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Archivio "8"
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Over
10400 Lebanese lined up to form
the Lebanese Flag in Martyrs Square
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La piazza di Beirut continua a chiedere libertà
di Aldo
Torchiaro
A Beirut da otto giorni i manifestanti per la libertà
presidiano le piazze. E da noi L’opinione è giunta al giro di boa
della prima settimana dal lancio della raccolta-firme per “un
Libano libero” aggiungendo altre decine di sottoscrittori da
tutt’Italia. Il bilancio è di gran lunga superiore alle
aspettative. La mobilitazione straordinaria messa in atto dal nostro
giornale ha raggiunto il vicepresidente della Camera dei deputati,
Alfredo Biondi, che ha manifestato il suo netto appoggio per la
battaglia di chi chiede l’immediata applicazione della risoluzione
Onu 1559.
La Siria va incontro ad un isolamento politico ed economico .......segue
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Europarlamento:
Hezbollah
e' un'organizzazione terroristica
Il Parlamento europeo a Strasburgo
Hezbollah
Rai24 News : Strasburgo, 10 marzo 2005
Il Parlamento
europeo ha approvato una risoluzione non vincolante in cui dichiara il
movimento libanese filo-siriano dell'Hezbollah un'organizzazione
"terroristica", ed esorta i ministri dell'Unione europea a
intraprendere iniziative contro questa formazione radicale sciita.
"Il Parlamento ritiene che vi siano prove evidenti di attività
terroristiche dell'Hezbollah", si legge nella risoluzione
approvata a stragrande maggioranza. "Il Consiglio europeo
dovrebbe adottare tutte le iniziative necessarie per
emarginarlo".
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"Oggi
è nata la
rivolta per l'indipendenza"
il "Mandela"
del Libano dr. Samir Geagea
da 12 anni nel terzo
piano del sottosuolo del Ministero della Difesa
chiediamo la sua
liberazione
Fabrizio Cicchitto si mobilita con
noi
di Aldo
Torchiaro
“Aderisco all’appello de L’opinione delle libertà
per un Libano libero”, dice Fabrizio Cicchitto. “Vediamo che il
centrosinistra e i pacifisti continuano a tacere rispetto a due
questioni internazionali entrambe riguardanti i diritti di libertà
collettivi e individuali”.
Il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto, ricorda che
“la maggioranza del popolo libanese ha chiesto il ritiro delle
truppe siriane dal Libano. I pacifisti a senso unico chiedono sempre,
ovunque e comunque, il ritiro degli americani, ma alla Siria, come a
suo tempo all’Urss, sono evidentemente disposti a fare cospicui
sconti, visto l'assoluto silenzio che essi stanno osservando su una
questione decisiva per la libertà del popolo libanese”.
18 marzo 2005 21.01 SDA-ATS
Libano: vertice Parigi chiede ritiro
totale della Siria
PARIGI - La Russia si è unita alla Francia, alla
Germania e alla Spagna per chiedere il "ritiro totale e
rapido" delle truppe e dei servizi di sicurezza siriani dal
Libano.
I quattro Paesi - recita una dichiarazione congiunta diffusa al
termine del vertice a quattro, svoltosi a Parigi, fra il presidente
francese Jacques Chirac, il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder,
il capo del governo spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero e il
presidente russo Vladimir Putin - hanno chiesto anche l'
organizzazione delle elezioni in Libano secondo il calendario
previsto. Per un buon svolgimento delle elezioni i quattro hanno
sottolineato la necessità di "costituire rapidamente un
governo capace di agire nell'interesse di tutti i libanesi".
La Russia esercita una influenza tradizionalmente importante sulla
Siria, con la quale negozia la vendita di materiale bellico. I
quattro Paesi hanno espresso anche il loro "pieno
sostegno" alla missione del delegato dell'Onu incaricato di
seguire l'applicazione della risoluzione 1559 del Consiglio di
sicurezza, e al gruppo d' inchiesta internazionale dell'Onu
incaricato di fare "piena luce" sull'assassinio dell'ex
primo ministro libanese Rafic Hariri.
Il Libano in bilico tra paura e
speranza. Cresce la mobilitazione de L’opinione La Siria prosegue lo
smantellamento dell’intelligence sotto la pressione internazionale.
All’ombra delle palme di Beirut, dove non si è mossa
foglia, per vent’anni, senza il benestare di Damasco, soffia il
vento della libertà. Ma non sono pochi i timori di chi, in questo
momento, sa di trovarsi ad un appuntamento con la storia, e davanti ad
un bivio dalla inesorabile duplicità: se il Libano non sarà liberato
adesso, occorreranno anni ed anni affinché le stesse condizioni
“climatiche” possano ricrearsi. .......segue

Alla
Manifestazione del 14 Marzo 2005
Joe Sarkis, rappresentante
delle "Forze Libanesi"
SALUTO A TUTTI VOI DA SAMIR GEAGEA
A voi tutti un saluto da dietro le barre e le
mura, un saluto da “11 anni di ingiustizia” a “30 giorni di Intifada
per l’indipendenza”, un saluto a tutti voi da Samir Geagea.
Siamo qui per dire che le
"Forze Libanesi" sono state e rimarranno per sempre il
cuore palpitante dell’Opposizione. Con tutte le forze
dell’Opposizione siamo qui per dire che non tralasceremo nessuna
delle nostre richieste soprattutto quella di sapere la verità
riguardo all’assassinio del Premier martire Rafiq Hariri…
Basta accecamento! Basta raggiri ed imbrogli!
Ma
quando saranno esaudite le richieste dell’Opposizione: il ritiro
completo delle truppe siriane e il processo giudiziario a tutti i
responsabili di sicurezza, consideriamo già da oggi che non ci
sarà un accordo e un’unità nazionale prima che Samir Geagea
sia liberato dalla prigione.
Perché la libertà non è divisibile e a ciò non
rinunceremo per il Libano, tutto il Libano, con i suoi cristiani e
musulmani… Viva la verità, viva la libertà, viva il Libano.
Oggi 14 Marzo 2005 (ore 14:00)
L'opposizione in piazza ha coperto il centro di
Beirut con le bandiere libanesi chiedendo LIBERTA' e INDIPENDENZA
in due milioni circa (100% Libanesi)

"Due
milioni senza i fratelli" (i siriani)
 
1.000.000 IN PIAZZA A BEIRUT A
SOSTEGNO OPPOSIZIONE
(AGI) - Beirut, 14 mar. - Oltre ottocentomila persone
hanno invaso le strade di un'assolata Beirut per la manifestazione
indetta per il pomeriggio dall'opposizione libanese anti-siriana. Mounib
Nassereddine, esponente dell'amministrazione locale, ha precisato che la
cifra non include le decine di migliaia ancora sulle strade che portano
alla capitale. Arrivano in automobile, in autobus, via mare tra una
sventolio di bandiere rosse, bianche e verdi, i colori nazionali. A metà
mattinata la piazza dei Martiri, a pochi metri dalla tomba dell'ex
premier Rafik Hariri, assassinato il 14 febbraio, era già colma.
Lunghe file di automezzi si sono formate sulla strada
che dalla Bekaa, la valle nell'est del Paese, porta alla capitale.
In molti sono arrivati via mare da Jounieh, 30 km a
nord di Beirut. La manifestazione di e' destinata, per partecipazione, a
oscurare quella grandissima organizzata la settimana scorsa dall'Hezbollah
filo-siriano.
L'opposizione, che ha finora lasciato cadere nel vuoto
l'appello a un governo di unità nazionale lanciato dal premier
incaricato Omar Karame, chiede un'inchiesta internazionale per
smascherare i mandanti dell'attentato costato la vita all'ex premier e
di altre diciotto persone. La mobilitazione seguita a quella strage ha
messo alle corde la Siria, su cui servizi segreti si appuntano i
sospetti dell'assassinio di Hariri.
Damasco e' costretta ora ritirare le sue truppe e la
sua rete di 007 dal territorio libanese, con cui per ventinove anni ha
condizionato le scelte politiche di Beirut. (AGI) -

"Portate via pure loro"
(gli
uomini siriani nelle istituzioni libanesi)
Beirut,un
milione e mezzo in piazza
Nelle vie della citta' i
manifestanti dell'opposizione
(ANSA) - BEIRUT, 14 MAR - Sono
all'incirca un milione e mezzo i manifestanti che oggi popolano la
Piazza dei Martiri e le vie adiacenti del centro di Beirut. Alla
dimostrazione, indetta dall' opposizione a un mese dall'uccisione
dell'ex premier Rafik Hariri in attentato, sono iniziati i primi
discorsi ufficiali con il primo intervento di Akram Shaieb, deputato del
partito socialista progressista, che ha ringraziato il popolo libanese:
'Siete grandi, siete la forza del Libano.
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Hezbollah terroristi, dice la Ue. Ma il NYT
contesta
di Dimitri Buffa
Gli hizbullah sono terroristi e
criminali.
Ci hanno messo quasi 23 anni ma alla fine ce l’hanno fatta a
capirlo anche loro.
Così ieri, ufficialmente, i membri del Parlamento europeo hanno
approvato una risoluzione non vincolante (per carità) in cui il
movimento libanese sciita filo-siriano (e pagato da Teheran) di
Hezbollah viene classificato come un'organizzazione
“terroristica”. Il Parlamento esorta anche i ministri
dell'Unione europea a intraprendere iniziative contro di loro.
“Il parlamento ritiene che vi siano prove evidenti di attività
terroristiche dell'Hezbollah”, si legge nella risoluzione
approvata a stragrande maggioranza, “Il Consiglio europeo
dovrebbe adottare tutte le iniziative necessarie per
emarginarlo”. Per la cronaca la risoluzione, che rinnova
l'appello alla Siria a ritirare tutte le truppe e la rete
spionistica dal Libano, è passata a larghissima maggioranza con
473 voti favorevoli, 8 contrari e 33 astensioni. Per un giorno in
compenso la nota stonata, in tema di ambiguità nella lotta alla
terrorismo, è venuta proprio dagli Stati Uniti e questo
attraverso le colonne del New York Times.
Il NYT è convinto che la Francia sia riuscita a convincere
l’amministrazione Bush- Rice della necessità di integrare
Hizbullah nel processo democratico in atto in Libano e in genere
in Medio Oriente e quindi addirittura starebbe meditando di non
combatterli più militarmente.
Che sarebbe come dire che il giorno che l’Europa si accorge che
i seguaci di Nasrallah sono dei terroristi assassini, l’America
invece cambia idea. Finirà come con Dan Rather e i suoi scoop su
Bush imboscato?
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Libano,
presidente verso nomina nuovo premier filo-siriano
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Wed
March 9, 2005 7:56 AM GMT
BEIRUT
(Reuters) - Il presidente libanese incontrerà oggi i parlamentari
per nominare un nuovo primo ministro, che probabilmente sarà
filo-siriano vista la vicinanza a Damasco di Emile Lahoud e della
sua maggioranza.... Segue
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Il Libano in bilico tra libertà e restaurazione
di Aldo Torchiaro
L’opinione è giunta al sesto
giorno di raccolta delle firme per “un Libano libero”
aggiungendo altre decine di sottoscrittori da tutt’Italia. ...segue
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Quinto
giorno di mobilitazione per i lettori de
“L’ opinione” in favore
del completo ritiro dei siriani da Beirut
Il Libano chiede libertà. La Siria non molla
Manifestazioni opposte a Beirut, rischio guerra civile
di Aldo Torchiaro
L’opinione è giunta al quarto giorno di raccolta delle
firme per “un Libano libero” aggiungendo altre decine di
sottoscrittori da tutt’Italia. La straordinaria mobilitazione messa
in atto dal nostro giornale ha raggiunto il vicepresidente della
Camera dei deputati, Alfredo Biondi.... segue
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Il Regime SIRIANO controlla ancora il paese dei
Cedri
Uniscono i partiti filo-siriano, i militari e gli
operai siriani, un milione circa presenti sul territorio libanese e i
profughi palestinesi in
una manifestazione organizzata da "Hezbollah"(Partito
iraniano), per terrorizzare il paese e per impedire all'opposizione di
continuare il suo camino verso l'indipendenza.
Rinominano lo stesso Primo Ministro che si è dimesso
la settimana scorsa dopo le proteste di massa della maggioranza del
popolo libanese al centro di Beirut.
Mentre accade tutto ciò, i veri oppositori al
Regime siriano, come Samir Geagea, ancora detenuto da 12 anni nel
terzo piano del sottosuolo del Ministero della Difesa
Fasciamo appello alle donne e ai uomini politici italiani
come faremo a liberare il Libano senza liberare e far
rientrare dalla diaspora i politici che rappresentano la vera
opposizione?
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"Oggi
è nata la
rivolta per l'indipendenza"
il
"Mandela" del Libano dr. Samir Geagea
da
12 anni nel terzo piano del sottosuolo del Ministero della Difesa
chiediamo
la sua liberazione
Click Here!
Continua la mobilitazione promossa da
L’opinione affinché Damasco si ritiri. Sottoscrizioni da tutto
il mondo
Sono già oltre mille le
adesioni al nostro appello.
“Via la Siria dal Libano. E’
giunta l’ora dei fatti”
di Aldo
Torchiaro
Oltre mille adesioni giunte al termine del
secondo giorno di raccolta. Questo il risultato della
straordinaria mobilitazione messa in atto dal nostro giornale, e
che pone la nostra testata alla guida di un movimento
trasversale di pressione sulla Siria. Aumentano le personalità
della politica, della cultura e dell’informazione che
condividono le nostre istanze e le hanno sottoscritte.Una
telefonata in redazione giunge da Strasburgo, tanto inattesa
quanto gradita: è l’europarlamentare Alessandro
Battilocchio, eletto nelle fila del Nuovo Psi, che ci chiede
come dare una mano alla nostra mobilitazione in favore del
Libano. Firma e non si limita a questo: andrà a fondo nelle
istituzioni europee premendo affinché il Parlamento comunitario
affronti il tema. Dalla Farnesina era già pervenuta la medesima
disponibilità. Margherita Boniver ci aveva rilasciato
venerdì una dichiarazione di “stima”, pur non
firmando per ragioni istituzionali. Emma Bonino si è
detta impegnata nella nostra stessa direzione, attraverso una
interrogazione all’europarlamento di Strasburgo. Il segretario
di Radicali Italiani, Daniele Capezzone, ha aderito
“volentierissimo” alla nostra petizione. Così ha
fatto una figura simbolo del liberalismo italiano come Raffaele
Costa. La parlamentare Chiara Moroni, del nuovo Psi,
aderisce e sottoscrive. Massimo Teodori, intellettuale
liberale, presidente di Benedetti Americani, si unisce ai primi
sottoscrittori. Fa suo l’appello anche Davide Giacalone,
repubblicano, editorialista de L’opinione, ed il popolare
conduttore Marco Taradash, che tiene ad essere tra i
primi firmatari. Ha aderito anche il deputato regionale del
Lazio Claudio Bucci, di Forza Italia. Ha firmato
l’appello Gianluca Ansalone, saggista di geopolitica
che ha recentemente pubblicato “Oltre l’Iraq”. Convinta
l’adesione di tutta la redazione di “Informazione
Corretta”, capitanata dall’instancabile Angelo Pezzana.
Il direttore di Media Quotidiano, Mario Adinolfi, ha
firmato l’appello e ci chiede come dare una mano a partire dal
mondo dei bloggers, nel quale è radicato. Ed è arrivata
compatta la risposta di tutto il gruppo di Ideazione, dal
direttore Pierluigi Mennitti ad Andrea Mancia.
Numerose decine le e-mail pervenute in redazione con la
sottoscrizione della nostra petizione da parte di lettori vecchi
e nuovi. Antonio Funiciello di Libertà Eguale, Stefano
Cresta dei Verdi del Lazio e Marco Campione, dei Ds
di Milano, hanno aperto anche a sinistra la breccia di chi
sostiene l’appello alla liberazione del Libano. Nel segno del
nostro appello anche le dichiarazioni del cardinal Ruini.
L'auspicio che in Libano “possano essere ripristinate la
libertà e l'indipendenza, e quindi anche migliori e realmente
paritarie condizioni per le sue tuttora numerose componenti
cristiane”, è stato infatti formulato ieri dal presidente
della Cei Camillo Ruini nella sua prolusione al consiglio
episcopale permanente. In quel “martoriato paese”, ha
ricostruito il cardinale, l'omicidio dell'ex primo ministro
Rafik Hariri "ha fatto scattare un'imponente protesta
popolare, avviando un processo che ha già conseguito risultati
che in precedenza non sembravano ipotizzabili, come la caduta
del Governo filo-siriano e la prospettiva del ritiro delle forze
siriane dal Libano". Alzano i toni sulle paventate promesse
di ritiro dal Libano anche dalla Casa Bianca. Gli Stati Uniti
vogliono “azioni e non parole” dalla Siria. Dopo l'annuncio
del riposizionamento nella valle della Bekaa delle truppe di
Damasco schierate in Libano, il portavoce della Casa Bianca,
Scott McClellan, ha ribadito che “la Siria si deve ritirare
completamente e immediatamente dal territorio
libanese”.”Vogliamo vedere azioni, non parole” ha
insistito McClellan commentando il comunicato congiunto diffuso
dai presidenti di Siria e Libano, Bashar al-Assad e Emile Lahoud,
“la Siria sa ciò che deve fare, e deve darvi seguito
con le azioni”. “Le azioni - ha concluso - parlano molto più
forte delle parole”. Il sito internet www.forze-libanesi.com
ha tradotto l’appello in arabo e lo ha diffuso tramite
newsletter a migliaia di libanesi in Italia ed in Libano.
La valanga delle risposte che stiamo ricevendo ci indica, senza
tema di errore, che siamo sulla strada giusta.
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In piazza con i ragazzi di Beirut
di Arturo
Diaconale
Vedi documento in lingua

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Una valanga di adesioni
all’appello:
“Via
subito la Siria da Beirut”
di Aldo
Torchiaro
Vedi documento in lingua

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Geagea, ritratto di un leader
che non sa di esser tale
di Elisa Borgh
Vedi documento in lingua

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"Oggi
è nata la
rivolta per l'indipendenza"
Rice: “La gente del Libano può contare
sull’America se lotta per la libertà”
di Cristina
Missiroli
Di fronte ad una Washington gelida e
imbiancata dalla neve, il 20 gennaio scorso, George Bush giurava per
il secondo mandato. Non si rivolgeva solo agli americani che lo
avevano appena eletto. “Tutti coloro che vivono nella tirannia e
senza più speranza devono sapere: gli Stati Uniti non ignoreranno la
vostra oppressione, non giustificheranno i vostri oppressori. Se vi
batterete per la vostra libertà, noi ci batteremo con voi. I
riformatori democratici che affrontano la repressione, la prigione o
l’esilio devono sapere: l’America vi vede per chi siete davvero: i
futuri leader della dei vostri paesi liberi”. In molti, per lo meno
in Italia, archiviarono quel discorso come pura retorica.
Una retorica che, però, sembra dare i suoi frutti. E si è presto
trasformata in politica. E la Casa Bianca non perde occasione per
sottolinearlo. Anche ieri il sottosegretario di Stato, Condoleezza
Rice, è stata chiara: i libanesi possono contare sull'aiuto degli
Stati Uniti per realizzare le loro aspirazioni di democrazia, dopo
l'uscita di scena del governo filosiriano: "Gli eventi in Libano
- ha detto la Rice - vanno in una direzione molto importante".
"Il popolo libanese - ha affermato - comincia a manifestare
l'anelito di democrazia... Questo è un fatto che ha tutto il nostro
appoggio". Il capo della diplomazia Usa, nel rinnovare la
richiesta di ritiro delle truppe siriane dal Libano ha sottolineato
che Washington "è a favore di elezioni libere e giuste". E
questa volta, bontà sua, anche la Francia ha dichiarato di essere
pronta a dare il suo contributo per aiutarli a riacquistare la
democrazia. Il domino mediorientale funziona anche con i più
riluttanti paesi europei.
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"Oggi
è nata la
rivolta per l'indipendenza"
l’esercito
siriano apre la trincea sopra Beirut

Malgrado tutte le garanzie del governo
di Assad e del regime del Presidente Lahoud sull’inizio del ritiro
delle truppe siriane “entro ore”dal nord e dal centro libanese verso
la valle della Bekaa ; l’esercito siriano ha aperto una trincea lungo
la montagna centrale secondo l’Agence France Press.
L’AFP ha citato secondo testimoni anonimati che soldati
siriani sono stati visti il mercoledì 2 marzo durante le fortificazioni delle loro posizioni lungo i 4 punti
dell’arco steso da Hammana a Dahr al Baidar attraverso Falougha e Ein
Dara..
Il quotidiano libanese An Nahar ha pubblicato la
notizia in prima pagina il giovedì
3 marzo.
Le truppe stavano scavando trincee e costruendo fortificazioni
in tutte le 4 località dell’arco a un’altitudine di 1500 metri.
La linea forma la zona che l’esercito siriano era supposto di
ritirarsi dietro da Beirut e le altre maggiore città libanese nel 1992
in conformità con l’accordo di "Taef"
che ha messo fine alla guerra civile libanese nel 1990.
“ Le posizioni siriane si sono trasformate in siti di un vero
lavoro impegnativo e le truppe siriane che indossavano i caschi,
sembravano essere in massimo stato d’allerta” ha detto un testimone
per l’AFP.
Viaggiatori dalla capitale della Siria, Damasco hanno detto
all’AFP che l’attività era poca, sia nella vicinanza del Masnaa ( il bordo
confinante con la siria), sia nel tratto d’autostrada Beirut-Damasco
che collega le 4 località. (Naharnet – AFP).
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"Oggi
è nata la
rivolta per l'indipendenza"
“Libano Libero” da Roma a Beirut. Si dimette Karami
Mer, 02 Mar 2005 di
Aldo Torchiaro
Karami,
il premier libanese filosiriano ha ceduto alla pressione della
incessanti manifestazioni, inscenate in Libano nell’ultima settimana.
La più imponente contestazione antisiriana della storia libanese
recente ha avuto ragione nel braccio di ferro con il governo. Banche,
scuole e aziende pubbliche o private sono chiuse per uno sciopero
indetto dall'opposizione, in occasione della discussione in Parlamento
sull'omicidio di Rafik al-Hariri avvenuto il 14 febbraio. Le truppe non
sono però intervenute per fermare le centinaia di manifestanti avvolti
in bandiere libanesi che si sono radunati dalla notte per organizzare un
sit-in in piazza dei Martiri, vicino alla tomba di Hariri. I
manifestanti, che alle prime ore del mattino erano alcune migliaia,
avevano chiesto al governo di dimettersi cantando "Siria via"
e "Libertà, sovranità, indipendenza". Maxi-schermi erano
stati disposti per consentire alla gente di assistere alla diretta della
sessione parlamentare. Contemporaneamente a Roma, dove vivono tremila
libanesi, oltre centocinquanta persone sono scese in piazza sotto le
insegne delle Forze Libanesi, la formazione liberale e cristiana che da
Roma promuove una mobilitazione internazionale per la liberazione dalla
Siria.
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"Oggi
è nata la
rivolta per l'indipendenza"
Manifestazioni organizzate da
libanesi che credono nella libertà e nell'indipendenza del LIBANO
Questa
mattina alle ore 11:00 del 28-02-2005
L'opposizione
libanese
ha
protestato davanti
all’Ambasciata
SIRIANA di Roma
presentando
un comunicato all'Ambasciatore Siriano Sig. Samir Al-Kassir
Vedi documento in lingua


Album
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"Oggi
è nata la
rivolta per l'indipendenza"
Le
buste de l'ex-président syrien Hafez Al-Assad
déboulonné, dimanche 27 février 2005 à Qana
(AFP/AFP
- dimanche 27 février 2005, 19h58)
Un buste de l'ex-président syrien Hafez
al-Assad a néanmoins été déboulonné dans la nuit de samedi à
dimanche à Qana, un village chiite du Liban sud, un acte sans
précédent.
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"Oggi
è nata la
rivolta per l'indipendenza"
26-02-2005
da
" L'INFEDELE"
un programma di Gad Lerner Tv
"La7"
G ad
Lerner :
Lunedì
è decisivo per i libanesi.
Un
fatto eccezionale che in Libano la religione non sia più una barriera
tra di loro.
Assad
è il dittatore nel mirino?
in
studio
Misbah
Ahdab (Deputato dell'Opposizione) :
Lunedì
voteremo la sfiducia al governo libanese e intorno al parlamento ci
saranno tanti libanesi che sosteranno la nostra iniziativa, pure se il
governo pensa di avere la maggioranza. Ma qui la maggioranza è il
popolo libanese che la pensa come me.
Noi
lotteremo con tutti i libanesi che credono nella indipendenza del Libano
e cacceremo la Siria dal Libano dopo trent’anni di occupazione.
Il
nostro problema non è tra i libanesi, ma con l’occupazione siriana.
Hariri
è stato la vittima del rinnovo del mandato a Lahoud.
La
gente si è ritrovata in Libano, prima della morte di Hariri io sono
stato accusato di essere un traditore, quando dialogavo con
l’opposizione, invece oggi l’opposizione è pronta insieme a
liberare il Libano.
Roger
Bou Chahine (Le Forze Libanesi) :
Da
dodici anni manifestiamo davanti alle ambasciate siriane in tutto il mondo
chiedendo il loro ritiro dal Libano. In Libano i nostri ragazzi hanno
sempre protestato e si sono opposti al regime siriano pagando con la
vita qualche volta.
Dodici
anni fa, quando il “Taef” non è stato rispettato dal regime
siriano, per far tacere l’opposizione hanno imprigionato Samir Geagea,
loro unico oppositore. Sono stati cacciati i membri delle forze libanesi
e degli Aonisti e tutti quelli che insistevano nel chiedere il ritiro
della Siria dal Libano.
Se
allora gli europei, l’occidente, ci avesse ascoltato, avremmo potuto
risparmiare tante vite umane, compreso quella del Presidente Hariri.
da
Beirut :
Marwan
Hamede (Deputato dell'Opposizione) :
Penso
che i libanesi ne hanno avuto abbastanza, dalla estensione
incostituzionale al presidente Lahoud al governo nominato da “Rostum
Ghazele” il responsabile dei servizi siriani in Libano. Basta ai
metodi e alle azioni del cosiddetto “mandato siriano”, ai servizi
segreti siriani e ai loro fantocci.
Walid
Jumblat (Deputato dell'Opposizione) :
Vivo
blindato nelle montagne del Libano, oggi dopo aver visto votare gli
iracheni e il popolo palestinese, anche il Libano vuole votare, il muro
di Berlino è caduto e resta il “muro”siriano.
Non
ho idea se Bashar Al Hassad abbia dato l’ordine di assassinare Hariri,
i suoi apparati di sicurezza sono ovunque, compresi quelli libanesi da
lui controllati.
Lunedì
voteremo la sfiducia a questo governo, un governo di fantocci siriani.
Noi non ci aspettiamo che intervengano gli americani noi chiediamo
all’opinione pubblica internazionale di appoggiare la rivolta pacifica
del popolo libanese.
Giovani
in piazza hanno dichiarato :
Basta,
non sappiamo chi ha ucciso Hassan Khaled, Kamal Jumblat, Dani Chamoun e
Bashir Gemayel,..
Chiediamo
agli Europei che credono nella libertà, venite ad aiutarci, da soli non
ce la faremo, il regime “Batista“ siriano ha commesso massacri di
massa per vent’ anni ed è pronto a farlo ancora.
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"Oggi è nata la
rivolta per l'indipendenza"
Manifestazioni organizzate da
libanesi che credono nella libertà e nell'indipendenza del LIBANO
Questa
mattina alle ore 10:00 del 25-02-2005
L'opposizione
libanese
ha
invaso pacificamente
l’Ambasciata
LIBANESE di Roma
chiedendo
tramite un comunicato presentato all'Ambasciatore, la richiesta del
ritiro dell’esercito Siriano dal Libano dopo 25 anni di occupazione.
Vedi documento in lingua


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