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Baghdad (AsiaNews) – Mentre proseguono gli attentati
sanguinosi, i cristiani assiri e caldei dell’Iraq temono di
diventarne il prossimo bersaglio. Dopo le bombe esplose nelle
moschee sunnite e sciite, la spada di Damocle ora pende sulle chiese
cristiane. William Warda, capo del dipartimento cultura ed
informazioni del movimento democratico assiro, ha riferito “molte
chiese hanno ricevuto lettere anonime di minaccia”. Stessa
conferma ci arriva dal vescovo cattolico Rabban Al –Qas il quale
ha parlato ad AsiaNews di alcuni manifesti, sempre anonimi,
che invitavano i cristiani a “convertirsi all’islam” o ad
andarsene dal paese. Queste minacce prese all’inizio alla leggera,
ora vengono considerati seriamente. Il vescovo cattolico Louis Sako
ci informa che le chiese cattoliche ed ortodosse hanno abolito le
cerimonie religiose serali. Corsi di catechesi serale per i giovani
sono stati cancellati, vengono fatti solo i servizi religiosi
diurni.
Dalla fine della guerra in Iraq ad oggi sono stati uccisi, in
modo misterioso, molti cristiani, fra i quali un giudice al nord, e
dei negozianti di bevande alcoliche nel sud oltre a molti interpreti
e lavoratori della coalizione accusati di “collaborazionismo”.
Il 21 gennaio scorso 4 lavandaie cristiane sono state uccise, da
ignoti, mentre si dirigevano al loro posto di lavoro presso la Base
Aeronautica Militare (della coalizione) di Al-Habbaniyah nel nord.
Sono stati compiuti degli attacchi anche contro la sede episcopale
della Chiesa Siriana Antiochena a Mossul e contro una scuola
cristiana.
Persone giunte di recente dall’Iraq, hanno informato AsiaNews
che fra la gente molti integralisti definiscono i cristiani iracheni
come “crociati” o “quinta colonna dell’occidente cristiano e
degli americani”. In una società di cultura islamica, dove è
difficile immaginare una distinzione fra legge religiosa e stato
laico, molti iracheni considerano l’occidente come una comunità
di stati religiosi cristiani. Non sempre i leader religiosi aiutano
a comprendere.
Tuttavia Al Hawsa Al-Ilmiyya, centro dei leader religiosi sciiti
di Najaf, presieduta dall’ayatollah Al-Sistani, ha condannato le
minacce contro i cristiani. Lo sceicco Abdel Jabbar Menhal,
rappresentante della Hawsa a Baghdad, 4 giorni fa ha detto:
“abbiamo sentito che ci sono segni di possibili attacchi (contro
le chiese cristiane) e condanniamo queste operazioni, perché
l’Islam rispetta tutti i luoghi sacri, come le moschee, le chiese,
eccetera (leggi: sinagoghe - ndr)”.
I cristiani dell’Iraq sono anche molto preoccupati di una
possibile introduzione della Sharia’a islamica nella futura
costituzione irakena. La comunità sciita del paese (62,5 %) preme
in questa direzione. Intanto si compiono passi verso un’islamizzazione
della società. Molto è già stato compiuto in sordina ed in modo
ufficioso. Paul Marshall, dal Center for Religious Freedom di
Washington informa che “il Ministro dell’Educazione
universitaria Muhammad Aswad…ha licenziato tutti i rettori
universitari ad eccezione dei tre rettori delle università curde
nel nord, e li ha rimpiazzati con degli islamisti. I nuovi rettori
hanno già diramata una circolare nelle università nella quale
chiedono alle donne di indossare abiti islamici ( velo – ndr-
)”. La dottoressa Sawsan Al-Sharafi, vice ministro
dell’agricoltura, è stata allontanato dal suo incarico dal
Consiglio Governativo Provvisorio (CGP) per accontentare gli
islamisti che rifiutavano di lavorare con una donna.. Se l’Iraq
diventa uno stato ispirato dalla Sharia’a islamica, la comunità
degli assiro-caldei cristiani, antico popolo della Mesopotamia che
vive da millenni in quelle terre, diventerà una comunità di
cittadini di seconda categoria. (PB)
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