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Damasco (AsiaNews) – Attivisti dei diritti umani
a Damasco hanno riferito che il governo ha rilasciato 40 detenuti
politici. La maggior parte di essi appartiene a movimenti islamisti
e ad organizzazioni comuniste. Altri 122 detenuti erano stati
rilasciati nel mese scorso, fra i quali vi erano alcuni detenuti da
circa 30 anni.
La liberazione dei prigionieri politici avviene
nello stesso giorno in cui la Siria è sottoposta a forti pressioni
da parte degli Stati Uniti. Nel corso di
una conferenza stampa in Kuwait, sabato 20 marzo, il segretario di
stato americano Colin Powell, ha chiesto il ritiro delle truppe
siriane dal Libano: “Le truppe siriane – ha detto Powell -
devono ritirarsi da questo paese [il Libano] affinché riacquisti la
sua piena sovranità”. In un altro sviluppo, il ministro degli
esteri americano ha fatto sapere di aver chiesto « al governo
libanese di inviare l’esercito al sud”, zona sotto il controllo
degli Hezbollah, appoggiati dall’Iran e dalla Siria.
All’inizio del mese di marzo, la polizia siriana
aveva arrestato 6 attivisti dei diritti umani mentre distribuivano
dei volantini nei quali chiedevano l’introduzione di riforme
politiche e sociali. Sempre all’inizio di questo mese, una
petizione firmata da 1000 intellettuali indirizzata al presidente
Bashar al-Assad, chiedeva la revoca dello stato di emergenza
applicato dal 1963, data della presa di potere da parte del partito
Baas siriano. La petizione chiedeva anche la scarcerazione immediata
di tutti i detenuti politici e la fine degli arresti per motivi
politici.
Alcune personalità in visita a Damasco hanno
riferito ad AsiaNews che quest’anno le festività per
l’anniversario della presa di potere da parte del partito Baas in
Siria, (l’8 marzo 1963) sono state meno solenni e pompose degli
anni precedenti.
Da quando è stato eletto presidente nel giugno
del 2000, il presidente Bashar al-Assad, figlio dell’ex-presidente
Hafez al-Assad, ha varato alcune riforme interne e liberato molti
prigionieri di opinione. La stampa ufficiale siriana elogia Assad
come un fautore della trasizione lenta, sullo stile cinese. Ma i
passi lenti di Damasco verso la democrazia, non attenuano le
pressione da parte di Washington, che sempre più parla di imporre
sanzioni economiche contro la Siria.
Intanto, ieri 21 marzo, è giunto a Damasco in
visita ufficiale Hushiar Zibari, ministro iracheno degli
esteri . Egli desidera affrontare con il collega siriano il problema
dei rapporti fra i due stati vicini e la necessità di garantire
la sicurezza lungo i confini. (PB).
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