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Beirut (AsiaNews) – I vescovi Maroniti ,
riuniti a Bkerke ieri 4 febbraio, hanno apprezzato lo scambio
dei prigionieri fra Israele e Hezbollah ed hanno auspicato che un
simile passo venga intrapreso anche dalla Siria, liberando centinaia
di libanesi dalle loro prigioni. Nel corso della riunione mensile dei
vescovi Maroniti, presieduta dal Patriarca maronita, il Card.
Nasrallah Sfeir, si sono affrontati vari temi di interesse nazionale.
Nel comunicato finale consegnato alla stampa, al punto 5 si legge:
“Salutiamo il successo dei negoziati che hanno portato alla
liberazione di un certo numero di libanesi dalle carceri israeliane,
nella speranza che un giorno siano tutti liberati. Auspichiamo che lo
Stato libanese e lo Stato siriano tengano conto delle richieste dei
genitori dei libanesi ritenuti dispersi”.
La Siria, forza occupante del Libano, ha sempre
negato la presenza di detenuti politici libanesi sul proprio
territorio. Di recente fonti delle Forze libanesi ( ex-milizia
cristiana) hanno riferito della morte in un carcere siriano di Joseph
Huways, 43 anni, già sofferente di epilessia. Proprio oggi, Amnesty
International ha chiesto alle autorità siriane di avviare
un’indagine sul caso e di permettere ai prigionieri di avvalersi
della facoltà di nominare i propri avvocati e di potere ricevere
visite dai familiari. Immediata la smentita siriana: il ministro
siriano dell’interno, in una dichiarazione stampa, ha negato “la
presenza di qualsiasi prigioniero politico libanese in Siria”.

Amnesty dichiara di essere in possesso di una lista
completa di nominativi di libanesi scomparsi in Siria e detenuti nei
carceri per motivi politici.
Secondo fonti delle Forze libanesi, la maggior parte
dei prigionieri politici sono di religione cristiana fra i quali anche
dei sacerdoti cattolici ( Padre Albert Shirfan e Padre Souleyman Aby
Khalil dell’Ordine religioso degli Antoniani Maroniti. In una copia
della lista presentata dalle Forze libanesi a varie organizzazioni
mondiali, di cui AsiaNews è giunta in possesso, ci sono i dati
anagrafici, le professioni, e le date di cattura o rapimento di
persone che Amnesty ritiene essere prigioniere in Siria. Vi sono 110
prigionieri portati in Siria prima del 1990, ovvero prima della fine
della guerra civile (1975 – 1990). La lista elenca anche altri 46
nomi di persone ritenute “disperse” dal 1990 in poi in zone sotto
il controllo dell’esercito siriano in Libano. Nella lista compaiono
sia membri delle milizie libanesi cristiane, sia civili (commercianti,
autisti, impiegati,…).
Fra gli altri punti trattati dai vescovi, vi è la
crisi economica e la disoccupazione che attanagliano il Libano.I
Vescovi hanno concluso con un augurio a tutti i cattolici
Maroniti per la festa di San Marone (9 febbraio), “affinché ispiri
i maroniti a unirsi e a cooperare con i loro fratelli libanesi per il
sollevamento del Libano”.(P.B)
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