di Guido Olimpio
E’ la
strategia dell’orrore. I palestinesi di Hamas imitano i
guerriglieri iracheni di Falluja ostentando i resti dei loro nemici.
I terroristi qaedisti si presentano come i vendicatori delle torture
ad Abu Ghraib e decapitano l’ostaggio americano riprendendo
l’esecuzione con una videocamera. Quasi volessero contrapporre il
loro scempio a quello compiuto dai soldati Usa nelle prigioni
irachene. La strategia dell’orrore non è soltanto il risultato
della ferocia dello scontro, ma racchiude evidenti disegni politici.
Ed è chiaro che non esiste un’unica regia, bensì la capacità
dei vari gruppi estremisti di «leggere», in tempo reale, quello
che accade sul campo, modificando le tattiche in base agli eventi.
Le mosse possono essere la conseguenza di ordini da parte di un
emiro oppure la reazione a quello che viene trasmesso da una tv
satellitare. Il terrorista Abu Musab Al Zarkawi, presunto autore
della decapitazione, giustifica l’assassinio sostenendo che si
tratta di una ritorsione agli abusi compiuti nelle prigioni
dell’Iraq.
Punta così a catturare il sostegno degli oltranzisti, vuole
guadagnarsi le simpatie di chi è rimasto offeso, cerca di provocare
proteste in Europa e negli Stati Uniti, dove già è forte la
contestazione per la politica della Casa Bianca. Colpisce la
reazione della famiglia dell’ostaggio trucidato che ha lanciato
accuse contro George W. Bush.
IL MODELLO
- I
cadaveri carbonizzati dei quattro vigilantes americani linciati a
Falluja e poi appesi a un ponte sono diventati il simbolo di
una sconfitta. Le truppe Usa hanno assediato per giorni la cittadina
ribelle pronti a punire i responsabili dell’oltraggio. Alla fine,
preoccupati delle conseguenze di un’operazione troppo rischiosa,
hanno rinunciato trovando un’intesa con gli insorti iracheni. I
guerriglieri hanno interpretato l’accordo come una vittoria e così
è stato recepito in gran parte del mondo arabo. Nel
video-comunicato Al Zarkawi si è scagliato contro i musulmani che
non hanno impugnato la spada dell’Islam: «Vi dovreste vergognare
per non aver seguito l’esempio dei giovani di Falluja».
A GAZA -
Hamas ha trasformato i frammenti dei soldati israeliani dilaniati a
Gaza in un trofeo - ad uso dell’opinione pubblica - e in
una moneta di scambio con Israele. I dirigenti islamici hanno
imparato dai guerriglieri libanesi Hezbollah che hanno ottenuto il
rilascio di oltre 400 prigionieri offrendo le salme di tre soldati
israeliani e una presunta spia. Sono stati sempre gli Hezbollah a
lanciare, negli anni ’80, la politica dei rapimenti e l’uso dei
corpi maciullati per intimorire il nemico. Davanti agli occhi di
tutti compare un unico mosaico, composto dalle immagini dei cadaveri
di Beirut, Falluja, Gaza. E, da qualche giorno, si sono aggiunte
quelle dei prigionieri iracheni, sottoposti a torture sconvolgenti.
LA SFIDA -
Nella coreografia di sangue, composta da un filmato e un sito
Internet vicino agli integralisti, si «celebra» Abu Musab Al
Zarkawi indicato come il responsabile della decapitazione di Nick
Berg. Con una taglia miliardaria sulla sua testa, considerato la
mente di attentati kamikaze e reclutatore di futuri martiri anche in
Italia, Al Zarkawi sposa la strategia dell’orrore. Per accrescere
la sua immagine e il peso politico. Se per gli occidentali è un
criminale, per molti arabi sarà «il vendicatore». Il brutale
omicidio dell’ostaggio, che potrebbe essere seguito dsa altre
decapitazioni, deve costituire la prima reazione alle violenze
compiute ad Abu Ghraib. Il giordano non ha il profilo di Bin Laden,
né l’abilità retorica. Non è un leader, piuttosto un capetto.
Però vuole imitare Osama scegliendo un campo di battaglia più
concreto. L’intelligence lo considera il punto di riferimento
operativo del movimento qaedista, oggi diventato un arcipelago di
cellule estremiste. Incoraggiato da alcuni predicatori, ha assestato
il primo colpo alla stazione di Madrid dando una spallata al governo
Aznar alla vigilia del voto. Era l’11 marzo. Adesso ci riprova a
colpi di scimitarra. Ieri era l’11 maggio.