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Tutti diciamo a noi stessi  "è doveroso difendere la nostra presenza e il nostro diritto di esistere". Ma sono pochi quelli che sanno difendere la libertà dei cristiani.  Dr. Samir Geagea

Equilibri.net (18 febbraio 2004)

Libano: scontri di potere

Le mire politiche di Lahoud, che vorrebbe rinnovare il proprio mandato presidenziale, rischiano di compromettere il delicato sistema economico-politico del paese frenando la già lenta ripresa del mercato.
(Lorenzo Burgassi)


La situazione politica

La contrapposizione politica ed ideologica tra il Presidente, Emile Lahoud, e il Primo Ministro Rafiq al- Hariri, continua a tenere bloccata l’attività politica dell’Amministrazione libanese, rendendo quasi impossibile il lavoro del Governo da ormai diciotto mesi. Lo scontro tra i due uomini politici, cominciato con i difficili rapporti personali da sempre intercorsi fra due personalità molto diverse (il Primo Ministro è un ricco imprenditore musulmano, mentre il presidente un militare di carriera cristiano), è stato alimentato poi dall’ambigua divisione dei poteri realizzata nel periodo post-bellico – la quale prevede che alla comunità cristiana venga assegnata la presidenza della Repubblica, a quella sunnita la carica di Primo Ministro; entrambe le funzioni, poi, detengono competenze diverse che finiscono per entrare in contrasto l’una con l’altra. Tutto ciò ha determinato uno scontro fatto di litigi in Parlamento, votazioni contrapposte per interferire con le proposte dell’avversario e la continua ricerca di appoggio presso l’opinione pubblica.

Lahoud, il cui mandato dovrebbe esaurirsi a novembre di quest’anno, è riuscito recentemente ad innalzare il livello della tensione nel paese con il suo proposito di prolungare il mandato presidenziale: egli sta cercando il sostegno della Siria per un’estensione di tre anni della propria presidenza o, addirittura, per un altro intero nuovo mandato. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di evitare di coinvolgere il Libano in una tornata elettorale che potrebbe peggiorarne la situazione.

Lahoud sarebbe costituzionalmente impossibilitato a ripresentarsi alle elezioni e dovrebbe essere sostituito da un altro rappresentane Cristiano Maronita eletto dal Parlamento. Esiste però un precedente a questa operazione: nel 1995 la Siria forzò il Governo libanese a realizzare un emendamento della Costituzione per permettere all’allora Presidente, Elias Hrawi, di rimanere in carica per altri tre anni in modo da affrontare delle minacce eccezionali alla stabilità politica dello Stato.

Nonostante la contrapposizione su specifiche questioni politiche, una parte dell’opinione pubblica ritiene che l’obiettivo di Lahoud sia quello di rimuovere Hariri dalla propria carica prima della fine del mandato presidenziale; in questo modo egli potrebbe forse persuadere meglio la Siria della bontà del proprio operato, scaricando le colpe sul Ministro Sunnita e dimostrando a livello pratico i vantaggi di lavorare con un Primo Ministro maggiormente flessibile.

Lahoud è alla ricerca di sostegno popolare per promuovere il proprio progetto, per questo ha promosso una serie d’impegni “pubblicitari”, come lotta alla corruzione ed il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Egli si è impegnato particolarmente per migliorare i propri rapporti con le figure guida della comunità dei Cristiani Maroniti – il gruppo sul quale, secondo i piani di Damasco, dovrebbe concentrarsi la sua attività. Ciò si è espresso attraverso una serie di incontri con la guida spirituale maronita, il cardinale Nasrallah Sfeir, che si è già da tempo dichiarato contrario alla modifica della Costituzione che permetta al Presidente di mantenersi ulteriormente al potere.

Rafiq al – Hariri appare fortemente intenzionato, nonostante i propositi di Lahoud, a mantenere la propria posizione. La speranza di Hariri è che l’anno elettorale 2004 si concluda secondo i piani costituzionali con la sostituzione del Presidente; questo dovrebbe permettere al Primo Ministro di continuare a guidare il programma di riforme che deve essere ancora portato a termine, nonché di recuperare la posizione di potere che era stata indebolita da Lahoud.

Il futuro del Primo Ministro dipenderà dal sostegno di Damasco, che però non pare essere rivolto in suo favore. Fonti vicine ad Hariri riferiscono che egli avrebbe perso molte delle dispute venute alla luce con il Presidente negli ultimi mesi, perché non sarebbe stato capace di guadagnarsi il supporto siriano. Riprova di questo fatto sono i risultati degli incontri svoltisi con il Presidente siriano Assad, in cui è stato stabilito che il Premier debba collaborare con Lahoud – se non vuole perdere la propria posizione.

Il ruolo della Siria

Il Governo di Damasco continua ad avere voce in capitolo sulle questioni interne libanesi e, secondo molti osservatori, l’attuale crisi politica verrà risolta all’interno dell’Amministrazione siriana. Se la situazione a Beirut non è degenerata lo si deve all’attività di mediatore svolta da Assad che, in effetti, si adoperato soprattutto per contenere il malcontento del Premier Hariri.
L’importanza del giudizio siriano è stata confermata dagli stessi contendenti che, negli ultimi mesi del 2003, hanno organizzato in modo indipendente numerosi viaggi e discussioni con Bashar al – Assad.

Nonostante l’impegno recentemente dimostrato, gli ultimi piani di Damasco prevedono la diminuzione del coinvolgimento in Libano: a cominciare dal 2000 il Presidente Assad ha iniziato l’operazione per il ritiro delle truppe – che sono ancora presenti nel paese dopo la pacificazione forzata, avvenuta negli anni ’90, del conflitto civile che sconvolse il Libano – ed ha cercato di allentare i legami con la vita politica libanese.
La preoccupazione di Damasco è stata dettata anche dalla decisione dell’Amministrazione americana di imporre delle sanzioni alla Siria – previste da due leggi, Syria Accountability Act e Libanese Sovereignty Restoration Act, emanate nel dicembre del 2003 – per l’appoggio fornito al terrorismo arabo e per l’occupazione militare del Libano.
Questo potrebbe portare la Siria a rifiutare di prendere una decisione sullo stallo politico di Beirut, evitando di imporre quella modifica della Costituzione che permetterebbe a Lahoud di restare in carica. Probabilmente la soluzione migliore per la Siria, secondo gli esperti, sarebbe di rispettare la legislazione vigente per il mandato presidenziale, ed impegnarsi piuttosto per far emergere un’altra figura filo-siriana.

Lo scontro Lahoud – Hariri prosegue in ambito economico

La contrapposizione con il Presidente ha impedito ad Hariri di portare a termine il proprio programma di riforme economiche; in particolare, negli ultimi mesi i disaccordi in Parlamento hanno bloccato l’emanazione della legge che dovrebbe permettere la cartolarizzazione del credito del monopolio di stato sui tabacchi (cioè la rivendita sul mercato dei crediti della società sotto forma di obbligazioni) e l’offerta di appalto per le licenze della telefonia mobile.

Sulla riorganizzazione del mercato dei telefoni cellulari si è aperto un confronto diretto tra i diversi progetti del Presidente e del Premier. Il tutto è cominciato con l’iniziativa di Hariri di privatizzare le compagnie telefoniche per venderle ed utilizzare i proventi così ottenuti per coprire almeno una parte del debito del Governo – che si aggira intorno ai 32 miliardi di dollari. Per fare questo Hariri sta cercando di trasferire completamente la gestione delle due aziende del settore presenti in Libano ad altre due compagnie private; queste dovrebbero promuoverne lo sviluppo per i tre anni seguenti, dopodiché le compagnie verrebbero vendute.
Il Presidente Lahoud e il Ministro per le Telecomunicazioni Jean – Louis Qordahi vorrebbero creare due corporazioni statali che organizzino il mercato libanese della telefonia mobile: il loro obiettivo dovrebbe essere quello di contrastare le aziende private che stanno attualmente gestendo le reti dei cellulari per un costo di 7 milioni di dollari al mese e sotto stretto controllo da parte del Governo. Tali aziende sono di proprietà di personalità molto vicine al Primo Ministro e questo genera notevoli preoccupazioni politiche a riguardo delle motivazioni dell’operato del ministro.
Una delle compagnie, la LibanCell, appartiene a Nizar Dalloul, un parente di Hariri. L’altra, Cellis, è posseduta per un terzo dal Gruppo Mikati, il cui presidente è il fratello del Ministro dei lavori pubblici e dei trasporti Najib Mikati, che a sua volta è amico di Hariri.

Lahoud ed i suoi collaboratori, secondo recenti dichiarazioni, ritengono che l’obiezione di Hariri per l’organizzazione delle corporazioni statali derivi essenzialmente dalla volontà di difendere gli interessi particolari suoi e dei propri alleati. Comunque nessuna decisione definitiva è stata ancora presa in materia, mentre ancora non si sono delineati dei compratori sicuri per le compagnie di cellulari, dopo che si sono ritirate le prime quattro aziende ad aver fatto delle offerte (cioè la francese Orange, la tedesca Detecon, la greca OTE e la kwaitiana Mobile Telecommunications Company).

La situazione economica libanese

L’Amministrazione libanese difetta di un sistema di dati aggiornato sulla contabilità nazionale, nonostante gli sforzi compiuti per rafforzare la copertura dell’analisi statistica. Attualmente, quindi, un’analisi dell’andamento dell’economia nazionale ha un ampio margine di errore. In assenza di dati ufficiali, le stime fornite dai dipartimenti di ricerca delle banche commerciali locali vengono tenuti sotto osservazione da parte di organismi internazionali.

Secondo il rapporto economico trimestrale della Banca Audi, l’economia è cresciuta ad un tasso appena superiore al 2% durante i primi nove mesi del 2003, ed è stata guidata principalmente da due fattori: la crescita dei consumi dell’Amministrazione, stimata intorno al 7%, e quella della domanda estera di beni, con un aumento delle esportazioni del 35% circa (per un totale di 1,1 miliardi di dollari). Questa prestazione pare confermare un marcato trend positivo, che ha visto una crescita degli utili derivanti dalle esportazioni per ogni trimestre dalla fine del 2000.
Questo sviluppo, secondo osservatori locali, è stato dettato dallo scarso livello della domanda interna; questo ha fatto sì che i produttori si rivolgessero più aggressivamente verso i mercati esteri.
Durante il 2003, il commercio estero libanese è stato guidato dalle esportazioni di gioielli, indirizzate soprattutto verso la Svizzera. Questo settore dell’export è stato valutato in un terzo circa delle esportazioni totali dei primi nove mesi dell’anno, con il mercato svizzero che ha provveduto al 25% della domanda totale.

Il settore delle esportazioni, tuttavia, ha rappresentato soltanto il 6/7% del PIL, mentre è avvenuta una crescita del volume delle importazioni che ha contribuito a mantenere in passivo la bilancia commerciale libanese. La spesa per le importazioni è cresciuta del 6,6%, per un totale di 5,1 miliardi di dollari (quasi il quintuplo degli utili derivanti dall’export). Tale aumento è imputabile al rincaro del prezzo del petrolio durante i primi tre trimestri dell’anno, nonché alla debolezza del dollaro rispetto all’euro (moneta con cui sono valutate la maggior parte delle merci importate). L’Unione Europea, infatti, ha dominato la lista dei fornitori, sotto la guida di Francia, Germania e, soprattutto, Italia che ha fornito oltre il 9% delle importazioni libanesi.

Il settore dell’economia libanese che ha realizzato le migliori prestazioni, comunque, è stato quello del turismo. Secondo le stime fornite dal Ministero del Turismo, circa 820000 visitatori hanno raggiunto il Libano nel 2003 – mostrando un tasso di crescita annuale del 5,5%. La tendenza positiva del settore, però, non è stata affatto lineare: la percentuale maggiore è stata infatti registrata durante il terzo trimestre dell’anno, mentre i primi mesi mostrarono una decisa caduta nel numero di turisti a causa dell’instabilità della regione (conflitto iracheno).
Il rafforzamento dell’industria del turismo è sostenuto anche dai dati dell’Aeroporto Internazionale di Beirut. Il numero dei passeggeri durante i primi dieci mesi del 2003 è cresciuto del 6%, e il numero di velivoli che si sono serviti di tale struttura del 4% (giungendo a 29000 circa).

Conclusioni

Lo stallo amministrativo che attanaglia il Libano rischia seriamente di compromettere l’economia del paese, oltre che la pura sfera politica e dei rapporti internazionali. Nonostante la mancanza di dati completamente attendibili, la lieve ripresa dell’economia è innegabile. Considerato poi che uno dei settori chiave è quello del turismo, e che il 45% dei visitatori provengono da paesi arabi, sarebbe opportuno che il Presidente Lahoud lasciasse da parte le velleità da guida suprema dello Stato e contribuisse, insieme ad Hariri, a far emergere il Libano dal proprio isolamento.

 

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