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La svolta
della destra ITALIANA
GIANFRANCO FINI CONCLUDE LA SUA VISITA IN ISRAELE

Il vicepremier
ritorna in Italia lasciandosi alle spalle un Paese amico che ha compreso
la sincerità ed il valore delle sue dichiarazioni di Giorgio Torchia
inviato del Secolo d’Italia*
Gerusalemme, 26 novembre - Un pellegrinaggio al Santo Sepolcro e una
visita al Muro del Pianto. Gianfranco Fini ha concluso la sua missione in
Israele con un atto di fede e un ossequio religioso ai due maggiori
simboli della Cristianità e del Giudaismo che, come egli non si stanca di
ripetere, ritiene che siano alla base della Civiltà europea e come tali
vanno riconosciuti nella Carta costituzionale dell’Ue.
Spentisi i riflettori su questa visita, è ancora presto tracciarne un
bilancio. Fini ha smosso un’onda lunga i cui effetti politici, sia in
Israele che in Italia, si potranno valutare con il tempo.
E non saranno certo secondari.
Quel che si può azzardare è una riflessione, breve, su quanto è
avvenuto qui e sui significati, immediati, che è possibile raccogliere.
Questa visita, non a caso parliamo di missione, ha una duplice valenza: di
carattere storico e d’obiettivo politico.
La prima riguarda il presidente di Alleanza nazionale.
La seconda il vicepresidente del Consiglio.
Due ruoli certamente non scindibili, ma che Fini si è sforzato,
riuscendoci, a separare nell’essenziale.
La visita e il discorso a Yad Vashem, il museo dell’Olocausto, sono
stati certamente il momento culminante e più emozionante. Anche il più
atteso.
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