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Archivio













"Le Forze Libanesi"
declina ogni responsabilita'
relativa ai contenuti dei siti segnalati.
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L’Italia commemora i caduti di
Nassiriya
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Il 12 novembre l’Altare della Patria ospiterà
una cerimonia per il secondo anniversario dell’attentato al
contingente italiano in Iraq. Ai parenti delle vittime ed ai feriti sarà
consegnato un riconoscimento
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05-11-2005
Parla Ali
Da(r)amoush, responsabile degli Esteri del 'Partito di Allah'
libanese
Fini con Hezbollah ha sbagliato
l' Italia che conosciamo è un' altra
FABIO SCUTO
 
Un
colpo a sorpresa che nessuno a Beirut si aspettava, soprattutto
guardando all' esperienza passata, alla politica del dialogo con
tutti che nel passato ha consentito all' Italia - al contrario
di Usa, Francia, Spagna, e Germania - di uscire indenne da
attentati e rapimenti.
Un
"italian style", invidiato da tutto il corpo
diplomatico accreditato in Libano, ma che con le parole del
ministro sembra sia stia subendo una rischiosa
"evoluzione" .

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02-11-2005
«Hezbollah
terroristi»

«Hezbollah è
un'organizzazione terroristica che, purtroppo, ha ministri nel
governo libanese». Così il titolare della Farnesina e
vicepremier italiano Gianfranco Fini ha risposto alle critiche
di Israele su un incontro tra Franco Mistretta ambasciatore
italiano in Libano, e il ministro dell'Energia di Beirut, che è
esponente del «partito di Dio» (Hezbollah). «Per garantire il
futuro democratico in Libano - ha detto Fini al termine di un
incontro a Gerusalemme con il collega israeliano Sylvan Shalom -
dovranno essere disarmate
le milizie di Hezbollah».
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LIBANO: SHARON LAMENTA INCONTRO ITALIA CON MINISTRO HEZBOLLAH
(AGI/AFP)
- Gerusalemme, 1 nov. - Durante l'incontro col ministro degli
esteri Gianfranco Fini, stamane il primo ministro israeliano Ariel Sharon ha espresso disappunto per l'incontro
avuto nei giorni scorsi a Beirut dall'ambasciatore d'Italia,
Franco Mistretta, col ministro libanese dell'Energia e delle
risorse idriche, Mohammed Fneih, esponente di Hezbollah. A
quanto si e' appreso da una nota, il capo del governo ebraico ha
ricordato che in occasione della
precedente visita di Fini in Israele aveva chiesto al capo della
diplomazia italiana di adoperarsi affinche' Hezbollah venisse
messa nella lista nera dell'Ue come organizzazione terrorista.
"Invece di lavorare per questo obiettivo -
avrebbe lamentato - vi incontrate coi rappresentanti di Hezbollah
e date legittimita' a questa organizzazione ancor prima che
consegni le armi e metta fine agli atti di terrore contro
Israele".
"Hezbollah - avrebbe incalzato - e' una
minaccia per la stabilita' regionale e per la stessa stabilita'
interna del Libano". "Dobbiamo lavorare - avrebbe
sottolineato - per disarmare Hezbollah e ottenere che l'esercito
israeliano si schieri lungo la frontiera con Israele".
Fini avrebbe assicurato che Israele non ha
ragione di dubitare dell'impegno dell'Italia contro il terrorismo.
"Conosciamo molto bene la natura di
Hezbollah e il suo coinvolgimento nel terrorismo", avrebbe
affermato. L'incontro dell'ambasciatore Mistretta con il ministro
libanese, avrebbe garantito, "non ha alcun valore per quanto
concerne i buoni rapporti fra Israele e l'Italia, ne' il nostro
atteggiamento deciso contro il terrorismo".
(AGI) Cis 011621 NOV 05 - 011624
NOV 05
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24 ottobre 2005
Samir
Geagea è tornato a Bcharee
dopo
trenttanni
Samir Geagea è favorevole alla formazione di un
tribunale internazionale per giudicare gli accusati
dell’assassinio di Rafic Hariri e ritiene i risultati
dell’inchiesta Mehlis “una parte importante della verità”.
Nella sua residenze dei Cedri nel Nord-Libano,
dopo tre mesi trascorsi in Europa e dopo 11 anni di carcere duro,
il capo delle Forze libanesi ha parlato della situazione del suo
Paese.
Le Forze libanesi, che non sono più una milizia
armata, ma un partito politico.
Ad una domanda a proposito del patriarca Sfeir,
Geagea ha espresso tutta la sua “ammirazione” per il capo
della Chiesa maronita, considerato “la personalità più
importante e la più capace di riunire tutti i cristiani e i
libanesi”. Geagea si dice pronto ad una stretta collaborazione
con i suoi colleghi cristiani, in particolare con il generale Aoun
ed il presidente Amin Gemayel.
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Il Rapporto di Detlev
Mehlis
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24 ottobre 2005 20.56
Libano: Hariri; Onu, Olanda offre di
ospitare processo
WASHINGTON - L'Olanda è pronta ad ospitare sul
proprio territorio un processo internazionale per giudicare le
persone accusate dell'assassinio dell'ex premier libanese Rafic
Hariri. Lo ha dichiarato oggi a Washington il ministro degli
esteri del governo dell'Aja, Bernard Bot.
Al termine di un incontro con la collega statunitense
Condoleezza Rice, Bot ha confermato che i due capi della
diplomazia hanno parlato della Siria "perchè dopo le
rivelazioni del rapporto Mehlis - dal nome del procuratore
tedesco che l'ha stilato - sul coinvolgimento di alti dirigenti
di Damasco nella morte di Hariri, bisogna fare qualcosa".
"Se ci sarà un'estradizione - ha aggiunto Bot - saremo
obbligati a facilitare lo svolgimento di un processo".
Il ministro degli esteri olandese ha detto che il suo governo
condivide il sentimento degli Stati Uniti sulla necessità di
assicurare alla giustizia i colpevoli".
Saad Hariri, figlio ed erede politico del premier assassinato,
ha chiesto che i protagonisti del complotto contro suo padre
siano giudicati da un tribunale internazionale.
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Detlev Mehlis Report
Detlev Mehlis Report

REPORT OF THE INTERNATIONAL
INDEPENDENT INVESTIGATION COMMISSION
ESTABLISHED PURSUANT TO SECURITY COUNCIL
RESOLUTION 1595 (2005)
Detlev Mehlis Beirut
Commissioner 19 October 2005
UNIIIC
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Il Rapporto di Detlev
Mehlis
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L'Onu inchioda la Siria:
è responsabile dell'assassinio di Hariri
L'Onu accusa
ufficialmente la Siria per l'assassinio dell'ex premier libanese
Rafik Hariri e contro il paese ora si prospettano sanzioni
internazionali.
Le accuse al governo di Damasco sono contenute nel rapporto
consegnato ieri dal procuratore tedesco Detlev Mehlis al
segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan.
Nella sua relazione, la commissione d'inchiesta indipendente parla
di "prove convergenti". I servizi segreti siriani erano
talmente infiltrati nella società libanese - e l'operazione
contro Hariri talmente complessa - che è difficile immaginare che
non fossero complici, si legge nel rapporto.
La bomba che il 14 febbraio di ques'anno uccise il leader
anti-siriano e altre 20 persone scavò un cratere a terra e scosse
l'intero paese.
All'assassinio seguì una mobilitazione popolare senza precedenti.
A seguito delle forti pressioni diplomatiche e dell'insofferenza
della piazza, solo negli scorsi mesi, la Siria ha messo fine a
un'occupazione duranta 29 anni.
Il Consiglio di sicurezza dell'Onu si riunirà martedì per
discutere sulle conclusioni dell'inchiesta e sulle iniziative da
adottare.
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Parigi
e Washington, ribadiscono il loro appoggio per l'applicazione
delle risoluzioni dell'ONU (1595 e
1559)
Principalmente
"il disarmo di Hezbollah"
16-10-2005
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IL REGIME
COLPISCE ANCORA...
Questa
volta il regime colpisce il regime stesso!
Siria: «suicidato» il
ministro degli Interni?
Ex uomo
forte dei servizi segreti di Damasco in Libano, Kanaan, sospettato
di avere avuto un ruolo nell'omicidio del premier di Beirut Hariri,
era ormai odiato da tutti: persone comuni, riformisti del regime,
duri di Washington. Ma non è detto che pagherà per tutti. E il
piccolo Assad comincia ad avere paura

L'agenzia ufficiale di Stato Sanaa batte subito notizia e
interpretazione ufficiale senza attendere i necessari accertamenti
degli investigatori: il ministro dell'Interno siriano, Ghazi
Kanaan, 63 anni, per due lustri (1982-2003) uomo forte
dei servizi segreti di Damasco a Beirut, si è tolto la vita.
Kaanan - secondo la versione ufficiale - non avrebbe insomma retto
ai sospetti su una sua presunta responsabilità nell'attentato in
cui sono morti, il 15 febbraio scorso a Beirut, l'ex premier
libanese Rafik Hariri e altre venti persone.
ISOLATO DA TUTTI, OMBRA DI UN PASSATO INGOMBRANTE
Kanaan, in qualità di capo dell'intelligence militare in Libano
dal 1982 al 2003, era l'uomo simbolo dell'occupazione di Damasco a
Beirut, di cui - si dice - controllava le frequenti crisi di
governo, gli attentati, le sparizioni e persino l'economia
illegale. Kanaan non era solo inviso ai tanti cittadini
del Paese dei cedri che in lui avevano visto il simbolo di una
brutale occupazione terminata (ufficialmente) solo
nell'aprile scorso, sull'onda di imponenti manifestazioni di
piazza. Kanan era anche un vecchio arnese del regime baathista, un
inquietante ombra del passato, considerato ingombrante sia
dall'ala riformista del regime, sia da milioni di cittadini
siriani che di lui volevano sbarazzarsi anche per porre fine al
corrotto strapotere dei boiardi dell'esercito. Ma Kaanan era
inviso anche ai falchi di Washington che in lui hanno visto in
questi anni l'impersonificazione di quella Siria immobilista e
corrotta che ha continuato a fornire armi ai mujaheddin del
terrorismo internazionale diretti in Iraq.
L'AMMISSIONE DELLE SUE INTENZIONI SUICIDE
Kanaan aveva parlato intorno alle 11:30 locali a una trasmissione
della radio privata libanese 'Voce del Libano'.
Rispondendo alle domande della giornalista aveva sdegnosamente
smentito i sospetti su un possibile ruolo del suo Paese
nell'uccisione dell'ex premier libanese. E aveva detto una frase
che, col senno di poi, è stata interpretata come un'ammissione
delle sue intenzioni suicide: «Credo che questa sia
l'ultima dichiarazione pubblica che potrò fare». Forse
non ha retto alle pressioni, forse si sentiva accerchiato, o forse
non voleva essere l'unico a pagare per un omicidio, quello di
Hariri, di cui certamente non era l'unico responsabile. Fatto sta
che è stato ritrovato cadavere nel suo ufficio di Damasco, poco
dopo mezzogiorno, poco dopo aver parlato alla radio libanese.
Ascoltato il mese scorso dagli investigatori Onu guidati dal
tedesco Detlev Mehlis che indagano sull'uccisione
di Hariri, Kanaan negli ultimi tempi si sentiva sempre più solo e
accerchiato, costretto a difendere un Paese che in realtà, ormai,
lo stava abbandonando.
I RISCHI PER ASSAD
Eppure è difficile che il solo Kanaan, colpevole o innocente
dell'omicidio Hariri, pagherà per tutti. Perché l'inchiesta fa
vacillare anchwe altri boiardi di Stato che controllano
l'economia, legale e non, della Siria. Tra i reponsabili
dell'intelligence militareb siriana che l'Onu vuole interrogare,
secondo indiscrezioni pubblicate sull'Economist, ci
sarebbero anche il fratello di Assad, Maher (capo
della Guardia repubblicana), e il cognato Asef Shawkat,
direttore dell’intelligence siriana. capo della Guardia
repubblicana), e il cognato Asef Shawkat, direttore
dell'intelligence siriana. Mehlis verosimilmente non diffonderà i
risultati delle indagini prima del 25 ottobre. Ma è probabile che
punterà il dito contro importanti personalità del regime. Il
punto, scrive l'Economist in edicola, è quanto in alto nella
gerarchia e quanto vicino alla famiglia di Assad. Che ora è
assediato anche dall'interno e non teme soltanto un'inasprimento
delle sanzioni internazioni e un ulteriore isolamento
internazionale. Perché, nonostante l'appoggio che continuano a
dare ad Assad il piccolo Leone, cresce il numero dei siriani
consapevoli del fatto che il suo regime è incapace di vere
riforme. E c'è chi teme un colpo di stato interno o ancora,
ipotesi più inquietante, un colpo di mano da parte dei giovani
ufficiali sunniti contro la minoranza alawita che ha occupato i
posti di comando nell'esercito e nel regime.
http://www.panorama.it
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Libano: Hariri
Chiesta
revoca segreto bancario ex ministro,
Ghazi Kanaan e Rustom Ghazali

BEIRUT - Gli investigatori Onu che indagano sull'uccisione
dell'ex premier Rafik Hariri hanno chiesto alla Banca centrale
libanese di revocare il segreto bancario per i conti dell'ex
ministro dell'informazione Elie al-Ferzli. Lo hanno riferito in
serata fonti giudiziarie a Beirut.
All'epoca dell'attentato di San Valentino, in cui Hariri è
stato ucciso con altre 20 persone, tra cui il deputato ed ex
ministro dell'economia Basil Flehian, Ferzli era anche vice
presidente del Parlamento libanese, oltre che ministro
dell'informazione nel governo filosiriano del premier Omar Karame.
Nelle settimane scorse, gli investigatori Onu guidati dal
magistrato tedesco Detlev Mehlis hanno già chiesto e ottenuto la
revoca del segreto bancario per i conti dei tre ex capi
filosiriani dei servizi di sicurezza Jamil Sayyed, Ali Haj e
Raymond Azar, e del comandante della Guardia presidenziale,
Mustafa Hamdan, arrestati e incriminati all'inizio di settembre
per l'uccisione di Hariri.
Il segreto bancario è stato ugualmente revocato per i conti
degli ex responsabili dell'intelligence militare siriana in
Libano, Ghazi Kaanan (ora ministro degli interni) e Rustom Ghazali,
interrogati il mese scorso vicino a Damasco dal capo degli
investigatori Onu.
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IL REGIME
COLPISCE ANCORA...
Questa
volta e' toccato a May Chidyak
nota giornalista della tv LBC
BEIRUT 25 settembre 2005 (Reuters)
- Una nota giornalista televisiva libanese, May Chidyak, è
rimasta gravemente ferita nell'esplosione che ha danneggiato la
sua auto su una strada a nord di Beirut.
![GaRcmaI cm JJa^l GaGSZG]GJ GaGfamI](http://www.elaph.com/elaphweb/Resources/images/Politics/2005/9/thumbnails/T_97b1fec9-6dd1-4b5f-b5f8-ac0158744ea0.jpg)
Ennesimo atto
intimidatorio in Libano contro i giornalisti. L'esplosione di una
bomba che era stata piazzata nella sua auto ha provocato infatti
questo pomeriggio il ferimento di una giornalista della Tv
libanese LBC, ora ricoverata in ospedale in gravi condizioni.
L'attentato ha avuto per bersaglio la giornalista May Chidiak ed
e' avvenuto nella cittadina cristiana di Junieh, lungo la costa a
nord di Beirut.
Chidyak, una presentatrice di telegiornale piuttosto nota in
Libano, di religione cristiana, è stata trasportata in ospedale
ed è in gravi condizioni, dicono le fonti.
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SVOLTA IN
INDAGINI ASSASSINIO PREMIER HARIRI,
QUATRO
ARRESTI
BEIRUT
- I tre ex capi filosiriani dei servizi di sicurezza libanesi,
comandante in carica della Guardia repubblicana che
garantisce la sicurezza del presidente filosiriano Emile Lahoud,
è stato interrogato come "sospetto" dagli investigatori
della commissione d'inchiesta ONU sull'uccisione di Hariri.
Il premier ha poi riferito che l'ex
deputato filosiriano Nassir Qandil,
che al momento si trova a Damasco, è stato ugualmente convocato
dagli investigatori Onu per essere interrogato come
"sospetto".
Diversi politici e giornalisti
anti-siriani hanno abbandonato il Libano nelle ultime settimane
per paura di ritorsioni. Tra loro anche il figlio di Hariri ed
erede politico, Saad al Hariri, un parlamentare.
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Samir Geagea
è LIBERO
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La rivista
Al-Massira, da Beirut Giunge un grande
ringraziamento dalla piazza dei martiri ai Giovani di ENNA
c'era scritto "ENNA
10X"
il titolo :
Geagea dalla Sicilia a Beirut

L'incontro con gli studenti delle
"Forze Libanesi" a Beirut in Piazza Dei Martiri per la
consegna del "Lenzuolo della Libertà" riportato dalla
rivista ufficiale delle "Forze Libanesi"
www.almassira.com ( Num.
1028 del 11/07/2005 )
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Gemellaggio tra i giovani del don Milani Enna
e Le Forze libanesi di Beirut
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Enna 26/07/05 - Soddisfazione e
compiacimento. Con questi sentimenti i volontari e i dirigenti del
Centro don Milani hanno accolto la notizia della liberazione del
leader cristiano Samir Geagea, detenuto per 11 anni nei
sotterranei del Ministero della Difesa a Beirut in Libano dal
governo filo siriano.
A dare la notizia al presidente dell’Associazione Claudio Faraci
è stato il rappresentante delle Forze Libanesi in Italia Roger
Bou Chahine, ospite a Enna lo scorso 10 maggio per il gemellaggio
dei giovani ennesi con quelli di piazza dei Martiri di Beirut,
nell’ambito della giornata studentesca tenutasi al centro
sociale.
Allora furono raccolte oltre 1000 firme di sostegno e di
solidarietà verso gli universitari libanesi impegnati nella
rivoluzione dei cedri per un Libano libero, autonomo, sovrano,
democratico.
Nei giorni scorsi, in occasione della manifestazione Loisir fest
tenutasi al centro sociale di via Toscana, è stato proiettato
l’interessante video di gemellaggio curato da Federico Emma, con
le rispettive iniziative di Enna e di Beirut.
Il video può essere visto collegandosi ai siti del don Milani
www.adesenna.org o www.forze-libanesi.com.
Messaggio di congratulazioni è stato inviato dal presidente
Claudio Faraci ai giovani di Beirut ed allo stesso Samir Geagea
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Inserita il
26/07/2005 alle 22:28:09  |
Edizione 164 del 19-07-2005
Il parlamento libanese
concede l'amnistia
all'antisiriano Geagea
di Elisa Borghi
Finalmente la "primavera" libanese da' i suoi
frutti. E il ricordo della scarsa partecipazione popolare alle
elezioni farsa di giugno, il cui risultato era talmente noto da
demotivare i cittadini a recarsi ai seggi, sbiadisce. Il governo di
Saad Hariri, figlio del presidente Rafik ucciso il 14 febbraio, da'
una prima, importante dimostrazione di indipendenza dalla Siria,
mostrando di volere porre fine con i fatti, non solo a parole,
all'ingerenza di Damasco nella politica libanese. Ieri il parlamento
di Beirut ha infatti approvato a larghissima maggioranza un
provvedimento di amnistia a favore di Samir Geagea. Leader della
milizia cristiana durante la guerra civile ed unico capo militare ad
essere condannato per i crimini commessi durante la guerra del
1975-1990. Cinquantatreenne, cristiano maronita, Geagea, che finora ha
scontato undici anni d'ergastolo in una cella d'isolamento
internata sotto al ministero della Difesa, lega il suo nome a quello
delle milizie libanesi, fondate nel 1978 dall'allora presidente
Bashir Gemayel, ucciso da un militante filo-siriano nel 1982. E
proprio contro la Siria Samir Geagea e le Forze Libanesi,
rassemblement che rappresenta i cittadini maroniti libanesi,
combattono da sempre. Non a caso i soli a non partecipare alla seduta
parlamentare che ha decretato l'amnistia sono stati i quattordici
rappresentanti di Hezbollah. Geagea uscira' di prigione dopo che il
capo dello Stato, il filo-siriano Emile Lahoud, avra' controfirmato il
provvedimento. Secondo l'avvocato e difensore dei diritti civili
Ziad Baroud, la sua scarcerazione è indispensabile per assicurare la
riconciliazione nazionale. Non appena Geagea uscira' dal carcere,
hanno detto fonti a lui molto vicine, lascera' il paese "per una
destinazione sconosciuta".
(19 luglio 2005)
Dopo 11 anni,
il
Parlamento libanese
vota in maggioranza per la liberta immediata
di
Dr. SAMIR GEAGEA
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LIBANESI,
Tutti i diritti riservati
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