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Manifestazioni
davanti
all’Ambasciata
SIRIANA di Roma
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"Le Forze Libanesi"
declina ogni responsabilità
relativa ai contenuti dei siti segnalati.
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Archivio "9"
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"Oggi
è nata la
rivolta per l'indipendenza"
APPELLO
PER LA
LIBERTA’ DEL LIBANO
We inform you in this regard that a press conference will be
held at the palace of Montecitorio (the P
arliament), Wednesday 23 March 2005 at 11:30 a.m.
Vi informiamo che a questo proposito, si terrà una conferenza
stampa nel palazzo di Montecitorio (il Parlamento), il mercoledì
23 Marzo 2005 alle ore 11,30



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23
Marzo 1994
si
è riunito il governo libanese per sciogliere
"le
Forze Libanesi"
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Dr.
Geagea dala sua cella : se dio vuole ci rivedremo
fra
qualche settimana - "Al Massira"

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Primavera di Beirut
domani alla Camera la consegna delle firme
di Aldo Torchiaro
Millecinquecento firme di lettori
e il sostegno di una nutrita rappresentanza di parlamentari
trasversalmente schieramenti. Il vicecoordinatore di Forza Italia,
Fabrizio Cicchitto, si mobilita insieme a L’opinione. “Finora il
centrosinistra e i pacifisti hanno osservato il più assoluto silenzio
sul tema del ritiro dal Libano delle truppe siriane. Ci auguriamo che
questo silenzio venga rotto e che tutte le forze politiche italiane di
maggioranza e di opposizione sostengano il ritiro della Siria dal
Libano”. Dare forza alla “primavera di Beirut” e riconoscere i
diritti del popolo libanese all’autodeterminazione è cosa che non
riscuote, invero, la stessa popolarità della causa palestinese; non
si tratta solo di invocare il disarmo generale, ma di ricostruire una
società democratica. E si fa largo la sensazione che, essendo grande
anche su questo punto l’attenzione degli Stati Uniti, la sinistra di
casa nostra abbia più di qualche remora a “sporcarsi le mani” con
una questione che non si riduce al solito pacifismo. L’applicazione
della risoluzione Onu 1559 è quanto richiesto nell’appello lanciato
dal nostro giornale a tutte le forze politiche. Le libere elezioni,
che si avvicinano e sono in calendario per maggio, non potranno avere
alcuna valenza democratica se non saranno lasciati liberi i
prigionieri politici degli oppositori cristiani ancora detenuti nelle
carceri di Beirut. Nella repubblica dei cedri ieri il leader
druso Walid Jumblatt è intervenuto parlando dell'attuale presidente
della Repubblica, il filo-siriano Emile Lahoud: il capo dello Stato
era uno strenuo avversario dell'ex premier Rafik al-Hariri, morto
nell'attentato del 14 febbraio a Beirut dietro il quale si denuncia
all’unisono la responsabilità di Damasco. Hariri, stretto alleato
di Jumblatt, era sempre più deciso nel reclamare l'immediato e totale
rimpatrio del contingente d'occupazione siriano, prima della
consultazione di maggio. Sembra che, giorno dopo giorno, anche sulla
scorta delle ultime riflessioni di Fassino sulla democrazia in Medio
Oriente, qualche sfaldatura si faccia strada a sinistra: le adesioni
al nostro appello, che ieri hanno toccato la Margherita con il
senatore Natale D’Amico e i Democratici di Sinistra con Giorgio
Tonini, lasciano ben sperare per le prospettive della democrazia
libanese: se persino il muro della sinistra italiana dovesse cadere, i
calcinacci si vedrebbero per le strade di Damasco.
L’appuntamento è per domani,
mercoledì 23, alle 11 e trenta alla sala stampa di Montecitorio:
presenteremo in conferenza stampa i primi esiti della nostra
mobilitazione.
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"Oggi
è nata la
rivolta per l'indipendenza"
il
"Mandela" del Libano dr. Samir Geagea
da
12 anni nel terzo piano del sottosuolo del Ministero della Difesa
chiediamo
la sua liberazione
Click Here!
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"Oggi
è nata la
rivolta per l'indipendenza"
“Forze
libanesi” chiede aiuto all’Europa per il Mandela di Beirut
Mer, 03 Mar 2005 di
Dimitri Buffa

Click 
“Ho
avuto sempre la forza di tornare in Libano e quindi non mi considero un
esule vero e proprio… per questo non ho paura a fare avanti e indietro
tra Roma e Beirut per conto delle Forze libanesi, il partito politico di
ispirazione cristiana che rappresento e che ha il proprio leader Samir
Geagea in prigione da più di dodici anni in Libano nel terzo piano
sotto terra delle segrete del ministero della Difesa”.
Si presenta così Roger Bou Chahine, portavoce del partito delle Forze
libanesi, nella redazione de “L’opinione” di buon mattino. Una
redazione che conosce già molto bene per essere stato da questo
giornale intervistato più volte quando le tematiche libanesi non erano
sotto la luce dei riflettori .
Chahine ha molta voglia di parlare del futuro del Libano ma anche del
pericolo Siria, il paese oppressore che ha tolto una patria a tutti i
libanesi.
I quali non ne vogliono sapere più di governi fantocci e di
occupazione.
“Chiediamo – dice Chahine – semplicemente l’applicazione della
riusoluzione 1559 dell’Onu, il resto verrà come naturale
conseguenza.” E la naturale conseguenza che i libanesi (che oggi tutte
le tv del mondo riprendono mentre scendono nelle piazze di Beirut in
ideale fratellanza con i loro omologhi ucraini, diffondendo ovunque le
immagini) si aspettano da quasi trenta anni è che la Siria si ritiri al
di là di una frontiera condivisa.
Il colonisalismo siriano, spiega Chahine, è di vecchio
stampo: ogni giorno più di un milione di siriani, in genere poveri,
umili lavoratori, fa su e giù tra il proprio paese e quello dei cedri
per lavorare come i pendolari che da Varese scendono a Chiasso qui in
Italia. Solo che i siriani lo fanno per quindici dollari al giorno, che
per loro è comunque sei volte quanto guadagnerebbero in Siria, soldi
che poi provvedono a riportarsi a Damasco senza pagarci le tasse ma
senza nenache consumare un caffè nel paese libanese.
“Le mogli gli preparano tutto e se lo portano da casa il mangiare e il
bere – spiega Chahine – e la sera quando ritornano indietro di quei
pochi chilometri che separano i due paesi si riportano indietro un
piccolo pezzo di ricchezza libanese nel paese loro”.
Ogni giorno questo significa qualcosa come 15-20 milioni di dollari.
Ma non c’è solo questo.
Ci sono i 30 mila agenti dei servizi segreti siriani che sono in pratica
quello che erano i federali fascisti nell’Italia mussoliniana: dei
taglieggiatori, dei parassiti, dei violenti che possono sempre fare
ammazzare qualcuno o farne scomparire qualcun altro nelle ignobili
carceri libanesi o siriane.
Ci sono oltre mille desaparecidos libanesi nelle carceri di Damasco ma
anche a Beirut esistono prigioni illegali come quelle dei piani
sotterranei del minsitero della Difesa dove langue da oltre dodici anni
il leader del partito di cui Roger Bou Chahine è il portavoce in
Italia.
“Lui in Libano è considerato un po come il nostro Nelson Mandela –
spiega Chahine – e noi teniamo moltissimo alla sua persona in un
momento in cui quello che manca a tutte le forze di opposizione locali
sono appunto uomini politici con il giusto carisma”.
“Quello che vedete nelle piazze libanesi è ancora
poco – sostiene Chahine – la gente non vuole più i siriani ma non
vuole nemmeno gli hizbullah e gli agenti iraniani, ora tocca a voi
europei fare pressioni così forti perché si concretizzi appieno
l’effetto domino che la politica americana ha portato nella regione,
ma talvolta vedo che ci sono strane resistenze diplomatiche in Europa e
prendere di petto la Siria.”
L’unica speranza, per ora, è che Asad di Damasco faccia la fine di
Saddam Hussein.
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