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Il rischio globale:gli Usa e il
Medio oriente.
Una speranza: l’Europa. - di Mir Mad
Sia presidente Bush sia il senatore
J.Kerry, il candidato democratico, oramai stanno pensando soltanto a
vincere le elezioni di novembre. Visto che un’ eventuale vittoria senza
il sostegno dei mass-media e senza l’appoggio degli ambienti finanziari
di Wall street è letteralmente impossibile, i due contendenti stanno
cercando di ottenere a qualsiasi costo il supporto della potente lobby
sionista che ha un peso determinante in questi due settori. Sharon,
affermando pubblicamente di non voler rispettare il precedente impegno con
Bush sulla sorte del presidente Arafat, aveva fatto capire di voler vedere
quale dei due contendenti Bush o Kerry- potevano offrire di più. Al
governo di Sharon non bastavano più né i venti miliardi di dollari di
aiuti finanziari all’anno, né l’appoggio incondizionato degli Usa al
Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il presidente Bush, captando il
messaggio di Sharon, l’ha invitato negli Usa per definire "fantastic
plan", il piano di annessione dei territori palestinesi della West
Bank attraverso la costruzione del muro dell’Apartheid. Bush ponendosi
al di fuori di ogni legalità - la risoluzione 242 del consiglio di
sicurezza dell’ONU dice che quella terra non può essere annessa a
seguito di una guerra- ha anche negato il diritto dei profughi palestinesi
di ritornare nelle proprie case. Dunque, senza fare un minimo cenno alla
seria iniziativa di Ginevra, ha di fatto stracciato la Road Map e ha
implicitamente autorizzato Sharon a continuare con la politica di
punizione collettiva, rendendo "la striscia di Gaza una grande
prigione con le chiavi in mano israeliana". Bush, sostenendo Sharon,
sapeva di stracciare la "Road Map" del quartetto ONU,
Europa,USA, Russia. Sharon, ritornando in Israele e rassicurato del pieno
e incondizionato appoggio americano, ha annunciato di voler sopprimere
personalità palestinesi e non, dentro e fuori i territori occupati. La
squadra di Sharon senza perdere tempo,dopo aver assassinato Ahmad Yassin,
ha immediatamente assassinato il leader di Hamas Dr.Rantisi e di fronte
all’ incredulità del mondo intero, ha ufficialmente affermato di voler
continuare con la politica di soppressione fisica degli altri leader
palestinesi e non (Nasrallah per esempio) dentro e fuori i territori
palestinesi occupati,estendendo pericolosamente i confini del conflitto.
Quando la comunità internazionale e il segretario delle Nazioni Unite
Kofi Annan hanno condannato unanimemente l’uso sproporzionato della
forza, comprese le "esecuzioni extragiudiziarie", il portavoce
della Casa Bianca ha parlato del diritto d’Israele a difendersi.
Anche il senatore John Kerry,
allineandosi con la Casa Bianca, ha sostenuto in pieno le ragioni della
squadra di Sharon, definendo "corretta" e realista la politica
di Bush riguardo alle scelte di Sharon. Il presidente Bush, vedendosi
superato dall’avversario, ha fatto sapere immediatamente di voler
compiere un viaggio in Israele, annullando l’incontro con il Re Abdallah
di Jordania uno degli alleati più stretti degli Stati Uniti nella
regione..
I due candidati perciò più che agli
interessi dell’elettore americano stesso pensano di soddisfare le
richieste israeliane per poter ottenere il sostegno della potente lobby
sionista ai fini di una personale vittoria.
In Irak, dove secondo il "Guardian"
di Londra, oramai sta combattendo soltanto la gente che difende la propria
casa, l’"Aprile di sangue" è stato anche il mese della presa
degli ostaggi. Le forze Usa dopo aver chiuso la città di Fallujah, nel
triangolo sunnita, per poterla bombardare e dopo aver punito la
popolazione civile anche con la chiusura degli ospedali della città,
hanno ordinato anche la chiusura di un periodico scita, al-Hwzah ,
causando la rivolta degli sciti. Le forze Usa, scontrandosi con la milizia
al-Mehdi del giovane clericale al-Sadr in tutte zone scite dell’Irak,
hanno cercato anche di occupare le città sante di Najaf e Karbala,
provocando l’ira e la rabbia del popolo scita in tutto il mondo.
M.Karbalai, il rappresentante
di al-Sistani, ha definito il perimetro delle due città sante come
"linee rosse" per le forze d’occupazione, mentre l’ayatollah
Fadalah, capo spirituale degli sciti libanesi, ha intimato le forze Usa a
non entrare in città per non causare la rivolta dei sciti del mondo
intero. Diversi ayatollah della città santa di
Qom, come Nuri Hamedani, Fadel Lankarani, Safi Golpayegani, si sono
espressi negli stessi termini, annunciando che nel caso di un attacco alle
due città, ricorreranno alla risorsa estrema, emettendo la fatwa della
Jihad che obbliga ogni mussulmano a dover combattere la guerra santa
contro gli occupanti . Secondo il "Christian Science Monitor"
(12-04-04), il costante incremento del "potere dei clericali è una
conseguenza della politica americana". Una politica che ha isolato
ampiamente il pensiero laico. L’amministrazione Bush, in piena paralisi
politica- intellettuale, ignorando i continui inviti del leader moderato
scita al-Sistani di far svolgere le elezioni generali sotto l’egida
delle Nazioni Unite e continuando a considerare l’uso della forza come
l’unica opzione, ha trascinato la comunità scita irakena verso lo
scontro armato, contribuendo pienamente a isolare le posizioni moderate
all’interno degli stessi sciti. Si è visto che il moderato al-Sistani,
che rifiuta ogni forma di violenza ma chiede a chiare lettere il
ripristino della legalità attraverso lo svolgimento delle elezioni per
porre fine all’occupazione, pur non appoggiando al-Sadr, tuttavia non si
è distanziato da lui, mentre l’altro influente leader scita, Aziz
Hakim, capo dell’ "Alto consiglio per la rivoluzione islamica in
Irak" e membro del "consiglio provvisorio di governo" ha
avuto una convergenza con al-Sadr. Il "commander in chief" G.
Bush, inviando altre truppe in Irak, e rifiutando ogni effettivo e reale
coinvolgimento della comunità internazione e dell’ONU nella gestione
della crisi, continua a insistere in maniera ossessiva nel voler passare
entro il 30 giugno le consegne formali a una autorità irakena. Un autorità
preselezionata e non rappresentativa, perciò illegittimità e sopratutto
priva di un potere effettivo. Tutto ciò per il semplice fatto di voler
arrivare alle elezioni di novembre con una immagine distanziata dal
disastro irakeno. Parlando del passaggio dei poteri cerca in realtà di
conservare a qualsiasi costo il bottino conquistato attraverso un saldo
controllo militare, che però nonostante gli sforzi non si trasforma in un
controllo politico, tanto meno in un impossibile dominio culturale con
l’imposizione dell’ american style of life.
Anche Senatore J.Kerry, comprendendo la
forte natura economica dell’occupazione dell’Irak e le programmate e
colossali razzie, in varie interviste sul "New York Times" e sul
" Washington Post", ha espresso la ferma volontà di volere
rimanere in Irak nel caso di una eventuale elezione. Il candidato
democratico alle elezioni americane di novembre si esprime in questi
termini in un articolo del "Washington Post": " se i nostri
comandanti militari richiederanno più soldati dovremo darglieli". Il
senatore parla anche della necessità del coinvolgimento della Nato, purchè
il comando resti in mano americana.
Dopo il Sionismo e lo Sciismo, in questo
momento è il terzo polo del triangolo medio orientale, cioè i Wahabismo
a evidenziare maggiormente l’arroganza e la spregiudicatezza del
"presidente di guerra" che ha conquistato anche il titolo di
"radical gambler" dalla rivista "Time". L’autorevole
giornalista dello scandalo Watergate e l’autore del "Plan of attack",
Bob Woodward, parla dei profondi rapporti d’amicizia tra Bush e
l’ambasciatore Saudita a New York, il Principe Bandar. Woodward,senza
essere stato finora smentito da nessuno, sostiene che l’ambasciatore era
stato informato prima di Colin Powel, il Segretario di Stato, del piano
d’attacco all’Irak. Sempre secondo Woodward il principe Bandar con una
moglie considerata una non casuale contribuente di al-Qaeda, ha promesso a
Bush -sicuramente in sintonia con la dinastia regnante saudita – di
impegnarsi a tener basso il prezzo mondiale del petrolio per poter
contribuire al miglioramento dell’economia americana – fatto
confermato anche dal portavoce della Casa Bianca- per poter determinare la
rielezione di Bush –fatto taciuto dalla casa Bianca senza essere negato.
E’ noto che il fondamentalismo
wahabita è il cardine ideologico fondante della dinastia saudita, del
quale si nutre integralmente anche al-Qaeda. Il "presidente di
guerra" dopo aver trascinato l’umanità intera verso un apocalisse
globale, sacrificando decine di migliaia di vite umane in nome della
"guerra al terrorismo", per la propria rielezione tratta con gli
esponenti più spregiudicati del wahabismo, i quali sono spesso
direttamente o indirettamente, i contribuenti e sostenitori materiali e
morali di al-Qaeda. Forse tutto ciò potrebbe essere considerato dal
"radical gambler" e dai Neo- Cons di Washington
"legittimo", ma è giusto che l’elettore americano e
l’umanità intera lo sappia.
In Europa, la sorpresa molto negativa
per Bush è stata la netta presa di posizione del premier spagnolo
Zapatero riguardo al ritiro del contingente spagnolo dall’Irak. Il neo
premier non vedendo nell’ambito dell’ONU -essendo la Spagna membro del
Consiglio di Sicurezza- nessuna volontà di un effettivo passaggio di
poteri a un’ autorità irakena effettivamente rappresentativa della
società civile, sotto l’egida delle Nazioni Unite, e tenendo fede alle
promesse elettorali ha annunciato molto coraggiosamente il ritiro del
contingente spagnolo "in meno di otto settimane" Il commander in
chief G.Bush senza mezzi termini ha sostenuto: "cosi aiutate i
terroristi".
Dopo la vittoria delle sinistre nelle
amministrative, che hanno rafforzato ancora di più la linea europeista
della Francia, con la coraggiosa politica del presidente Chirac e del
cancelliere tedesco Schroder e con la politica di alto profilo di Zapatero
e nella vicinanza di elezioni europee -che comunque vadano rafforzeranno
le istituzioni europee- sembra che sia iniziando una nuova fase nella
politica globale europea. Un passaggio dal "wait and see" basato
spesso su una calma attiva, a una fase dove il gigante economico,
diventando un global player politico, potrebbe dare un determinante
contributo alla sicurezza mondiale. Quest’Europa democratica e unita,
attraverso il dialogo, gli scambi di ogni genere e il reciproco rispetto,
potrà promuovere ed incoraggiare la indispensabile democrazia nel
"grande medio oriente" e offrendo amicizia alle grandi culture
dell’India e della Cina -con pieno rispetto per tutte le altre culture
non meno importanti- arrivare nell’area del Pacifico e forse aiutare gli
Stati Uniti d’America a capire la necessità di una più equa
distribuzione delle risorse globali.
Soltanto questa Europa democratica,
composta da Stati basati sul diritto e con la cultura del dialogo e della
pace –cardini fondanti della sua esistenza stessa- potrà trasformare il
rischio globale in una nuova speranza per l’intera umanità. -
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=264
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