui vengono citate le ignobili parole del patriarca d’Antiochia,
Maximos V, che riportiamo in appendice: il “Comitato per la
libertà dei cristiani libanesi” ha prontamente risposto la
comunicato smascherandone le menzogne (vedi appendice).
La Siria sperava di controllare il Libano con l'ingresso del suo
esercito, ma la resistenza e l'eroismo delle Forze Libanesi ha
portato a fallimento ogni prova di dominio siriano sul paese dei cedri
per ben 13 anni... In ciò che segue, vedremo quanti sacrifici e
resistenza dura ha dedicato Beirut-Est per mandare l'appuntamento
con il triste destino di quel dannato 13 ottobre del 1990...
Traditi da una finta pace, di un accordo di Ta'ef mai rispettato
dai siriani e del silenzio assoluto dell'occidente, i combattenti
protettori di Beirut-Est, l'ultimo spazio libero del Libano
democratico, abbandoneranno le armi credendo alla pace,
abbandoneranno le armi e credono in un futuro migliore, ma solo
per cominciare un'altra fase della loro lunga via crucis in quest'
isola cristiana del medio-oriente...
Noi... Noi
crediamo ancora... Domani sarà giorno, domani svaniranno le
tenebre, domani sarà un'altra pagina di un'altro capitolo di 1400
anni di lotta ed eroismo, perché Libano è Libano e non è la
Grande Siria, perché il simbolo di queste sacre montagne è la
croce e con esso vinceremo... Perché??...Perché Libano non è
Arabo, Libano è Libanese... Perché?... Perché su, in cima a
queste montagne Dio ha piantato i suoi alberi che testimoniano una
storia di un popolo che dal paese dei cedri ha baciato il
mediterraneo esportando al mondo l'alfabeto e la pace...
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