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Beirut (AsiaNews) – Giovanni Paolo II ha
annunciato per il 16 maggio prossimo la canonizzazione del beato
libanese Nimatullah al-Hardini (1808 – 1858) . Hardini sarà fatto
santo assieme ad altri 5 beati (don Orione; p. Annibale M. di
Francia; p. Giuseppe Manyanet y Vives; Paola Elisabetta; Gianna
Beretta Molla) . Il beato al Hardini aveva nome Youssef
(Giuseppe) Kassab, ed è nato a Hardine (distretto di Batrun, Libano
centro nord). Dal 1816-1822 frequenta a Houb la scuola del Monastero
di S.Antonio dell’Ordine maronita libanese. Nel 1828, è
seminarista nel Monastero di S.Antonio a Kozhaya, e sceglie di farsi
chiamare frate Nimatullah (“Grazia di Dio”). Pronuncia i
voti solenni il 14 novembre 1830 e terminati gli studi teologici,
viene ordinato sacerdote a Kfifane, il 25 dicembre 1833.
È stato per 3 volte vice superiore dell’Ordine
libanese maronita( 1845-1848; 1850-1853; e 1856-1858). Insegnante di
teologia al Seminario Maggiore, fra i suoi allievi vi è pure il
santo libanese Charbel Makhlouf. Ha dedicato la propria vita
all’insegnamento, alla rilegatura di libri, alla sartoria, alla
pastorale delle parrocchie ed alla preghiera. Passava i giorni e le
notti in adorazione della Santa Eucaristia; devoto alla Vergine,
recitava incessantemente il rosario. È morto di cancro allo
stomaco, nel Monastero dei santi Cipriano e Giustino, a Kfifane il
14 dicembre 1858.
Come la beata Madre Teresa, Al Hardini è ritenuto
uomo di fede e di miracoli anche da parte di non cristiani. Fra i
miracoli attribuit al futuro santo, ve n’è uno verso una donna
drusa. Padre Georges Rahme, monaco maronita, docente di filosofia e
civiltà orientali all’Università Libanese, autore di centinaia
di libri, racconta ad AsiaNews: “Una volta una donna drusa è
arrivata alla tomba di Al-Hardini e vi ha lasciato sopra il corpo
morto del suo terzo figlio. Era disperata perché le morivano i fli
appena nati.Dopo aver abbandonato la salma del piccolo, è
uscita fuori della chiesa del convento per piangere. Prima di
allontanarsi sente un frate gridare che vi è un neonato abbandonato
in chiesa e che piange: il bambino druso era risuscitato”.
P. George Rahme, che insegna anche all’Université
la Sagesse all’università Antoniana, spiega ancora per
AsiaNews:“ Al-Hardini ha fatto superare il concetto di una santità
lontano dalla gente. La figura di Al-Hardini è quella del monaco
fra i suoi confratelli e nella società. Non è più l’eremita
come san Charbel. E’ piuttosto come Madre Teresa di Calcutta. Fra
la gente è il testimone dell’amore di Cristo per l’umanità.
Era insegnante, confessore e andava a trovare la gente nelle proprie
case. E’ la figura di colui che si annulla per gli altri. Mangiava
un solo pasto al giorno. Ha vissuto ed ha raggiunto la santità
nella società e fra la gente. Al-Hardini diceva sempre: ‘Ogni
volta che incontro la gente mi avvicino di più alla perfezione’,
e lo diceva perché vedeva Cristo negli altri.”
Alecco Habib, un laico cattolico libanese, docente
di Marketing all’Università Libanese, ha commentato per AsiaNews
: “La fede per noi cristiani d’Oriente è tutto. Barcolla tutto
eccetto la fede. Dopo aver visto per anni frantumati tutte le nostre
speranze di libertà, di pace e di giustizia terrena, Dio ci manda
dei messaggi attraverso i santi della nostra terra: persone che
ignoravamo potessero esserci d’esempio di preghiera e di fede.
Dall’esempio dei nostri santi traiamo oggi la nostra fede, per
poter raggiungere almeno un millesimo della loro santità. Ogni
volta che la Cattedra di Pietro santifica qualche libanese, la
nostra fede si rafforza. Essere santi nella società di oggi non è
impossibile, e santo Al-Hardini ne è la prova. L’intelligente –
lui diceva - è colui che salva la propria anima”.(PB)
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