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Libanesi detenuti
illegalmente nelle prigioni SIRIANE
Diritti dell'Uomo

Joseph
Amine Houyaiis
Rapito il 2 Giugno 1992
Deceduto
il 19 Giugno 2003
SIRIA/LIBANO: LE AUTORITA DEVONO INDAGARE
URGENTEMENTE SUI CASI DI MORTE IN CARCERE
- From: Emma Cantisani
- Subject: SIRIA/LIBANO: LE AUTORITA DEVONO INDAGARE URGENTEMENTE SUI CASI
DI MORTE IN CARCERE
- Date: Sat, 12 Jul 2003 05:21:52 -0700
CS98-2003
SIRIA/LIBANO: LE AUTORITA’ DEVONO INDAGARE URGENTEMENTE SUI CASI DI
MORTE IN CARCERE
A seguito di notizie sulla recente morte in detenzione in
Siria del libanese Joseph Huways e il recente diniego delle autorita’
siriane circa la presenza di alcun prigioniero politico libanese in Siria,
Amnesty International ha chiesto oggi alle autorita’ siriane di avviare
un’indagine sul caso e consentire ai prigionieri di incontrare gli
avvocati, i familiari e ricevere assistenza medica.
In una dichiarazione diffusa dalla stampa il 5 luglio, il ministro
dell’Interno siriano ha negato la presenza di alcun prigioniero politico
libanese in Siria.
“Abbiamo i nomi di diversi prigionieri politici libanesi detenuti nelle
carceri siriane per anni, nella maggior parte dei casi in incommunicado, in
seguito al loro trasferimento dal Libano alla Siria ad opera delle forze
militari siriane operanti in Libano” ha dichiarato Amnesty International.
“La morte di Joseph Huways nella terza settimana di giugno si inserisce in
un quadro di maltrattamenti di libanesi detenuti in Siria ed evidenzia il
fallimento caratteristico delle autorita’ siriane nel rispetto delle leggi
e degli standard internazionali sulla detenzione e il trattamento di
detenuti politici”, ha aggiunto l’organizzazione.
Huways, di 43 anni e malato di epilessia, e’ almeno il terzo libanese ad
essere morto in carcere dal 1996. Secondo quanto appreso gli era stato
negato l’accesso alle cure mediche.
“Le autorita’ siriane devono avviare un’indagine indipendente ed
imparziale secondo gli standard internazionali sulla morte di Joseph Huways
e su tutte le recenti morti in carcere di prigionieri politici” ha
sottolineato Amnesty International.
Amnesty International ha chiesto alle autorita’ siriane di rivelare come
stiano e dove si trovino i libanesi “scomparsi” a seguito del loro
arresto in Libano o del trasferimento in Siria ad opera delle forze militari
siriane o dei servizi segreti.
Nonostante i ripetuti appelli, le autorita’ siriane hanno fallito per anni
nel fornire chiarimenti sui casi di cittadini libanesi detenuti o
“scomparsi” in Siria.
“Le autorita’ siriane devono rivelare urgentemente i nomi di tutti
cittadini libanesi imprigionati nelle carceri siriane e permettere loro
immediatamente e senza condizioni di incontrare le famiglie e gli
avvocati”, ha dichiarato Amnesty International.
“Non vi sono basi legali per l’arresto e il trasferimento di cittadini
libanesi in Siria poi incarcerati senza processo o in seguito a processi
iniquii”.
Amnesty International e’ preoccupata dell’incolumita’ dei detenuti,
soprattutto per le notizie ricorrenti di tortura e maltrattamenti, e della
loro detenzione in condizioni inumane. Si e’ venuti a conoscenza di
prigionieri vittime di situazioni particolarmente a rischio – tra cui
Shaykh’ Alam el-Din Hassan di 66 anni e Milad Na’oum al-Khouri di 64
anni – detenuti in incommunicado per oltre 14 anni.
L’organizzazione e’ preoccupata anche del fallimento del governo
libanese nell’occuparsi insieme alle autorita’ siriane dei libanesi
detenuti o “scomparsi” in Siria.
“Le autorita’ siriane devono intervenire in favore di tutti i
prigionieri libanesi incarcerati in Siria, accertando esattamente chi e’
detenuto e in quali condizioni e tenerne informati i parenti” ha
dichiarato Amnesty International.
“Il fallimento del Libano nell’impedire il trasferimento di coloro che
sono stati arrestati sotto la sua giurisdizione, nel proteggerli dalla
tortura e nell’assicurarsi che siano in grado di opporsi alle
illegalita’ della propria detenzione, equivalgono nella migliore delle
ipotesi a colpa grave e nella peggiore al condono di queste pratiche”.
Ulteriori informazioni
Secondo quanto appreso, ‘Adel Khalaf Aijuri, un prigioniero politico
libanese, e’ morto nella prigione di Sednaya in Siria il 22 settembre 1999
dopo 9 anni di carcere, senza aver potuto ricevere cure mediche
specialistiche. Le autorita’ siriane indicarono che la causa della morte
fu un infarto, ma non fu predisposta alcuna autopsia ne’ dalle autorita’
siriane ne’ dalle libanesi. Il cittadino libanese Joseph Zughayb e’
morto in carcere in Siria nel 1996 in circostanze sconosciute. Radwan
Ibrahim e’ morto in detenzione in Libano poco dopo essere stato trasferito
da una prigione in Siria nel dicembre 2000. Aveva sofferto di un’infezione
renale e di ipertensione e secondo quanto riferito non aveva avuto accesso
ad alcuna assistenza medica.
Nel 2002, Amnesty International ha ricevuto una lettera dalle autorita’
siriane che confermava la detenzione di George Ayub Shalawit e Tony Jirgis
Tamer, secondo quanto appreso ambedue condannati a 15 anni di carcere con
l’accusa di praticare
“spionaggio” per Israele. Un terzo detenuto, Najib Yusuf Jarmani, il cui
caso era stato sollevato presso le autorita’ siriane da Amnesty
International, e’ stato condannato a morte con la stessa accusa. Non e’
chiaro se la pena di morte sia stata comminata. Si teme che possa essersi
trattato di un’esecuzione extragiudiziale.
Continua la raccolta di firme per l’appello di Amnesty International ai
ministri degli Affari Esteri e dell’Interno italiani in favore di Muhammad
Sa’id al-Sakhri respinto dall’Italia e ora a rischio di tortura in
Siria:
http://www.amnesty.it/campaign/diritti_in_europa/appello_siria.php3
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 10 luglio 2003
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