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Tutti   diciamo a noi stessi  "è doveroso difendere la nostra presenza e il   nostro diritto di esistere". Ma sono pochi quelli che sanno difendere la   libertà dei cristiani.  Dr. Samir Geagea

 

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Libano: in migliaia manifestano 

A beirut per rilascio di Samir Geagea

BEIRUT - Migliaia di dimostranti hanno invaso stamane il centro di Beirut per rivendicare il rilascio di Samir Geagea, il leader della disciolta milizia cristiana delle Forze libanesi (Fl) incarcerato 11 anni fa dalle autorità filosiriane.

Alla manifestazione nella piazza Riad al-Solh, nei pressi del Parlamento, partecipano con i militanti delle Fl anche quelli del Partito socialista progressita del leader druso Walid Jumblatt e altri gruppi di sinistra, che rivendicano l'adozione di una legge d'amnistia che assicuri il rilascio di Geagea.

 

 

Foto by Marise
I dimostranti sventolano bandiere libanesi, inalberano ritratti di Geagea e scandiscono slogan come "Libertà per Geagea", "Unità nazionale per la liberta"'.

" Liberare Samir Geagea è un dovere nazionale per completare la riconciliazione nazionale", ha detto alla folla Akram Shehayeb, deputato del gruppo parlamentare di Jumblatt.

Il leader cristiano-maronita antisiriano era stato arrestato nel 1994 dopo un attentato contro una chiesa a Beirut est, ma era stato assolto dall'accusa di aver provocato la morte di 11 fedeli. Geagea era stato tuttavia condannato a quattro ergastoli per crimini di guerra, facendone l'unico capo milizia a essere processato dopo la guerra civile (1975-1990) e, in quanto tale, una sorta di prigioniero politico.

Dopo l'uccisione dell'ex premier Rafik Hariri nell'attentato di San Valentino, i nemici di Geagea ai tempi della guerra civile, compreso Jumblatt, si sono però uniti per porre fine ai 29 anni di tutela siriana sul Libano. Sott'accusa per l' uccisione di Hariri, la Siria ha poi completato il 26 aprile il ritiro delle sue truppe dal Libano.
       SDA-ATS

 

Rapporto dell'Onu sul ritiro siriano: resta il nodo delle spie di Damasco presenti in Libano e il disarmo degli hezbollah.

27 Aprile 2005 : Beirut (AsiaNews) - Il parlamento libanese ha votato oggi la fiducia al nuovo governo presieduto da Najib Mikati. L'esecutivo, formato da 13 ministri, ha ottenuto 109 voti a favore sui 125 deputati.

Il presidente della Camera Nabih Berri, prima della conclusione della seduta, ha convocato la commissione interparlamentare di giustizia ad una riunione domani per presentare il progetto di legge e convocare le prossime elezioni legislative, che dovrebbero tenersi verso la metà del mese prossimo.

Intanto, il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha diffuso un rapporto nel quale auspica "l'instaurazione di relazioni diplomatiche" fra Libano e Siria, e la realizzazione di "libere e regolari"  elezioni legislative "alla presenza di osservatori stranieri".

Annan ha inoltre aggiunto di non poter attestare  la realtà del ritiro siriano dal Libano prima di aver ricevuto una relazione dall'equipe tecnica dell'Onu impegnata in Libano: "Non sono ancora in grado" ha scritto il segretario delle Nazioni Unite "di verificare la totalità del ritiro siriano".

Annan ha detto di non avere un riscontro delle informazioni secondo le quali servizi segreti di Damasco si trovano in Libano. Alcune voci di intelligence hanno fatto sapere che spie siriane sono ancora operanti in Libano, utilizzando strutture legate alla Siria e appartamenti privati. Annan ha affermato che il governo di Beirut e quello di Damasco hanno assicurato che tali voci sono prive di fondamento.

Il capo delle Nazioni Unite ha spiegato inoltre che rispetto ad una parte della risoluzione 1559 del Consigli di sicurezza - il disarmo degli hezbollah - "non c'e' stato nessun progresso". (YH)

 

I FAMIGLIARI DI PRIGIONIERI LIBANESI IN SIRIA

Beirut, 27 aprile 2005

Sono stati registrati tafferugli a Beirut, nei pressi del Parlamento, riunito in sessione plenaria per la presentazione del programma del nuovo governo del premier Najib Miqati, quando i famigliari di prigionieri libanesi in Siria che cercavano di raggiungere l'edificio sono stati bloccati da poliziotti e soldati. Lo ha riferito la Tv libanese Future.
Alcune decine di famigliari di prigionieri libanesi in Siria - che già da giorni avevano organizzato un sit-in di protesta di fronte alla vicina sede dell'Onu - si sono mossi verso il Parlamento per richiedere al governo di pretendere da Damasco informazioni sul destino dei loro cari (dei quali non si hanno in alcuni casi notizie da decenni).
I poliziotti e i soldati schierati a protezione del Parlamento nella centralissima Place de l'Etoile hanno pero' bloccati i dimostranti, e nei tafferugli che ne sono seguiti alcuni di questi hanno riporato contusioni. Le proteste dei famigliari dei prigionieri libanesi in Siria si sono intensificate nelle ultime settimane, in coincidenza con il ritiro delle truppe siriane dal Libano, completato la notte scorsa, dopo 29 anni di ininterrotta presenza delle truppe di Damasco nel vicino paese.

 

Libano. Si dimette il capo della sicurezza nazionale

e gli ultimi soldati di Damasco si accingono, fra oggi e domani, a varcare il confine

Beirut, 25 aprile 2005
Si è dimesso in Libano Jamil Sayyed, il capo dei servizi di sicurezza del Paese. E' considerato pro-siriano. Le dimissioni sono arrivate poche ore prima del previsto completamento formale del ritiro delle truppe della Siria.

Nella valle della Bekaa, gli ultimi soldati di Damasco si accingono, fra oggi e domani, a varcare il confine, sulla via di casa. Dei 14.000 uomini distaccati in Libano prima che il presidente Bachar al Assad, piegandosi alle pressioni della comunità internazionale, decidesse di mettere fine alla presenza militare siriana, è rimasta una sparuta rappresentanza. Anche ieri decine di automezzi carichi di truppe, carri armati e pezzi di artiglieria hanno varcato la frontiera.

Il ritiro sarà suggellato domani con una cerimonia a Anjar, quartier generale del contingente siriano, a ridosso del confine. E sempre domani, con una significativa coincidenza che segnerà l'inizio di "una nuova era", come ha rimarcato il quotidiano L'Orient-Le Jour, in parlamento sarà impegnato dal dibattito sulla fiducia al nuovo governo capeggiato da Nagib Miqati, l'uomo chiamato a gestire il processo di affrancamento dalla tutela siriana.

Dopo la fine della presenza militare siriana, durata 29 anni, il passo più importante sarà costituito dalle elezioni, che erano state preventivate per il mese prossimo e che erano state messe in dubbio a causa della tensione creata dall'assassinio di Hariri. Miqati ha promesso che il voto si svolgerà il 29 maggio, sempre che mercoledì, giorno in cui il parlamento dovrebbe votare la fiducia, non ci siano sorprese.
 

La fiaccolata oggi 21 Aprile alle 17:30 a San Pietro

Per il Dr. SAMIR GEAGEA


 

Lebanon's Maronites see end to political isolation

by: cedars

Reuters - Beirut
Syria's pullout from Lebanon has opened the door for an exiled Christian Maronite general to return home and the possible release of a jailed warlord in what some say are vital steps in turning the page on the civil war.

Many Lebanese Maronites say the exile of General Michel Aoun, who left for France in 1991, and detention of Samir Geagea in 1994 symbolised the targeting of their community by a Syrian-dominated order after
........Segue
 


Libano, Aoun tornerà a maggio, Geagea forse libero

(AsiaNews)  Il ritiro dei soldati siriani dal Libano potrebbe far tornare libero anche Samir Geagea, capo delle Forze libanesi, la milizia maronita. Geagea, 52 anni, si trova in carcere, accusato di vari assassini avvenuti durante i 15 anni di guerra civile (1975-1990), tra i quali l'omicidio del primo ministro libanese nel 1987 e del politico cristiano Dany Chamoun nel 1990. Molti politici libanesi ritengono Geagea una vittima delle trame siriane. 

 * leggi il documento


Per il Ministro italiano degli Affari Esteri, Gianfranco Fini, "Hezbollah" è una "Organizzazione Terroristica" e per questo non è possibile parlare di un'ala moderata e di un'altra estremista.

  leggi il documento (ver. Pdf)


Funerali di Karol Wojtyla

 

< Album >

 

 

Città del Vaticano

 «Siamo sicuri che il Papa sta alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice. Ci benedica, Santo Padre. Affidiamo la tua anima alla Madre di Dio, la tua Madre …». Si è conclusa così l'omelia del card. Josef Ratzinger, decano del Collegio cardinalizio, durata poco più di venti minuti e interrotta da tredici applausi, di cui uno a più riprese. Subito prima dell'applauso che ha salutato le parole finali del cardinale, c'è stato il riferimento di Ratzinger alla benedizione urbi et orbi, quando il Papa si è affacciato per l'ultima volta alla finestra e ha dato la benedizione: a questo punto è scattato l'applauso della piazza, che ha fatto seguito a quello immediatamente precedente al "totus tuus", il motto papale riferito alla Madre di Dio. "Sono qui con il cuore pieno di tristezza, ma anche gioiosa speranza e profonda gratitudine". Queste le parole di Ratzinger che hanno ricevuto il primo applauso dei fedeli, che si è ripetuto poco dopo quando il cardinale ha citato l'amore "speciale per i giovani", incontrati "in ogni parte del mondo" anche attraverso la radio e la televisione.  "Toscanaoggi online"

 

"Oggi è nata la rivolta per l'indipendenza"

 APPELLO PER LA LIBERTA' DEL LIBANO  

 

 

 

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Decine di libanesi “desaparecidos” nelle prigioni di Damasco

Soldati, politici, anche 2 monaci maroniti. La Siria nega tutto, ma anche l'Onu conferma: libanesi sequestrati e incarcerati sotto il regime di Assad.   30 Marzo 2005

Diritti dell'Uomo

Beirut (AsiaNews/Agenzie) – L'ultima volta che Sonia Eid ha visto suo figlio Jihad è stato 14 anni fa, quando l'ha scorto da lontano mentre un caporale siriano lo interrogava nella nota prigione di Mazzeh, nella zona occidentale di Damasco, bendato e legato con altri prigionieri.........Segue

 

La Siria è ambigua sul ritiro e minaccia nuove violenze

 

di Stefano Magni

Segnali inquietanti dalla Siria. Mentre l'inchiesta dell'Onu arrivava alla conclusione che i Siriani “hanno creato le condizioni” per l'attentato all'ex premier libanese Hariri, a Beirut sono scoppiate due autobombe contro bersagli cristiani in soli tre giorni. Un terzo allarme autobomba si è rivelato falso, ma ha gettato nel panico l'università cristiana maronita.........Segue
 

POLITICI E MEDIA IN CAMPO PER LA DEMOCRAZIA

Italia for Libano
Il giornale “L'Opinione”, diretto da Arturo Diaconale, si è fatto promotore di un'iniziativa, a favore del processo di democratizzazione in Libano, a fianco delle “Forze Libanesi”, che da tempo lottano per assicurare al loro Paese una sovranità libera e sicura. In una conferenza stampa, organizzata ieri presso la Camera, il Rappresentante delle Fl in Italia, Roger Bou Chahine, ha denunciato come per ben dodici anni, dal 1992 al 2004, il Libano abbia ........Segue
 

Roma, 23 marzo 2005

Conferenza stampa alla Camera Dei Deputati

per l'iniziativa del quotidiano L'opinione

Libano libero e indipendente

 

    click

 

Per vedere tutta la conferenza.

www-5.radioradicale.it 

click

 

  Arturo Diaconale - direttore L'opinione

  Roger Bou Chahine - Le Forze Libanesi

  Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia

  Daniele Capezzone, segretario Radicali Italiani

  Arturo Diaconale

  Risposte alle domande dei gironalisti

 

 

il documento presentato dal rappresentante delle "Forze Libanesi" in Italia 

Per Un Libano Libero (Pdf) *

Le Forze Libanesi (Pdf) *

La Risoluzione dell'Onu 1559 (Pdf) *

 

 

LIBANO: L'OPINIONE LANCIA APPELLO PER LIBERAZIONE PRIGIONIERI POLITICI  


      Roma, 23 mar. - (Adnkronos) - Il quotidiano L'opinione ha lanciato un appello alle forze politiche italiane per invitarle a chiedere la liberazione dei prigionieri politici libanesi, rinchiusi nelle carceri del Libano e della Siria. ''Questo appello ha spiegato il direttore Arturo Diaconale nel corso della conferenza stampa a Montecitorio, nasce dal tentativo di garantire libere elezioni e
prevenire il ritorno della guerra civile, minaccia di cui si possono rintracciare alcune avvisaglie negli attentati di questi giorni. Tutte le forze politiche e gli intellettuali italiani dovrebbero farsi carico di questo problema che rischia di destabilizzare ulteriormente la zona".
      Alla conferenza stampa ha partecipato Roger Bou Chaine, rappresentante delle "Forze libanesi" in Italia, che ha chiesto l'aiuto del nostro Paese per ottenere la liberazione dei capi politici dell'opposizione, in prigione dal 1994, "senza i quali la rivoluzione pacifica contro il regime siriano, che c'e' stata nelle scorse settimane, rischia di finire male".
      Anche Daniele Capezzone, segretario dei Racicali italiani, ha invitato tutto il mondo politico e i media a "sostenere la promozione della democrazia" perche' in questo caso non si tratta di "esportare la democrazia ma di venire incontro al desiderio democratico e di liberta' che viene dal popolo libanese".
 

   LIBANO: CICCHITTO, INTELLETTUALI E PACIFISTI ASSENTI 

 
      Roma, 23 mar. - (Adnkronos) - ''Ci sarebbero tutti gli elementi per una mobilitazione unanime a favore del Libano, visto che esiste una risoluzione Onu contro l'occupazione militare siriana, eppure non ho visto alcuna presa di posizione da parte del mondo pacifista, che continua a rimanere assente". Lo ha dichiarato Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Fi, che ha dato il suo sostegno all'appello lanciato da L'opinione per la liberazione dei prigionieri politici libanesi.
      "Mi auguro che questa campagna abbia successo ha sottolineato ma per ora registro totale sordita' e unilateralismo nei media e negli intellettuali di sinistra. Gli stessi che pochi giorni fa hanno firmato in 200 a favore del dittatore cubano, ora restano totalmente in silenzio di fronte al popolo libanese che chiede liberta' e democrazia".
 

23 Marzo 1994 

si è riunito il governo libanese per sciogliere

 "le Forze Libanesi"

 

 

Dr. Geagea dala sua cella : se dio vuole ci rivedremo 

fra qualche settimana - "Al Massira"

 

 

Primavera di Beirut

domani alla Camera la consegna delle firme

di Aldo Torchiaro

Millecinquecento firme di lettori e il sostegno di una nutrita rappresentanza di parlamentari trasversalmente schieramenti. Il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, si mobilita insieme a L'opinione. “Finora il centrosinistra e i pacifisti hanno osservato il più assoluto silenzio sul tema del ritiro dal Libano delle truppe siriane. Ci auguriamo che questo silenzio venga rotto e che tutte le forze politiche italiane di maggioranza e di opposizione sostengano il ritiro della Siria dal Libano”. Dare forza alla “primavera di Beirut” e riconoscere i diritti del popolo libanese all'autodeterminazione è cosa che non riscuote, invero, la stessa popolarità della causa palestinese; non si tratta solo di invocare il disarmo generale, ma di ricostruire una società democratica. E si fa largo la sensazione che, essendo grande anche su questo punto l'attenzione degli Stati Uniti, la sinistra di casa nostra abbia più di qualche remora a “sporcarsi le mani” con una questione che non si riduce al solito pacifismo. L'applicazione della risoluzione Onu 1559 è quanto richiesto nell'appello lanciato dal nostro giornale a tutte le forze politiche. Le libere elezioni, che si avvicinano e sono in calendario per maggio, non potranno avere alcuna valenza democratica se non saranno lasciati liberi i prigionieri politici degli oppositori cristiani ancora detenuti nelle carceri di  Beirut. Nella repubblica dei cedri ieri il leader druso Walid Jumblatt è intervenuto parlando dell'attuale presidente della Repubblica, il filo-siriano Emile Lahoud: il capo dello Stato era uno strenuo avversario dell'ex premier Rafik al-Hariri, morto nell'attentato del 14 febbraio a Beirut dietro il quale si denuncia all'unisono la responsabilità di Damasco. Hariri, stretto alleato di Jumblatt, era sempre più deciso nel reclamare l'immediato e totale rimpatrio del contingente d'occupazione siriano, prima della consultazione di maggio. Sembra che, giorno dopo giorno, anche sulla scorta delle ultime riflessioni di Fassino sulla democrazia in Medio Oriente, qualche sfaldatura si faccia strada a sinistra: le adesioni al nostro appello, che ieri hanno toccato la Margherita con il senatore Natale D'Amico e i Democratici di Sinistra con Giorgio Tonini, lasciano ben sperare per le prospettive della democrazia libanese: se persino il muro della sinistra italiana dovesse cadere, i calcinacci si vedrebbero per le strade di Damasco.
L'appuntamento è per domani, mercoledì 23, alle 11 e trenta alla sala stampa di Montecitorio: presenteremo in conferenza stampa i primi esiti della nostra mobilitazione.

 

"Oggi è nata la rivolta per l'indipendenza"

 il "Mandela" del Libano dr. Samir Geagea 

da 12 anni nel terzo piano del sottosuolo del Ministero della Difesa

chiediamo la sua liberazione

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"Oggi è nata la rivolta per l'indipendenza"

“Forze libanesi” chiede aiuto all'Europa per il Mandela di Beirut

Mer, 03 Mar 2005 di Dimitri Buffa

 

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Ho avuto sempre la forza di tornare in Libano e quindi non mi considero un esule vero e proprio… per questo non ho paura a fare avanti e indietro tra Roma e Beirut per conto delle Forze libanesi, il partito politico di ispirazione cristiana che rappresento e che ha il proprio leader Samir Geagea in prigione da più di dodici anni in Libano nel terzo piano sotto terra delle segrete del ministero della Difesa”.
Si presenta così Roger Bou Chahine, portavoce del partito delle Forze libanesi, nella redazione de “L'opinione” di buon mattino. Una redazione che conosce già molto bene per essere stato da questo giornale intervistato più volte quando le tematiche libanesi non erano sotto la luce dei riflettori .
Chahine ha molta voglia di parlare del futuro del Libano ma anche del pericolo Siria, il paese oppressore che ha tolto una patria a tutti i libanesi.
I quali non ne vogliono sapere più di governi fantocci e di occupazione.
“Chiediamo – dice Chahine – semplicemente l'applicazione della riusoluzione 1559 dell'Onu, il resto verrà come naturale conseguenza.” E la naturale conseguenza che i libanesi (che oggi tutte le tv del mondo riprendono mentre scendono nelle piazze di Beirut in ideale fratellanza con i loro omologhi ucraini, diffondendo ovunque le immagini) si aspettano da quasi trenta anni è che la Siria si ritiri al di là di una frontiera condivisa.

Il colonisalismo siriano, spiega Chahine, è di vecchio stampo: ogni giorno più di un milione di siriani, in genere poveri, umili lavoratori, fa su e giù tra il proprio paese e quello dei cedri per lavorare come i pendolari che da Varese scendono a Chiasso qui in Italia. Solo che i siriani lo fanno per quindici dollari al giorno, che per loro è comunque sei volte quanto guadagnerebbero in Siria, soldi che poi provvedono a riportarsi a Damasco senza pagarci le tasse ma senza nenache consumare un caffè nel paese libanese.
“Le mogli gli preparano tutto e se lo portano da casa il mangiare e il bere – spiega Chahine – e la sera quando ritornano indietro di quei pochi chilometri che separano i due paesi si riportano indietro un piccolo pezzo di ricchezza libanese nel paese loro”.
Ogni giorno questo significa qualcosa come 15-20 milioni di dollari.
Ma non c'è solo questo.
Ci sono i 30 mila agenti dei servizi segreti siriani che sono in pratica quello che erano i federali fascisti nell'Italia mussoliniana: dei taglieggiatori, dei parassiti, dei violenti che possono sempre fare ammazzare qualcuno o farne scomparire qualcun altro nelle ignobili carceri libanesi o siriane.
Ci sono oltre mille desaparecidos libanesi nelle carceri di Damasco ma anche a Beirut esistono prigioni illegali come quelle dei piani sotterranei del minsitero della Difesa dove langue da oltre dodici anni il leader del partito di cui Roger Bou Chahine è il portavoce in Italia.
“Lui in Libano è considerato un po come il nostro Nelson Mandela – spiega Chahine – e noi teniamo moltissimo alla sua persona in un momento in cui quello che manca a tutte le forze di opposizione locali sono appunto uomini politici con il giusto carisma”.

“Quello che vedete nelle piazze libanesi è ancora poco – sostiene Chahine – la gente non vuole più i siriani ma non vuole nemmeno gli hizbullah e gli agenti iraniani, ora tocca a voi europei fare pressioni così forti perché si concretizzi appieno l'effetto domino che la politica americana ha portato nella regione, ma talvolta vedo che ci sono strane resistenze diplomatiche in Europa e prendere di petto la Siria.”
L'unica speranza, per ora, è che Asad di Damasco faccia la fine di Saddam Hussein.

           

  Omaggio alle vittime di Nassiriya

 

 

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