IL CASO DELLA BOMBA IN CHIESA
RAPPORTO e analisi riguardo il processo e il verdetto
di samir geagea e i
co-accusati nel caso
della bomba nella chiesa di “sayydat al najjat” zouk mikael
no.3 DEL 1994.
1.0
introduzione
1.1 Questo fascicolo è stato compilato come replica ed è stato
ritenuto necessario da chi scrive, che agisce per conto del Dr Samir Geagea,
con il proposito di far luce su quelle che si sono ritenute violazioni delle
norme dei diritti umani. Applicate con la forza di documenti ritenuti validi
dalla Repubblica del Libano, i quali non sono rispettati neanche dalle leggi
nazionali, non si è garantito il rispetto delle norme dei diritti umani nè
al Dr Geagea nè ai suoi
co-accusati nel processo della bomba della Chiesa di Sayyidat Al Najjat (da
qui in poi “la Chiesa”).
1.2
Chi scrive qui non vuole giudicare
specificatamente la complessità delle leggi libanesi riguardo la Legge
Criminale e le sue procedure, ma vuole fare luce sul modo in cui si è svolto
il processo, consistito in un abuso dei diritti umani, ingiusto e che ha
portato ad un dubbio e insoddisfacente verdetto.
1.3 Il metodo di analisi di un verdetto è di esaminare la
procedura, l’evidenza dei fatti, e le conclusioni che ne derivano ed infine
il verdetto raggiunto deve essere conforme ai precetti emessi dalla
Convenzione Internazionale della quale il Libano è firmatario.
1.4 Oltre a rappresentare il Dr Samir Geagea , chi scrive lo fa
anche a nome di Jean Youssef Chahine, Antonios Obeid ed è in contatto con la
difesa di Mr Rushdi Raad . Inoltre agisce per conto di Mr Rafik Al Fahel il
quale è stato soggetto di una richiesta di estradizione da parte della
Svezia, prontamente rifiutata dopo il mio intervento in accordo con gli
avvocati svedesi.
1.5 Il verdetto è annesso come documento a questo fascicolo per
facilitare la lettura e l’analisi dell’argomento trattato. E’ ovvio che
la lettura del documento è indipendente dal presente fascicolo che si propone
di scegliere deliberatamente il materiale da cui trarre le conclusioni sullo
svolgimento dei fatti accaduti. Le norme legali che riguardano un sistema
inquisitorio piuttosto che un sistema accusatorio non renderebbero comunque
possibile una valutazione del processo poichè si è verificata una evidente
violazione dei diritti umani degli accusati presenti al processo e soprattutto
di quelli in absentia. Questi ultimi sono Antonios Obeid, Rushdi Raad, Jean
Chahine, Paul Al Fahel e Rafik Al Fahel.
1.6 Il motivo essenziale dell’analisi del verdetto è
fare luce sul fatto che il processo si è svolto senza tenere conto dei minimi
diritti umani così come dettati dai vari strumenti internazionali e
soprattutto l’International Covenant of Civil and Political Rights e l’
Universal Declaration of Human Rights.
1.7 Chi scrive non dubita che l’imput ad una condanna
internazionale nei confronti di questo processo, sia stato mosso da Amnesty
International che ha prontamente criticato il processo del Dr. Geagea, finito
nella condanna dello stesso per l’assassinio di Mr. Danny Chamoun e della
sua famiglia, il 24 Giugno 1995: Amnesty International Index MDE 24 Giugno
1995, Libano, “Lebanese Forces Trial Serious Flawed”, vedi anche US
Department of State Report on Human Rights practices for 1995 – Lebanon and
Amnesty International Report 1995 a pag.192.
1.8 Il criterio di analisi del verdetto qui adottato, sarà
inizialmente quello di considerare il metodo e l’approccio del Joudicial
Council del Libano (d’ora in poi la “Corte”) e di valutare le varie
procedure che sono state applicate nella delibera della Corte. In più ci sarà
un analisi del materiale presentato come prova dagli accusati che erano
presenti al processo ed in particolare Mr Fouad Malek, Mr. El Khoury ed il Dr
Geagea. Inoltre tenteremo di evidenziare il grave errore giudiziario ai danni
degli accusati in absentia e in particolare Mr Obeid, Mr Chahine e Mr. Raad
che hanno presentato deposizioni scritte e giurate, debitamente autenticate,
ma rifiutate dalla Corte quando hanno dimostrato l’impossibilità di un
proprio coinvolgimento nella pianificazione e attuazione del crimine poiché
essi erano tutti assenti dal Libano.
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