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L'asimmetrico accordo del governo Sharon
Inserita il 14/2/2004 alle 17:40 nella categoria: Israele
Vittoria Hezbollah, declino di Israele
di Daniel Pipes
Quando nel 1787, a Philadelphia, in occasione della stipula della
Convenzione Costituzionale, venne chiesto a Benjamin Franklin se avesse
dato vita a una monarchia o a una repubblica, il politico rispose: "A
una repubblica, se voi la riuscirete a mantenere".
Si ripensa al suo pessimismo ogni volta che una repubblica commette un
terribile errore, a partire dalla politica francese di pacificazione a
prezzo di concessioni nei confronti della Germania, negli anni '30, alla
politica americana dell'escalation in Vietnam e, per finire, "alla
politica del sorriso" nord-coreana, appena decollata.
E il timore di Franklin è tornato a farsi strada giovedì scorso, in
seguito all'eccezionale scambio, effettuato da Israele, con Hezbollah, uno
dei più importanti gruppi terroristici a livello mondiale.
In cambio di un civile israeliano, catturato mentre era probabilmente
impegnato in ambigue trattative di affari, e delle salme di tre soldati,
Israele ha rilasciato 429 terroristi e criminali, inclusi tre palestinesi,
23 libanesi, 5 arabi e un tedesco, oltre a 59 corpi di terroristi.
Una piccola sorpresa arriva dal New York Times, che descrivendo lo scambio
riporta la celebrazione "di un giorno di festeggiamenti
nazionali" in Libano e "il malumore in Israele". Non
sorprende sentire il premier israeliano, Ariel Sharon, descrivere il
presente come "un momento non felice".
Sharon ha spiegato le motivazioni dello scambio, alludendo ai familiari
dei soldati morti israeliani: "Tre care famiglie, che non si sono
date pace per quaranta mesi, adesso potranno unirsi nel comune dolore
intorno a una modesta sepoltura, con compostezza, dal momento che è stata
fatta una promessa ed è stata presa una giusta e morale decisione,
nonostante il duro prezzo da pagare".
In altre parole, è stata presa un'importante decisione di Stato, al fine
di dare un piccolo conforto alle tre famiglie. Ma quali sono le
conseguenze strategiche che Israele dovrà affrontare, in seguito a questa
azione di apparente moralità?
Alcuni o parecchi di quei 429 saranno ancora impegnati in attività
terroristiche contro Israele, provocando una nuova campagna di violenza.
Cosa che è accaduta prima d'ora: la Reuters spiega che, nel 1985, il
governo israeliano "scambiò oltre 1.100 palestinesi per 3 soldati
israeliani scomparsi. A settecento arabi venne permesso di rimanere nei
territori occupati e molti di essi, in seguito, divennero i leader della
rivolta palestinese del 1987."
L'asimmetrico accordo fa capire ai nemici di Israele che essi possono
trarre dei grossi benefici dal prendere in ostaggio anche un solo civile
israeliano. Itamar Marcus di Palestinian Media Watch ha raccolto parecchie
dichiarazioni palestinesi che conducono a questa conclusione. Il braccio
militare di Fatah "ha messo in evidenza la necessità di seguire le
orme di Hezbollah, in modo che tutti i prigionieri e detenuti vengano
rilasciati". Un leader di Hamas ha visto in questo accordo la
conferma che il terrorismo "è capace di riuscire a liberare terra e
popolazioni". Un quotidiano saluta Hezbollah come colui che apre
"una nuova porta di speranza per le famiglie dei prigionieri, dopo
che essa era stata chiusa dalle risoluzioni politiche intercorse tra
(l'Autorità Palestinese) e Israele, che non hanno condotto a nessun
risultato pratico".
La reputazione e la posizione di Israele subiscono un grave danno da
questo segnale di demoralizzazione e vulnerabilità. A sentire Ali
Khamenei, supremo leader iraniano, lo scambio è un'altra prova "che
il malvagio regime sionista può essere sconfitto dalla forte volontà e
dalla salda fede dei Mujahedeen dell'Islam".
Il governo Sharon ha altresì tradito i suoi alleati nella guerra globale
al terrorismo.
Fare ostaggi sembra essere una tattica più efficace di quella decisa una
settimana fa. Se ci fosse una notevole vittoria degli Islamisti libanesi
su Israele, le loro controparti ideologiche, con ogni probabilità,
utilizzerebbero simile tattica in Iraq contro il governo americano, a
Mosca contro quello russo e in Kasmir contro il governo indiano. Ogni
successo terroristico, per quanto locale esso sia, potrebbe avere dei
riverberi internazionali.
Il vituperio morale di trattare con i terroristi è superato. Se per
Israele è accettabile rilasciare centinaia di terroristi, perché non è
così anche per altri Paesi?
Queste innumerevoli conseguenze sollevano degli interrogativi sulla
moralità di questa azione governativa israeliana.
Nei primi decenni, è stata leggendaria la bravura strategica di Israele
nel trasformare un Paese debole in una potenza regionale. Negli ultimi
dieci anni si è assistito al processo opposto, in base al quale la
potenza si è ridotta ad essere un bersaglio appetitoso. Che questo
cambiamento sia stato del tutto auto-indotto e ottenuto attraverso il
processo democratico, rende fin troppo reale la preoccupazione profetica
di Benjamin Franklin.
Quando si arresterà il declino? Quanti danni saranno stati fatti sino ad
allora?
(New York Sun, 3 febbraio 2004 - trad. Angelita La Spada)
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