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"Le Forze Libanesi"

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 17 Ottobre 2007

la Repubblica.it

Nel Libano dove le case vuote sono il simbolo di un Paese ancora una volta sul baratro della guerra civile
Beirut La fuga dei cristiani

17-10-07, pagina 34, sezione POLITICA ESTERA

DAL NOSTRO INVIATO GUIDO RAMPOLDI

BEIRUT - In Libano la storia non ha ancora deciso dove andrà abitare, se nelle case vuote dei milionari sauditi o nelle case vuote dei cristiani che emigrano. I sauditi hanno comprato per prezzi irragionevoli interi condomini sulla Corniche, il lungomare, ma vi compaiono di rado. Nelle sere di festa quei palazzi alti e per gran parte bui tollerano con impassibile eleganza la piccola borghesia beirutina che schiamazza ai loro piedi, dopo aver occupato il largo marciapiede con le sedie di plastica portate da casa, i tavolini e le grandi pipe ad acqua. Lo scorso venerdì, quando crocchi esilarati di padri e di bambini hanno preso ad innescare petardi e fuochi d' artificio, la Corniche rimbombava e crepitava come al tempo della guerra civile. Ma chi ora legge in quel frastuono un presagio può tentare di rassicurarsi alzando gli occhi sui palazzi vuoti. Come spiega Timur Goksel, politologo dell' American university, «i sauditi hanno fatto investimenti enormi in Libano. Beirut è la loro via di fuga nel caso che nella penisola arabica tutto volga al peggio: non lasceranno che bruci. E poiché anche l' altro prim' attore della scena libanese, l' Iran, non ha interesse in una deflagrazione, il Libano potrà conoscere scontri, turbolenze, nuovi attentati: ma non una nuova guerra civile». Non subito, almeno. Gli appartamenti vuoti dei cristiani fuggiti all' estero nelle ultime settimane raccontano il Paese da una prospettiva più pessimistica. Che precipiti o no in un' altra mischia tra fazioni armate, il Libano comincia a somigliare non più ad una democrazia inceppata, ma ad uno Stato fallito. Ad una Somalia a cinque stelle, nella definizione di un giornalista libanese: e anche le stelle diminuiscono rapidamente, mano a mano che l' economia decade.
 

Un paese diviso cerca un accordo sul prossimo presidente. Ma anche se si arrivasse a un compromesso, resterebbe una nazione in bilico: l' economia è ferma, i giovani non sognano che l' immigrazione, le comunità si chiudono al loro interno e le fazioni politiche si riarmano Della Rivolta dei cedri non è rimasto che il ricordo
Nel Libano della rivoluzione spezzata

 

Tutti temono il ritorno della guerra civile. Ma nessuno vuole veri compromessi - Il sogno della rivoluzione dei Cedri è durato poco, ucciso da guerra e bombe - I cristiani sono la comunità più fragile, pronti a battersi l' uno contro l' altro

 

Secondo i sondaggi, il 63% degli universitari vede all' orizzonte la guerra civile e due terzi dei giovani tra i 18 e i 25 anni vogliono emigrare. Per adesso partono i cristiani della borghesia agiata, perché hanno una professione, spesso un secondo passaporto e soprattutto parenti all' estero. Ma partono anche i musulmani, e con l' identica motivazione: l' insicurezza, lo stato dell' economia, la delusione. Il Libano in cui abbiamo creduto, ammettono tutti, non esiste più. Forse non è mai esistito. In fondo, spiega Goksel, quel senso di unità nazionale suscitato due anni fa dalla cosiddetta "Rivoluzione dei cedri" è durato solo pochi mesi. Ne rimane qualcosa tra i libanesi che avendo un' istruzione e nessun bisogno di appoggiarsi ad una comunità non badano troppo alle differenze di religione. Ma questo è appunto il Libano che emigra. Fuori da quel segmento di borghesia, il Paese torna a dividersi lungo le linee in parte dettate dalle 18 fedi riconosciute dalla Costituzione, e in parte maggiore dalla fedeltà pretesa da questo o quel clan in cambio di assistenza sociale, sovente un lavoro, e adesso soprattutto la garanzia di una protezione se tutto precipitasse. La progressione degli eventi va in quella direzione. L' anno in corso ha visto furiose sparatorie all' università (in gennaio, quattro morti), una battaglia durata mesi tra l' esercito e una grossa banda terrorista asserragliata in un campo palestinese (almeno quattrocento uccis i), e altri attentati misteriosi, in genere attribuiti a invisibili mani siriane ma rimasti tutti impuniti. «Ogni giorno che passa tutto è più difficile», ha detto domenica il patriarca maronita Nasrallah Sfeir dando voce alle ansie dei fedeli. E li ha invitati a pregare, perché «Dio soltanto è capace di salvare questo Paese e le nostre famiglie». In realtà anche i libanesi potrebbero dare una mano, se riuscissero a salvarsi da se stessi. Invece. La settimana scorsa la stampa ha raccontato di ragazzi che si allenano a sparare (in montagna, come accadeva nel 1973). Sono soprattutto i cristiani di due fazioni opposte, l' una alleata e l' altra nemica degli Hezbollah. E' opinione prevalente che se si cominciasse a combattere, sarebbe uno scontro tra le due milizie ad aprire le ostilità. La moltiplicazione dei gruppi armati è una prospettiva ancora lontana, ma ormai nell' orizzonte libanese. «Le milizie chiamano inevitabilmente, irresistibilmente, altre milizie», avverte l' Orient, quotidiano vicino al governo s unnita-maronita. La colpa è innanzitutto di Hezbollah. Rifiutando di disarmare il suo poderoso apparato militare, il partito sciita di fatto ha incoraggiato altre fazioni a riarmarsi. Ma adesso è difficile negare il diritto alla paura anche agli sciiti, che ormai considerano i guerrieri di Hezbollah la loro unica protezione anche quando non ne condividono il fondamentalismo. La paura libanese è ancora un sentimento così sommesso che sarebbe più esatto definirla un' inquietudine. Parlarne in pubblico risulta iettatorio, imbarazzante, maleducato. Ma nessuno ignora i segnali di deterioramento. «Ora accade che condominii omogenei concordino di non vendere nè affittare a famiglie di religione diversa», racconta una sciita con le valigie pronte. «E' ancora raro, ma prima non succedeva». Chi ha memoria della guerra civile sa bene dove conduce questo progressivo chiudersi dentro i confini della propria comunità. Ma i più giovani non hanno un' idea esatta delle mostruosità occorse durante tra il 1975 e il 1990. La gu erra civile, infatti, è un taboo nazionale. Il Libano si è obbligato a dimenticarla. E così ha finito per commettere lo stesso errore che è stato fatale alla federazione jugoslava: non ha mai fatto i conti con le proprie colpe. Il risultato è disastroso. I clan che condussero il Paese alla rovina sono ancora potenti e rispettati, malgrado conservino la vocazione al ladrocinio e un' inesausta disponibilità a cercarsi protettori esteri. Perfino personaggi di comprovata ferocia, come il maronita Samir Geagea, sono ancora attivi nella politica (e la sua milizia si sta riarmando). Se i crimini più gravi non subiscono neppure una sanzione simbolica, viene a cadere la norma morale che trasforma un agglomerato casuale in una società. Non è una faccenda astratta, e non riguarda solo i libanesi. Tutti sanno, o dovrebbero sapere, che Hezbollah è ricorso spesso al terrorismo. Ma quando l' ambasciatore statunitense Feltman ha preso di petto un emissario del generale Aoun, capo della fazione maronita alleata di Hezbollah, quello ha potuto rispondere: saremmo noi gli amici dei terroristi? E voi? Davvero ignorate il passato di quelli che ricevete a Washington, come il druso Jumblatt, o di quelli con cui trescate a Beirut, come i clan della Falange? Il fatto che una metà dei cristiani maroniti siano alleati di Hezbollah potrà apparire incomprensibile agli occidentali che guardano al Libano come un campo di battaglia tra il Bene e il Male, tra la Nostra civiltà e l' Orda. Ma nella logica libanese non è affatto sorprendente. Molti maroniti sono devoti al generale Aoun, e per ragioni tattiche l' ex presidente ha scelto di apparentarsi con il partito della guerriglia khomeinista. Tra i due gruppi non vi sono molte affinità, se non un certo disprezzo, ricambiato, per la borghesia beirutina (in un suo libro recente Aoun legge lo scontro tra maggioranza cristiano-sunnita e opposizione cristiano-sciita come «lotta di classe»). Però i maroniti che vivono nel sud, dove gli sciiti sono maggioranza, preferiscono mantenere rapporti distesi con Hezbollah. Ma se nella scelta di appoggiare Hezbollah prevalgono le convenienze e la fedeltà ad Aoun, sullo sfondo emerge una questione strategica: l' avvenire della più grande comunità cristiana in Medio Oriente. Come evitare d' essere sommersi dal grande mare islamico. Come salvarsi, se il Libano precipitasse nel caos. Anche se l' ultimo censimento risale al 1930 e l' anagrafe è affidata ai cleri, nessuno dubita che da tempo i cristiani non siano più la maggioranza. Inoltre hanno perso il controllo dell' economia, da quando l' ingresso in Libano di enormi capitali sauditi ha spostato gli equilibri di potere a vantaggio dei sunniti e dei loro campioni, la famiglia Hariri. Tutto questo ha acuito la frattura nel campo maronita, ferocemente diviso già durante la guerra civile. Alcuni ritengono che l' alleato naturale siano i sunniti di Hariri, moderati, amici degli americani e dei sauditi. Invece i maroniti che oggi spalleggiano Hezbollah sospettano proprio i sunniti di una cospirazione anti-cristiana: il governo di Rafik Hariri, accusano, avrebbero nazionalizzato di soppiatto duecentomila palestinesi, quasi tutti sunniti, e bloccato le richieste di nazionalità presentate da libanesi emigrati all' estero, in gran parte cristiani. Nel campo dei filo-sunniti la possibilità di una guerra civile rimette in gioco ipotesi estreme. Una fazione maronita non ha mai rinunciato al progetto di ritagliarsi un micro-Stato cristiano. Come ricorda Lyna Elias in un saggio appena pubblicato a Beirut (I cristiani del Libano minacciati di sparizione), in passato fu la netta opposizione di Giovanni Paolo II a bloccare quella soluzione come immorale e suicida. Ma si continuerebbe a discuterne «a tutti i livelli, anche nella Chiesa (maronita)». Più saggio di alcuni suoi preti, il patriarca invece sta cercando di mediare tra le due fazioni maronite, e attraverso quelle tra Hezbollah e il governo, per arrangiare un compromesso che permetta al parlamento di eleggere il futuro presidente prima che quello in carica scada (24 novembre). Come infatti è evidente, se in Libano o nell' intero Medio Oriente cominciasse lo scontro tra sciiti e sunniti, tra l' Arabia e la Persia, i cristiani sarebbero ovunque presi nel mezzo e travolti. Eppure anche un compromesso sul nome del capo dello Stato non metterebbe il Libano al sicuro né dai suoi nemici esterni né dai libanesi. Questi ultimi restano fatalisticamente prigionieri di un sistema che potremmo chiamare una democrazia ottomana. L' ordinamento protegge le diversità ma le definisce secondo la religione. E le inquadra in una gerarchia (al primo posto i cristiano-maroniti, seguiti dai sunniti). Questo regime ha anche aspetti positivi. In un Paese grande come l' Abruzzo puoi trovare almeno una traccia di tutti gli stili di vita che intercorrono nello spazio compreso tra Parigi e Teheran. «Ciascuno può scegliere il suo Libano», mi dice uno che ha giurato di non emigrare, il medico maronita Naji Hayek. Ma a fronte di questa complessità manca un Libano che riassuma tutti gli altri. L' idea di una patri a comune, di un interesse generale, non ha mai attecchito nella coscienza collettiva. E le regole del potere incentivano la frammentazione. Secondo una prassi universalmente accettata l' intero vertice della nazione e dell' amministrazione statale è spartito tra cristiani, sunniti, sciiti e drusi secondo precise quote. Perfino il codice civile si piega alle regole delle identità religiose. L' ordinamento prevede 18 tipi di diritto matrimoniale, uno per ciascuna fede, con il risultato bizzarro che i musulmani possono divorziare ma i cristiani maroniti no. L' anno scorso un minuscolo movimento laico ha chiesto l' introduzione del matrimonio civile, ma è stato zittito dai cleri di tutte le fedi, nell' occasione alleati. Di recente il patriarca della Chiesa maronita ha tenuto un sermone appassionato sui mali che derivano dai matrimoni misti. In altre parole la Chiesa da una parte biasima le unioni "multiculturali" e dall' altra difende un sistema rigidamente "multiculturale" che nelle parole di uno studio recent e «è la prima causa della fragilità del Libano». Però i vescovi, come in genere i mullah, svolgono una funzione moderatrice, spesso si fanno visita, talvolta instaurano lodevoli rapporti di collaborazione. Come non hanno merito se dalla guerra dell' Iraq i loro templi sono affollati quanto mai prima, così non hanno colpa se alcuni tra i loro fedeli hanno ricominciato a giocherellare con il mitra. Quel che accade ovunque quando le ragioni forti che muovono la storia si nascondono dietro i paramenti sacri.

 

 19 Settembre 2007

IL REGIME SIRIANO COLPISCE ANCORA...

 

 

Questa volta e' toccato a 

On. Antoine GHANEM

 

CHI SARA' IL PROSSIMO ???

 31 Agosto 2007

 

LIBANO: NELLE CARCERI DI DAMASCO QUASI 2. 000 "DESAPARECIDOS'"

Dopo che il Senato Italiano ha approvato l’Ordine del Giorno n. G12 al DDL n. 1381 del Sen. Alfredo Mantica, in cui si impegna il Governo Italiano achiedere alle autorità siriane di liberare immediatamente, nel quadro dell'attività della citata Commissione bilaterale siriano-libanese, tutti i detenuti libanesi in Siria, e far in modo di accertarsi che nessun libanese continui ad essere detenuto nelle sue carceri, e chiedere altresì alle autorità siriane una lista contenente i nomi di tutti i detenuti libanesi presenti sul suo territorio, sia nei luoghi di detenzione conosciuti che in quelli segreti, e di tutti quelli che sono morti in carcere” (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc= Emend&leg=15&id=00260513&idoggetto=00370101&parse=no&toc=no), ora anche gli oppositori siriani al regime di Assad prendono il coraggio di parlare e dire basta a questa illegale e forzata detenzione che dura oramai da oltre 30 anni. 

-         29 agosto 2007, An-Nahar: Una conferenza siro-libanese sui detenuti in Siria. In occasione della giornata mondiale delle persone scomparse, il Comitato dei genitori libanesi dei detenuti nelle carceri siriane, il Comitato Siriano per la liberazione dei detenuti nelle carceri siriane e SOLIDE (Support of Lebanese in Detention and Exile), hanno indetto una conferenza stampa siro-libanese congiunta, per la giornata di domani, verso le ore 13, presso la tenda dove da due anni e 5 mesi si sono insediati, come forma di pacifica protesta, i genitori dei libanesi illegalmente detenuti nelle carceri siriane da oltre 30 anni, di fronte il Palazzo ONU dell'ESCWA, nel cuore di Beirut.

-       30 agosto, El-Nashra: Il Partito Socialista Progressista libanese (PSP) sposa la causa dei detenuti politici nelle carceri siriane. Lo ha reso noto il partito guidato dal leader druso, membro della maggioranza, Walid Jumblatt. Il partito ha assicurato il suo pieno appoggio alla causa dei detenuti libanesi presenti "nelle carceri del regime siriano, tecnica a cui ricorre questo regime per portare avanti la sua dittatura". Con questi termini si è espresso il partito per condannare a livello locale e internazionale questa questione che dura oramai da decenni, e che appunto riguarda il fato ignoto di migliaia di cittadini libanesi (ma anche siriani), di tutte le religioni, età, sesso e etnie, illegalmente detenuti nelle carceri della Siria.

-       30 agosto, Lebanese-Forces.com: Il Partito Socialista Progressista ha criticato le continue negligenze da parte del regime siriane nel far luce sul caso dei detenuti libanesi. Il Partito progressista libanese ha duramente condannato il regime siriano per la sua negligenza nel trattare il caso dei detenuti libanesi e siriani nelle carceri della Siria, ed ha dichiarato che è diritto dei genitori di questi detenuti conoscere la sorte dei loro figli "scomparsi" oramai da decenni.

-       30 agosto, Libanese-Forces.com: Aad: chiediamo una commissione d'inchiesta internazionale che indaghi sui crimini, sulle torture e sulle detenzioni forzate. Lo dichiarato Ghazi Aad, il rappresentante di SOLIDE, l'organizzazione libanese per i diritti umani che assiste i genitori dei detenuti libanesi illegalmente nelle carceri siriane, in occasione della giornata mondiale per le persone scomparse, il 30 agosto scorso.

-       31 agosto, As-Safir: Sciopero della fame per un giorno intero a favore dei detenuti in Siria. In occasione della giornata mondiale delle persone scomparse, il Comitato dei genitori libanesi dei detenuti nelle carceri siriane, assieme al Comitato Siriano per la liberazione dei detenuti nelle carceri siriane e SOLIDE (Support of Lebanese in Detention and Exile) hanno indetto anche uno sciopero della fame come segno di protesta. A questa conferenza hanno preso parte anche molti esponenti dell'opposizione siriana, tra cui l'ex deputato Mohammed Maamoun al-Homsi, il Dott. Adib Taleb. a presiedere la conferenza stampa vi era il rappresentante di SOLIDE, Ghazi Aad

31 agosto, Al-Mustaqbal: Un grido siro-libanese all'unisono nella giornata mondiale per le persone scomparse. Un unico grido da parte delle organizzazioni per i diritti dell'uomo libanesi e gli oppositori siriani al regime di Damasco: liberare i detenuti libanesi e siriani che si trovano da decenni nelle carceri siriane.

 31 Agosto 2007

LIBANO: NELLE CARCERI DI DAMASCO QUASI 2. 000 "DESAPARECIDOS'"


(AGI/EFE) - Beirut, 30 ago. - Quasi duemila libanesi, registrati come 'scomparsi' durante la guerra civile che devasto' il paese dei Cedri dal 1975 al 1990, sono nelle carceri siriane. La denuncia arriva da un deputato libanese che ne ha scritto sul quotidiano "l'Orient-Le Jour". Nelle prigioni di Damasco, ha accusato Albert Mujeiber, membro della commissione parlamentare per i diritti umani. Il parlamentare ha citato le testimonianze dei familiari per affermare che "oltre la frontiera" si trovano "almeno 1.740 cittadini libanesi", il dieci per cento su un totale di 17.000 scomparsi, dei quali non si sa ufficialmente nulla dalla fine degli anni Novanta. Di recente la Croce Rossa aveva puntato l'indice contro l'indifferenza del governo libanese per i propri concittadini 'desaparecidos': "Nessuna richiesta nazionale e' stata presa in merito al bilancio delle vittime", aveva affermato la responsabile Christine Rechdane, allarmata, tra l'altro, per la scoperta di fosse comuni a Kamed el Loz e ad Anjar, rispettivamente nel sud e nell'est del Libano, dove i siriani tenevano il loro quartiere generale. Finora non e' stato effettuata l'identificazione dei cadaveri.(AGI)

 20 Luglio 2007

 

Spot dell’Unifil per conquistare i libanesi

di Fausto Biloslavo - giovedì 19 luglio 2007

I caschi blu in Libano hanno avuto una bella idea: realizzare una decina di spot da trasmettere a ripetizione sulle televisioni locali per dimostrare quanto sia di pace la loro missione. In almeno un video si vedrà anche il generale degli alpini Claudio Graziano, che comanda la missione Onu nel Paese dei cedri. Assieme a lui e vero testimonial degli spot sarà Rafiq Ali Ahmad, un famoso commediografo e attore libanese. Peccato che il popolare artista sia autore di un monologo filo- Hezbollah in cui inneggia alla «vittoria» dello scorso anno contro gli israeliani e canta le lodi della «resistenza» libanese. Al Manar, la televisione del partito di Allah, ha prodotto un videoclip di tre minuti con il «poema» di Ahmad, che si intitola «Ayta». Lo spot propagandistico impazza su YouTube. Forse gli israeliani non saranno felici di vedere il comandante di Unifil assieme all’autore di «Ayta» negli spot che dovrebbero spiegare ai libanesi il ruolo cuscinetto e al di sopra delle parti dei caschi blu.
La notizia degli spot targati Onu è apparsa ieri sul quotidiano di Beirut in lingua inglese Daily Star. La campagna di sensibilizzazione arriva dopo una serie di preoccupanti attentati come l’esplosione alla fine di giugno di un’autobomba nella zona sotto il controllo dell’Unifil, che ha ucciso sei militari spagnoli, e l’ordigno esploso lunedì scorso, sempre nell’area controllata dai caschi blu, che ha causato solo danni materiali. In realtà gli spot, con protagonisti i soldati dell’Onu, erano già stati previsti e servono, come spiega il generale Graziano a illustrare «la missione dell’Unifil per evitare equivoci. È fondamentale per la popolazione sapere che i peacekeeper sono impegnati ad aiutare gli abitanti del sud e a diffondere la pace». Ogni spot avrà una durata di circa due minuti e lo stesso comandante dell’Unifil parteciperà a uno dei video.
«La partecipazione della star Rafiq Ali Ahmad nelle campagne informative dell’Unifil è un passo importante per diffondere un’immagine positiva dell’Unifil tra gli abitanti del Libano meridionale», ha detto il generale Graziano al quotidiano di Beirut.

 13 Giugno 2007

IL REGIME SIRIANO COLPISCE ANCORA...

 

 

Questa volta e' toccato a 

On. Walid Eido

 

CHI SARA' IL PROSSIMO ???

 Giugno 2007

CRONOLOGIA L’interminabile attacco contro il Libano, e contro una specifica comunità che i mezzi di informazione tentano di ignorare

Anno 2004

Anno 2005 Anno 2006 Anno 2007

Ottobre 1, 2004

autobomba ferisce il parlamentare druso Marwan Hamadeh. muore Il suo autista

Febbraio 14, 2005

l’ex premier Rafiq al-Hariri (musulmano sunnita) viene assassinato assieme a Bassel Fleihan e altre 19 persone.

Marzo 19, 2005

esplosione a New Jdeideh, zona cristiana

March 23, 2005

esplosione a Kaslik, zona cristiana

March 30, 2005

esplosione a Sad el-Bouchrieh, zona industriale cristiana

Aprile 1, 2005

esplosione a Broummana, zona turistica cristiana

Maggio 6, 2005

esplosione a Jounieh, zona turistica cristiana

Giugno 2, 2005

viene assassinato Samir Kassir con un’autobomba. Giornalista cristiano e intellettuale, aveva duramente criticato l’occupazione siriana e difeso l’indipendenza del Libano

Giugno 21, 2005

assassinato George Hawi, cristiano, ex-segretario del Partito Comunista Libanese. Aveva duramente criticato l’occupazione siriana e difeso l’indipendenza del Libano

Luglio 12, 2005

tentativo di assassinare Elias Murr, Ministro della Difesa, cristiano. Dopo l’attentato, ha dichiarato di essere stato già minacciato da Rustum Ghazali, il responsabile dei servizi segreti siriani in Libano

Luglio 22, 2005

esplosione a Monot, zona cristiana della vita notturna libanese

Agosto 22, 2005

 esplosione a Zalka, zona cristiana

Settembre 16, 2005

esplosione a Jeitawi, zona cristiana nei pressi di Ashrafye

Settembre 19, 2005

esplosione presso un ufficio d’informazione del Kuwait

Settembre 25, 2005

tentativo di assassinare May Chidiac, cristiana, nota giornalista della Tv libanese LBC. Aveva duramente criticato l’occupazione siriana e difeso l’indipendenza del Libano

Dicembre 12, 2005

assassinato Gebran Tueni, cristiano, capo redattore di Al-Nahar e deputato. Aveva duramente criticato l’occupazione siriana e difeso l’indipendenza del Libano

 

Febbraio 5, 2006

Manifestanti islamici attaccano il consolato danese a Beirut, nell’ondata di manifestazioni che hanno interessato il mondo intero a seguito della pubblicazione delle vignette satiriche sul Profeta Muhammad. In quella occasione, gli stessi manifestanti danneggiano negozi e chiese cristiane nella zona cristiana di Ashrafiye

luglio 2006

Hezbollah supera i confini meridionali libanesi ed entra in territorio israeliano, rapendo due soldati israeliani, trascinando il Libano in una guerra contro Israele che da parte sua risponderà con un massiccio attacco contro le infrastrutture libanesi

Novembre 21, 2006

assassinato Pierre Gemayel, cristiano, Ministro dell’Industria. Figlio di Amine Gemayel, ex presidente della Repubblica Libanese, nipote di Pierre Gemayel, fondatore del partito delle Falangi Libanesi, nipote di Bashir Gemayel, ex presidente della Repubblica Libanese e fondatore del partito delle Forze Libanesi, anch’egli morto assassinato il 14 settembre del 1982. Aveva duramente criticato l’occupazione siriana e difeso l’indipendenza del Libano

Febbraio 13, 2007

esplosione a Ain Alaq, zona cristiana

Maggio 19, 2007

esplosione al centro commerciale ABC, nella zona cristiana

Maggio 20, 2007

Iniziano gli scontri tra Fatah al-Islam e esercito libanese

Maggio 21, 2007

esplosione a Verdun, zona musulmana sunnita

Maggio 23, 2007

esplosione a Aley, zona drusa

Giugno 6, 2007

esplosione a Sad el Bouchrieh, zona cristiana, presso una chiesa maronita

Giugno 7, 2007

esplosione nella zona industriale di Zuk-Musbeh, località cristiana nei pressi di Jounieh. L'esplosione è avvenuta alle 21:20, ora locale

Giugno 13, 2007

è  stato assasinato il Deputato anti-Siriano con un'autobomba a Beirut sul lungomare, insieme al figlio maggiore Khaled, a due guardie del corpo e ad almeno altre otto persone.

Giugno 24, 2007

il primo attacco succida contro i 'caschi blu' dell'Unifil, la forza Onu schierata nel sud del Libano

6 morti spagnoli 

Settembre 19, 2007

è  stato assasinato il Deputato anti-Siriano con un'autobomba a Sin El Fil, e almeno altre nove persone.

 

 

Mercoledì 06 Giugno 2007

Syria: No to Disarming HizbullahLibano: D'Alema, situazione allarme

The London daily Al-Hayat reported that senior Syrian officials 

who met with Italy's foreign minister asked that Hizbullah not be disarmed and that UNIFIL not be positioned on the Syria-Lebanon border.

Syria claimed that such a step would be a deviation from the explicit wording of U.N. Security Council Resolution No. 1701.

Source: Al-Hayat, London, June 6, 2007

Martedì 05 Giugno 2007

Contro il terrorismo D'Alema sbaglia alleati

Libano: D'Alema, situazione allarmeMassimo D’Alema ha lasciato il campo di regate di Valencia, visita tanto inopportuna, quanto utile ad avere una scusa qualsiasi, anche la più impresentabile, pur di non partecipare al Consiglio dei Ministri che ha destituito Roberto Speciale, ed è oggi in Siria. Una visita che preoccupa, perché il vice premier dà prova in questo campo di essere affetto da una incredibile e inguaribile sindrome post sovietica. Incapace di dotarsi di strumenti che gli permettano di guardare la realtà con gli occhi dell’oggi, il titolare della Farnesina ha infatti rilasciato una intervista all’Unità in cui formula sconcertanti analisi della crisi mediorientale. Innanzitutto, naturalmente, sostiene che la radicalizzazione perversa della crisi mediorientale e gli spazi all’azione di al Qaida in Libano e Palestina sono responsabilità - al solito - di Israele e di quei paesi che non gli hanno dato retta e non hanno dato sostegno al governo di unità nazionale palestinese “pur con i suoi limiti”. Il fatto che questi “limiti” siano costituiti dal fatto che Hamas e al Fatah continuano allegramente a spararsi nei denti e a uccidere i rispettivi comandanti militari, non tocca neanche il Nostro, che evidentemente attribuisce alla responsabilità israeliana anche la guerra civile interpalestinese. Il fatto che questi “limiti” che hanno impedito il sostegno al governo Haniyeh fossero la sua ribadita volontà di non riconoscere Israele a nessun costo, non turba neanche la coscienza del Nostro, che considera, come Prodi, quel diritto un fattore negoziabile, secondario, non imprescindibile.

Ma  D’Alema dà chiara prova di non avere la minima idea di quello che dice, di non avere minimamente studiato il fenomeno terrorista, di non avere letto libri, articoli, analisi, ma di basarsi solo sulla sua millantata “professionalità”, iniziata col grado  di “giovane pioniere”, là dove sostiene che “sono emersi segnali positivi” perché “sia Hamas, che la maggioranza delle organizzazioni palestinesi, che Hezbollah si sono schierati contro i gruppi jihadisti”. D’Alema evidentemente non sa cosa vuol dire jihad, non ha ancora compreso, a sei anni dall’11 settembre, cosa sia la cultura jihadista, non vuole rendersi conto di cosa sia Hamas e di cosa sia Hezbollah e quindi della ragione per cui queste contrastano al Fatah al Islam. La differenza tra questo gruppo, Hamas e Hezbollah, non è infatti in alcun modo in una diversa visione del mondo - che è identica - in una minore volontà di distruggere Israele - che è comune - in un odio razzista per gli ebrei - che è corale - non è insomma di strategia, ma di tattica, solo di tattica. Al Fatah al Islam è un gruppo marginale, dedito al piccolo cabotaggio criminale, al servizio della Siria, con pochi margini di autonomia. Hamas ed Hezbollah sono dei gruppi con ampio consenso popolare (questo acceca D’Alema che non vuole ricordare la lezione di Furet e De Felice e fa finta di non sapere che Hitler e Stalin godevano di ampio consenso di massa), con attività criminali radicate e con un rapporto di sudditanza politica, non gerarchica dal governo di Damasco. Il dissidio è forte, ma perché è una concorrenza sullo stesso mercato. Ma D’Alema, da buon sovietista, non è interessato alla realtà, quel che conta per lui è solo “la frase”, la propaganda, quel che gli importa è continuare a tirare stilettate contro Israele, continuare a flirtare con i jihadisti in camicia e cravatta, stringere la mano ad Assad, fare dispetti agli americani e soprattutto, innanzitutto, prima di tutto, non perdere i voti di Oliviero Diliberto e Franco Giordano.

 Per questo non legge, non studia, non dibatte, si limita a penose conferenze in cui legge il mondo con le lenti di un multilateralismo che sarebbe di per sé santo, mentre l’unilateralismo è diabolico (puri discorsi di metodo, senza alcuna indicazione strategica alternativa a quella americana, ben al di sotto dello stesso immobilismo di Chirac). Quel che deve fare come ministro degli Esteri non ha nessun rapporto con la posizione dell’Italia nel mondo, problema per lui assolutamente secondario rispetto alla “contraddizione principale”: come fare a rimanere al governo, a qualsiasi costo, con i voti dei partiti italiani alleati di Hezbollah e di Hamas. Senza neanche accorgersi, peraltro, che Fausto Bertinotti, che invece studia e dibatte e si interroga, gli ha dato molte lunghezze anche su questo terreno, sapendosi dissociare con fermezza proprio da Hamas e da Hezbollah, durante il suo recente viaggio in Medio Oriente.

http://www.loccidentale.it/node/2713

Sabato 02 Giugno 2007

www.iltempo.it

02/06/2007

LIBANO Carri armati libanesi contro le basi dei miliziani legati ad Al Qaeda
BEIRUT — L'esercito libanese ha oggi attaccato e distrutto le maggiori postazioni dei miliziani di Fatah al Islam in un campo profughi palestinesi nel Nord del Libano; mentre a Beirut, la leadership militare sembra ora determinata a sradicare una volta per tutte l'intero gruppo che, ispirato da Al Qaeda, da oltre 12 giorni sta dando battaglia. Secondo quanto ha detto il rappresentante dell'Olp in Libano, Sultan Abu al Ainain, l'esercito ha assestato un «severo colpo» a Fatah al Islam, e «molto presto» prenderà il controllo di tutte le maggiori basi del gruppo.

 

La situazione all'interno del Campo Palestinese di Nahr al-Bared

    

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Sabato 02 Giugno 2007

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha istituito un tribunale internazionale per far luce sull’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafic Hariri


Libano, approvato tribunale internazionale per morte Hariri

Il processo sarà celebrato lontano dal Libano: tra le sedi più probabili l’Olanda, Cipro ma anche l’Italia
Beirut, 1 giu. – Fuochi d’artificio nei quartieri sunniti e una bomba contro la chiesa di San Michele in quello di Shiyyah. Beirut ha accolto così la decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di istituire un tribunale internazionale per far luce sull’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafic Hariri, ucciso il 14 febbraio 2005 insieme ad altre 22 persone nella capitale, allora sotto il controllo militare di Damasco. La risoluzione ha ottenuto l’approvazione di 10 paesi (tra cui l’Italia, attualmente membro non permanente del Consiglio), mentre Russia, Cina, Qatar, Indonesia e Sudafrica si sono astenuti. Perché il provvedimento fosse approvato era necessario che ricevesse almeno 10 voti favorevoli e nessun voto contrario da parte dei cinque membri permanenti (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna).

La risoluzione entrerà in vigore il 10 giugno. La data era stata posticipata la scora settimana dai paesi promotori (Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna) su richiesta dell’Indonesia per convincere ad astenersi i paesi che in un primo momento erano contrari alla risoluzione. Il parlamento libanese avrà ora dieci giorni per trovare un accordo, poi il tribunale si insedierà automaticamente. Al Palazzo di Vetro la creazione del tribunale era già stata decisa con la risoluzione 1595 del 2005, mentre l’anno successivo le Nazioni Unite e il governo libanese avevano sottoscritto una convenzione in proposito.

Tuttavia il parlamento libanese non aveva mai approvato il provvedimento, e non potrà farlo a breve poiché la situazione politica nel paese è in una grave fase di stallo da novembre, quando sei ministri sciiti e filo-siriani, entrati in contrasto con la maggioranza proprio sull’approvazione del tribunale, hanno rassegnato le proprie dimissioni. Attualmente il primo ministro filo-occidentale Fouad Siniora intende portare a termine il suo mandato governativo, mentre dall’opposizione il suo governo viene definito illegittimo e se ne chiedono le dimissioni. La nuova risoluzione, fortemente voluta dal premier, scavalca la costituzione libanese, che richiede l’approvazione da parte del parlamento, ed entrerà in vigore automaticamente.

La data di inizio dei lavori del tribunale sarà stabilita dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon tenendo conto dei progressi della commissione d’inchiesta internazionale. Secondo fonti diplomatiche tuttavia le lunghe procedure burocratiche potrebbero ritardare anche di un anno l’inizio dei lavori. Il collegio sarà composto da due giudici stranieri e uno libanese in primo grado e da cinque giudici (di cui due libanesi) in appello. Per motivi di sicurezza il processo sarà celebrato lontano dal Libano: tra le sedi più probabili l’Olanda, Cipro ma anche l’Italia.

Prevedibili le reazioni politiche alla risoluzione dell’Onu. La maggioranza parlamentare libanese, anti-siriana, si è detta favorevole alla decisione del Palazzo di Vetro, così come Saad Hariri, figlio ed erede politico dell’ex premier assassinato, ha parlato di una “vittoria per il Libano”. Nabih Berri, presidente del Parlamento e leader sciita alleato di Hezbollah, sostiene che il Consiglio di Sicurezza abbia ignorato la costituzione libanese. Berri, che considera incostituzionale il governo di Siniora dopo le dimissioni dei sei ministri, da tempo si rifiuta di convocare il Parlamento. Secondo Hezbollah, sostenuto da Iran e Siria, si tratta di una risoluzione illegittima e illegale perché “viola la sovranità del Libano” ed è “contraria agli statuti internazionali e alla stessa carta delle Nazioni Unite”.

Per l’assassinio di Hariri sono state finora arrestate otto persone, tra cui quattro generali filo-siriani a capo dei servizi di sicurezza libanesi, mentre gli altri, accusati di aver controllato gli spostamenti dell’ex premier nelle settimane precedenti all’attentato, fanno parte di un gruppo militante sciita, anch’esso vicino a Damasco. La Siria fu costretta ad abbandonare il Libano nel luglio del 2005 in seguito alla sollevazione popolare seguita proprio all’assassinio di Hariri. - Simone Storti

Mercoledì 16 Maggio 2007

AsiaNews.it

Sfeir e gli Usa si impegneranno per una pacifica successione al presidente Lahoud
di Youssef Hourani
Il segretario di Stato aggiunto per il Medio Oriente, David Welch, che recentemente è stato in Vaticano, ha incontrato il patriarca Sfeir per parlare della elezione del nuovo presidente della Repubblica. Il tema, anche in rapporto con il ruolo della Santa Sede, era stato affrontato da Sfeir nel suo incontro con il capo dello Stato.

Beirut (AsiaNews) – La pacifica successione alla Presidenza della Repubblica è la preoccupazione comune della quale hanno parlato, ieri a Bkerke, il patriarca maronita Nasrallah Sfeir ed il segretario di Stato aggiunto Usa David Welch, responsabile per il Medio Oriente, recatosi dal cardinale subito dopo il suo arrivo a Beirut.

Fonti vicine al patriarcato pongono la visita nel quadro delle trattative per facilitare “un passaggio pacifico del potere presidenziale tra il presidente attuale Emile Lahhoud ed il suo successore, che dovrebbe essere eletto prima del 24 novembre". Le stesse fonti pongono questo incontro nel quadro della preoccupazione che era stata espressa dal patriarca Sfeir durante la sua recente visita in Vaticano e del ruolo che potrebbe giocare la Santa Sede in Libano. La stessa visita compiuta dal patriarca al presidente Lahhoud venerdì  scorso avrebbe avuto lo scopo di trasmettere al presidente il contenuto dei colloqui avuti da Welch in Vaticano la settimana scorsa.

Dopo essersi recato dal card. Sfeir, Welch ha avuto una riunione con i rappresentanti del gruppo parlamentare del 14 marzo, nella sede dell'ambasciata americana ad Awkar, durante la quale ha voluto garantire ai deputati del leader della corrente "Il futuro" Saad Hatiri, l’appoggio degli Usa alla formazione del tribunale internazionale che sarà incaricato di indagare sull'assassinio dell'ex-premier Rafic Hariri, e all'elezione del futuro presidente allontanando l'idea della formazione di un governo transitorio.Oggi Welch ha in programma incontri, con il presidente del Parlamento Nabih Berri, con il capo del governo Fouad Siniora e con il generale Michel Aoun.

Venerdì 20 Aprile 2007

LIBANESI DETENUTI ILLEGALMENTE NELLE PRIGIONI SIRIANE

Annahar : 

Ha chiesto a Ban Ki-moon di smuovere il dossier dei detenuti in Siria   

GEAGEA : un immediato rilascio e la pubblicazione dei loro nomi

Il leader delle forze Libanesi Samir Geagea, invia una lettera al segretario generale dell’ ONU Ban-Ki-Moon in cui espone la vicenda dei detenuti Libanesi nelle carceri Siriane, e ha chiesto che venga  sollevata durante la  visita di Moon in Siria la settimana prossima.

Geagea ha consegnato la lettera all’assistente di Moon per gli affari legali Michel durante la visita di quest’ ultimo a Geagea il giovedì 19 aprile.

Sua Eccellenza segretario generale

Congratulandoci per la vostra elezione come Segretario Generale delle le nazioni unite, specialmente in coincidenza della situazione difficile nella quale si trovano il Libano e il Medio Oriente, Vi chiediamo di discutere il seguente caso, durante la vostra visita in Siria la prossima settimana. Nel nome del partito delle forze Libanesi, rappresentato nel governo e nel parlamento Libanesi, Vi chiediamo di prendere in considerazione il seguente:

Durante gli anni dell’ occupazione Siriana del Libano, e per 29 lunghi anni, un gran numero di cittadini Libanesi sono stati rapiti in Libano in modo spietato e per mano delle forze militari Siriane, e sono state di seguito trasferite in Siria dove sono stati trattenuti illegalmente e senza alcun processo. Alcuni di loro sono stati giustiziati senza che il Governo Libanese e le loro Famiglie venissero informati della loro sorte, e senza che le loro salme venissero consegnate alle loro famiglie per essere sepolte dignitosamente. Nonostante la dichiarazione della commissione diritti umani dell’ ONU riguardante il rapimento forzato che si può applicare sui cittadini Libanesi detenuti illegalmente in Siria, e la non risposta agli appelli lanciati dai parenti dei detenuti e alle inchieste fatte da Solide (Supporto ai Libanesi detenuti illegalmente e quelli in esilio) e gli sforzi del governo Libanese e le sollecitazioni del gruppo parlamentare delle Forze Libanesi e le tante petizioni presentate da diverse associazioni per i diritti umani per la liberazione immediata dei detenuti Libanesi nelle carceri Siriane e nonostante le delibere del parlamento europeo che hanno invitato il governo Siriano a porre fine a questa tragedia, il governo Siriano continua ad ignorare queste voci e rifiuta di risolvere questo caso o anche solo discuterlo, negando la presenza di detenuti Libanesi in Siria.

Per quanto sopra citato Vi affidiamo le seguenti richieste urgenti:

  1. la liberazione immediata di tutti i detenuti Libanesi attualmente presenti nelle carceri Siriane.
  2. la restituzione delle salme dei Libanesi morti nelle carceri Siriane a causa delle malattie e delle torture o giustiziati illegalmente.
  3. la pubblicazione dalla parte della Siria di un elenco dei nomi di tutti i libanesi che sono stati arrestati dai servizi segreti Siriani in Libano, a partire dal 1976 fino ad oggi, ed il chiarimento circa la loro sorte.
l’avanzamento di una richiesta alla croce rossa internazionale di entrare nelle carceri siriane ed i luoghi di detenzione segrete per verificare la presenza di eventuali cittadini Libanesi rinchiusi dentro.

Venerdì 20 Aprile 2007

LIBANESI DETENUTI ILLEGALMENTE NELLE PRIGIONI SIRIANE

Al-Massira : 

Quando torneranno gli assenti? 

l'oscuramento politico e ... Mediatico ?

di Joumana Nasr

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Venerdì 20 Aprile 2007

LIBANESI DETENUTI ILLEGALMENTE NELLE PRIGIONI SIRIANE

Annahar : 

Ha chiesto a Ban Ki-moon di smuovere il dossier dei detenuti in Siria   

GEAGEA : un immediato rilascio e la pubblicazione dei loro nomi

Venerdì 19 Aprile 2007

LIBANESI DETENUTI ILLEGALMENTE NELLE PRIGIONI SIRIANE

Annahar : 

il Gruppo Parlamentare delle "Forze Libanesi" Ha chiesto a Ban Ki-moon di smuovere il dossier dei detenuti in Siria

Venerdì 16 Aprile 2007

LIBANESI DETENUTI ILLEGALMENTE NELLE PRIGIONI SIRIANE

Al-Massira : 

L'iniziativa di Roma: Le chiavi dei carceri o le tombe dei detenuti per...  L'internazionalizzazione.
di Joumana Nasr

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Venerdì 12 Aprile 2007

LIBANESI DETENUTI ILLEGALMENTE NELLE PRIGIONI SIRIANE

GOVERNO INDAGHERA' SU DETENUTI IN SIRIA

(AGI) - Roma - Il Senato della Repubblica italiana impegna il Governo a indagare sul destino dei "cittadini libanesi illegalmente detenuti nelle prigioni siriane". Lo ha riferito l'Osservatorio Geopolitico Medio-Orientale (Ogmo) di Roma, sottolineando che la decisione e' stata presa in seguito alla conferenza 'I figli perduti del Libano' del 14 marzo, organizzata proprio dall'Osservatorio, e alla successiva udienza alla Commissione Affari Esteri del Senato.
   Nel corso della seduta, l'assemblea del Senato ha approvato un emendamento che impegna il Governo "a verificare la possibilita' di affrontare nelle opportune sedi internazionali la questione dei cittadini libanesi eventualmente detenuti illegalmente nelle prigioni siriane, nella prospettiva di estendere il mandato della Commissione Onu che indaga sul caso Hariri di cui alla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1595 (2005) al tema dei detenuti nelle carceri siriane, integrandola eventualmente con una sottocommissione incaricata di occuparsi principalmente e con urgenza di tale aspetto, eventualmente d'intesa con la Commissione bilaterale siriano-libanese". Inoltre si impegna a chiedere alle autorita' siriane di "liberare immediatamente... tutti i detenuti libanesi in Siria, e far in modo di accertarsi che nessun libanese continui a essere detenuto nelle sue carceri, e chiedere altresi' alle autorita' siriane una lista dei nomi di tutti i detenuti libanesi presenti sul suo territorio, sia nei luoghi di detenzione conosciuti che in quelli segreti, e di tutti coloro che sono morti in carcere".
   L'emendamento, infine, impegna il Governo a chiedere alle autorita' siriane di rendere note tutte le informazioni in suo possesso sull'esistenza di fosse comuni sul territorio libanese. (AGI)

Venerdì 12 Aprile 2007

LIBANESI DETENUTI ILLEGALMENTE NELLE PRIGIONI SIRIANE

Senato : Italia si impegni per Libanesi detenuti in Siria
di osservatoriosullalegalita.org

Il Senato italiano ha impegnato il Governo ad indagare sul destino dei Libanesi detenuti illegalmente nelle prigioni siriane, approvando un emendamento all'ordine del giorno a firma del vicepresidente della Commissione esteri, sen. Alfredo Mantica.

Nel documento approvato il 27 marzo si ricorda che "talune relazioni di organizzazioni per i diritti umani danno notizia della detenzione arbitraria e in isolamento di numerosi cittadini libanesi da parte delle forze siriane in Libano; ricorda altresi' che, stando alle stesse notizie, detti detenuti sono stati incarcerati in Siria, non e' stata formalizzata alcuna accusa nei loro confronti e le loro famiglie sono rimaste per lunghi anni nell’ignoranza completa della loro sorte". Fra l'altro erano anche stati auditi in Commissione Affari Esteri l'Osservatorio Geopolitico Medio-Orientale e l'associazione Solide, promotori sul tema dell'iniziativa "i figli perduti del Libano", svoltosi il 14 febbraio 2007, nell'anniversario dell'omicidio di Rafik Hariri e di altre 22 persone in un attentato a Beirut.

Il documento del Senato ricorda che "il giornale libanese The Daily Star del 26 agosto 2005 riferisce che le norme relative alla trasparenza ed alla giustizia non sono state rispettate nei lavori della commissione libano-siriana che era stata istituita per risolvere la questione dei cittadini libanesi detenuti in Siria e scomparsi, anche a causa della mancata collaborazione delle autorita' siriane, che secondo il giornale non hanno designato la loro controparte; il punto 49 del quarto rapporto semestrale del Segretario Generale al Consiglio di Sicurezza sull’attuazione della Risoluzione 1559 (2004) del Consiglio di Sicurezza, del 19 ottobre 2006, chiede alla Siria e al Libano di inserire nei loro contatti bilaterali la questione dei libanesi detenuti sotto la custodia siriana".

Nel documento approvato, il Senato "si compiace del fatto che almeno 121 di queste persone siano state liberate in Siria; si preoccupa per la sorte di coloro che rimangono detenuti in Siria; chiede al governo siriano di pubblicare un elenco completo dei detenuti libanesi in Siria, di liberare i detenuti contro cui non e' stata formalizzata alcuna accusa e di trasferire gli altri detenuti libanesi in Libano; chiede al Consiglio e ai governi degli Stati membri dell'Unione europea di prendere in esame questi elementi in occasione della negoziazione di accordi di associazione euromediterranei con il governo siriano".

Inoltre il Senato "impegna il Governo: a verificare la possibilita' di affrontare nelle opportune sedi internazionali la questione dei cittadini libanesi eventualmente detenuti illegalmente nelle prigioni siriane nella prospettiva di: estendere il mandato della Commissione ONU che indaga sul caso Hariri di cui alla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1595 (2005) al tema dei detenuti nelle carceri siriane integrandola eventualmente con una sottocommissione incaricata di occuparsi principalmente e con urgenza di tale aspetto, eventualmente d’intesa con la Commissione bilaterale siriano-libanese citata dal suddetto articolo del giornale libanese The Daily Star".

Il Senato impegna poi il governo a "chiedere alle autorita' siriane di liberare immediatamente, nel quadro dell’attivita' della citata Commissione bilaterale siriano-libanese, tutti i detenuti libanesi in Siria, e far in modo di accertarsi che nessun Libanese continui ad essere detenuto nelle sue carceri, e chiedere altresi' alle autorita' siriane una lista contenente i nomi di tutti i detenuti libanesi presenti sul suo territorio, sia nei luoghi di detenzione conosciuti che in quelli segreti, e di tutti quelli che sono morti in carcere; chiedere alle autorita' siriane di rendere note le informazioni in suo possesso sull’esistenza di fosse comuni sul territorio Libanese".

Venerdì 30 Marzo 2007

LIBANESI DETENUTI ILLEGALMENTE NELLE PRIGIONI SIRIANE