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Tutti diciamo a noi stessi  "è doveroso difendere la nostra presenza e il nostro diritto di esistere". Ma sono pochi quelli che sanno difendere la libertà dei cristiani.  Dr. Samir Geagea

«Uno, due, cento Bin Laden»

di  Paolo Papi                                                                                                               25/2/2004

Il capo della Cia George Tenet

Come è cambiata la rete terroristica globale? Quali sono i rischi di proliferazione batteriologica e nucleare? Quali sono le organizzazioni emergenti della jihad? Parlando al Senato americano, George Tenet ricostruisce lo scenario della guerra al terrore a due anni e mezzo dagli attentati contro New York e Washington. E mette in guardia dai rischi di un altro attacco catastrofico

Chiamato dalla commissione intelligence del Senato americano a riferire sulla battaglia in corso contro i network terroristici mondiali, il capo della Cia, George Tenet, non ha scelto il linguaggio paludato e rassicurante di alcuni leader europei. Anzi, ha espressamente spronato l'opinione pubblica internazionale a sostenere senza tentennementi la guerra anglo-americana contro Al Qaeda e le altre organizzazioni affini, nate e prosperate dopo l'attacco alle Twin Towers: «Esistono decine di questi movimenti, con una dirigenza autonoma, da quella di Bin Laden», ha dichiarato. Aggiungendo poi: «E sperano di sferrare l'attacco spettacolare contro l'America» che li legittimerebbe definitivamente agli occhi delle masse arabe radicalizzate.

GUERRA INTESTINA TRA JIHADISTI?
Non uno, ma cento, mille Bin Laden, magari mascherati da insospettabili uomini d'affari mediorientali, minacciano dunque la sicurezza americana e contro di essi - ha detto Tenet - la battaglia sarà ancora lunga, «ultradecennale», per usare le parole post-11 settembre di Donald Rumsfeld.

Come aveva dichiarato il presidente egiziano Hosni Mubarak, allo scoppio della guerra in Iraq, sarebbe stato un tragico errore concentrare tutti gli sforzi nella caccia allo sceicco saudita. Bin Laden, ha fatto intendere Tenet, rappresenta soprattutto una figura simbolica, anche se dotata di un fortissimo appeal presso i fondamentalisti arabi e ancora in grado di muovere e finanziare le organizzazioni sorelle. Ma non è più il capo assoluto del movimento jihadista: perché esso, oltre ad Al Qaeda (la prima e la più forte delle associazioni islamiste), è rappresentato da una miriade di organizzazioni terroristiche non necessariamente coordinate, che a volte arrivano persino a combattersi a vicenda per conquistare la leadership della guerra santa anti-occidentale.

E' su questo elemento, quello dell'esplosione di una guerra intestina tra organizzazione terroristiche, che l'Occidente deve confidere per vincere la sua battaglia. Al Qaeda - ha avvertito Tenet - ha «subito duri contraccolpi anche se ancora punta a sferrare un attacco come quello dell'11 settembre» ma, laddove barcolla, «altre decine di gruppi sono pronti a sostituirla» con o senza «l'incoraggiamento dell'organizzazione madre». E questo anche qualora la caccia a Osama si risolvesse positivamente.

CACCIA A BIN LADEN
A che punto è, appunto, la rincorsa al fantasma Bin Laden? Al di là del nuovo assetto - più anarchico, pluralistico, decentralizzato - del nuovo network del terrore, è evidente che una cattura dello sceicco rappresenterebbe un colpo durissimo, in termini d'immagine, per le associazioni fondamentaliste, sempre più radicate anche in Palestina, in Iraq, in Siria, cioé in zone fino a ieri ritenute più impermeabili alla penetrazione della propaganda estremista e religiosa.
Ed è proprio questa - quando la cattura di Osama? - la domanda che si sono fatti in molti dopo che, da Islamabad, è rimbalzata la notizia di una sua prossima cattura: probabilmente rintanato coi suoi fedelissimi in una zona impervia, di venti km quadrati, del Beluchistan, tra Afghanistan e Pakistan, Bin Laden sarebbe, secondo alcune fonti del comando Usa a Kabul, costretto ormai a muoversi come un topo in gabbia, nei suoi rifugi, circondato da agenti della Cia e soldati pakistani. Notizia in qualche modo confermata dal capo della Cia quando ha detto, sempre al Senato, «Bin Laden sta facendo del suo meglio per nascondersi. Gli stiamo dando la caccia in una delle regioni più ostili della Terra, seguiamo ogni pista. Va sempre più sotto terra».

A questo proposito, ha continuato Tenet, è stato molto importante finora il sostegno del presidente pakistano Pervez Musharraf, «un alleato coraggioso e indispensabile» - ha riconosciuto Tenet - «che si è spinto fino a diventare un obbiettivo dei killer proprio per l'aiuto dato agli Stati Uniti».

IL FUTURO, CON O SENZA AL QAEDA
Che gli Stati Uniti debbano attrezzarsi per una guerra di lunga durata appare ormai evidente dalle dichiarazioni del capo della Cia. Dopo l'11 settembre, è nato sotto la spinta di Osama Bin Laden un movimento globale anti-americano radicato soprattutto tra gli arabi sunniti. Se dal 1979 in avanti l'islamismo anti-occidentale era soprattutto di marca sciita e iraniana, con le sue diramazioni libanesi come gli Hezbollah, oggi il fondamentalismo ha fatto breccia soprattutto nella comunità islamica maggioritaria, quella sunnita, sensibile fino agli anni 70 e 80 alle parole d'ordine nazionaliste e anti-imperialiste dei Nasser e dei Saddam e oggi sempre più in balia dei predicatori dell'odio e degli ideologi del fondamentalismo fanatico wahabbita. E' questo uno dei punti sui quali l'America deve prestare maggior attenzione. Perché è evidente, ha dichiarato il capo della Cia, che «una grave minaccia permanga anche per il prossimo futuro, con o senza al Qaeda».

ARMI DI STERMINIO E STATI NAZIONE
Il capo dela Cia è poi ritornato sulle minacce nucleari e batteriologiche provenienti da Paesi quali l'Iran e la Corea del nord che sono da tempo sulla black list dell'amministrazione americana. «La differenza tra la capacità di produrre uranio a basso arricchimento e uranio arricchito (necessario per produrre armi nucleari ndr) è solo questione di tempo», ha detto. Ma attenzione. Oggi c'è un pericolo in più che travalica i confini degli stati nazione. Ed è quello che la relatività facilità di produzione di armi letali rende possibile lo scenario peggiore, quello di una proliferazione chimico-batteriologica su spinta di associazioni islamiche, organizzazioni commerciali apparentemente normali, affaristi senza scrupoli: «La tecnologia per produrre armi di sterminio non è più territorio solo di stati-nazione, ma può essere anche il risultato di decisioni imprenditoriali prese da uomini d'affari e società private». E' per questo - ha continuato - che bisogna tenere alta la guardia: «La proliferazione chimico-batteriologica si può nascondere in mezzo ad affari legali e i Paesi possono nascondere le loro armi di sterminio dietro il paravento industrie lecite ma con doppia finalità, con imprenditori privati che maneggiano beni letali». E' questa una delle sfide più difficili della Cia.

IL DISCORSO COMPLETO DI TENET
Per rendere accessibile a tutti il testo di un discorso che è anche un'interessante ricostruzione della struttura di Al Qaeda e del network terroristico, vi invitiamo a scaricarne il contenuto completo, in inglese, tratto direttamente dal sito della Cia.

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