Tutti diciamo a noi stessi  "è doveroso difendere la nostra presenza e il nostro diritto di esistere". Ma sono pochi quelli che sanno difendere la libertà dei cristiani.  Dr. Samir Geagea

Rapporto Annuale 2004

http://www.amnesty.it/pubblicazioni/rapporto2004/518.php3

Map of Lebanon (the Lebanese Republic)Lebanon (the Lebanese Republic)

Repubblica libanese
Capo di Stato
: Emile Lahoud
Capo del governo: Rafiq al-Hariri
Pena di morte: mantenitore
Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: ratificata
Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: non firmato

Decine di persone, inclusi prigionieri di coscienza, sono state arrestate, molte in modo arbitrario. La maggior parte di loro sono stati rilasciati nell’arco di alcune ore o giorni. Molti erano attivisti islamisti trattenuti in quanto sospettati di essere collegati al "terrorismo"; alcuni sono stati detenuti per presunto "collaborazionismo" con Israele. Decine di civili sono stati processati davanti a corti militari le cui procedure non sono state in linea con gli standard internazionali per un equo processo. Sono aumentate le restrizioni relative alle attività dei difensori dei diritti umani e vi sono state limitazioni alla libertà di espressione, anche se era generalmente consentito un buon livello di dibattito e di attività sui diritti umani. Sono state segnalate torture e maltrattamenti di detenuti; non si sono avute notizie di indagini a carico di qualcuno per queste denunce. Almeno tre persone sono state condannate a morte; a fine anno la moratoria de facto relativa alle esecuzioni, in vigore da cinque anni, è apparsa incerta.

 
Contesto

Il primo ministro Rafiq al-Hariri ha presentato le dimissioni del proprio governo al Presidente ad aprile. Egli è stato confermato primo ministro e ha formato un nuovo gabinetto con limitate modifiche a livello ministeriale. La commissione parlamentare sulla giustizia ha proposto importanti emendamenti al codice penale. Attivisti per i diritti umani hanno lanciato una vigorosa campagna contro tali proposte. Se adottate, esse potrebbero comportare gravi restrizioni alla libertà di associazione e di espressione eintaccare ulteriormente i diritti delle donne.

Vi sono state ampie e vivaci discussioni all’interno della comunità delle organizzazioni non governative (ONG) e dei gruppi per i diritti umani riguardo ai temi sui diritti umani e le libertà. I diritti delle donne e la violenza contro le donne sono stati anche oggetto di discussioni diffuse dai media come pure di diversi incontri nazionali e regionali tenutisi in Libano durante l’anno. A ottobre, il ministro della Giustizia ha riaffermato l’impegno del Libano a rendere la propria legislazione in linea con la Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne ratificata dal Libano nel 1996.

Migliaia di membri delle truppe siriane sono stati schierati nuovamente in Libano o sono ritornati in Siria durante l’anno. Ci sono state differenti reazioni all’interno dei circoli politici libanesi riguardo alla Legge sulla responsabilità siriana e il ristabilimento della sovranità libanese adottata dal Congresso degli Stati Uniti a novembre (vedi Siria). Sempre a novembre, il leader dell’opposizione in esilio, generale Michel Aoun, che ha reso testimonianza di fronte al Congresso degli Stati Uniti riguardo al progetto di legge, è stato accusato dalle autorità libanesi di aver danneggiato le relazioni con uno Stato amico (la Siria), oltre ad altri capi d’imputazione.

 
Violenza sulle donne

I movimenti femminili libanesi hanno intensificato le loro campagne contro la violenza sulle donne, in particolare per quanto riguarda i "delitti d’onore" e la violenza domestica, stupro compreso. Gravi preoccupazioni sono state espresse da attivisti per i diritti umani e da gruppi di donne riguardo alle proposte di revisione del codice penale. Essi temono che le revisioni potrebbero incrementare ulteriormente la sottomissione delle donne e perpetuare una cultura dell’impunità riguardo ai reati commessi in ambito familiare poiché secondo le proposte il codice garantirebbe ancora sentenze ridotte per uomini e donne che commettono omicidi nel contesto dei "delitti d’onore" e per le donne che uccidono i loro bambini nati al di fuori del matrimonio.

 
Processi iniqui davanti a tribunali militari

I processi di fronte a corti militari hanno continuato a non essere conformi agli standard internazionali per un equo processo.

*Il 6 maggio, Muhammad Ramiz Sultan, Khaled ‘Umar Minawi, ‘Abdallah Muhammad al-Muhtadi e un cittadino saudita, Ihab Husayn Dafa, sono stati condannati dal Tribunale militare a tre anni di reclusione ai lavori forzati per reati "terroristici" vagamente definiti. Khaled ‘Umar Minawi sarebbe stato torturato nel 2002 mentre era detenuto nel centro di detenzione del ministero della Difesa di al-Yarze. Non sono note indagini in merito a tale segnalazione.

*Il 20 dicembre, Khaled ‘Ali e Muhammad Ka‘aki sarebbero stati condannati a 20 anni di carcere dal Tribunale militare per aver pianificato attentati dinamitardi contro vari obiettivi statunitensi ed "Occidentali" nel paese. Gli imputati erano considerati i leader di una presunta organizzazione "terroristica" sospettata di pianificare attacchi a ristoranti fast-food in Libano tra la seconda metà del 2002 e il mese di aprile. Sedici coimputati in questo caso hanno ricevuto condanne alle carcerazione tra i due mesi e i dodici anni. Alcuni degli accusati hanno sostenuto in aula che avevano riportato la frattura di alcune costole in seguito a tortura; la corte non ha disposto alcuna indagine. Sono stati espressi timori che fossero stati tutti condannati in seguito a "confessioni" estorte sotto tortura. Altri otto sono stati assolti: tutti avevano trascorso otto mesi in detenzione cautelare e sarebbero stati torturati.

 
Vessazioni nei confronti di difensori dei diritti umani

Molte organizzazioni non governative (ONG) per i diritti umani hanno continuato a operare liberamente, ma vi è stato un aumento delle vessazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani allo scopo di limitarne la libertà di espressione e di associazione.

*Muhammad al-Mugraby, avvocato e difensore dei diritti umani, è stato arrestato l’8 agosto per "essersi spacciato per avvocato" ed è stato detenuto per tre settimane a Beirut. È stato rilasciato su cauzione il 29 agosto. Egli aveva criticato alcuni settori della magistratura e l’Ordine degli avvocati libanesi e sollecitato riforme per entrambi. A gennaio, l’Ordine degli avvocati libanesi lo ha espulso dall’Ordine in sua assenza. Comunque, la decisione dovrebbe diventare definitiva solo al termine del ricorso che a fine anno non si era ancora concluso.

*Samira Trad, direttrice di Frontiere, un’organizzazione per i diritti umani che difende rifugiati e persone emarginate in Libano, è stata detenuta per una notte il 10 settembre e interrogata dalla Sicurezza generale riguardo all’attività di Frontiere e la legalità dell’organizzazione. È stata accusata ai sensi dell’art.386 del codice penale, di "danneggiare l’onore e l’integrità" delle autorità libanesi, accusa che comporta condanne fino ad un anno di reclusione. Il direttore della Sicurezza generale ha detto ai rappresentanti di AI che Samira Trad non si era attenuta alle corrette procedure legali nel notificare alle autorità competenti la creazione e le attività di Frontiere.

 
Restrizioni alla libertà di espressione

I mezzi d’informazione hanno dato voce a dibattiti vivaci e critici, ma vi sono stati alcuni episodi di restrizione della libertà di stampa e di pubblicazione.

*Adonis Akra, un professore di filosofia, dopo essere stato detenuto per sette ore, è stato costretto a cancellare un evento pubblico in cui avrebbe rilasciato autografi per il suo libro appena pubblicato relativo alla sua esperienza in carcere. Centinaia di copie del libro sono state ritirate e le autorità hanno ordinato la chiusura della casa editrice Dar al-Tali’ah.

*Tahsin Khayyat, proprietario del canale televisivo privato NTV, è stato detenuto dalla polizia militare per un giorno in dicembre per presunti legami con Israele. È stato rilasciato senza accuse. NTV, assieme ad altri organi di informazione e ad alcuni politici hanno protestato contro il suo arresto, sostenendo che si era trattato di un tentativo di esercitare pressione nei confronti del canale televisivo. A NTV è stato proibito di andare in onda almeno una volta nel corso dell’anno, a quanto pare dopo che aveva trasmesso un programma sulle basi militari statunitensi in Arabia Saudita.

***Aggiornamento

Ad aprile la Corte di Cassazione ha rigettato gli appelli relativi a una precedente sentenza di chiusura della stazione televisiva vicina all’opposizione MTV e della collegata stazione radio Radio Monte Libano, in quanto avrebbero trasmesso annunci elettorali non autorizzati. Ciò è avvenuto in seguito ad una battaglia legale durata otto mesi in merito a una presunta violazione dell’art.68 della legge elettorale parlamentare nel corso della quale erano evidenti notevoli vizi di procedura, avanzando quindi il sospetto che la chiusura fosse stata in realtà politicamente motivata.

 
Tortura e maltrattamenti

Sono continuate le segnalazioni di tortura e maltrattamenti. Le autorità si sono rifiutate di concedere al Comitato internazionale della Croce Rossa (ICRC) l’accesso incondizionato alle prigioni, in particolare a quelle gestite dal ministero della Difesa in cui sono detenuti civili. Questo nonostante un decreto presidenziale nel 2002 avesse autorizzato l’accesso all’ICRC. A ottobre almeno un membro del parlamento, Saleh Honein, ha richiesto un’inchiesta parlamentare in merito al negato accesso dell’ICRC alle carceri militari.

*Il 17 gennaio le forze di sicurezza avrebbero usato manganelli e gas lacrimogeni in spazi chiusi contro 17 detenuti che si rifiutavano di presenziare a un’udienza della corte. Ihab al-Banna e Sa’id Minawi hanno necessitato di cure mediche ospedaliere a causa delle gravi ferite riportate. I 17, tutti detenuti nella prigione di Rumieh in relazione a scontri con le forze di sicurezza avvenute nell’altopiano di Dhinnyyah nel febbraio 2000, sono state in seguito poste in isolamento per punizione. Tuttavia, a luglio il pubblico ministero ha concesso ai detenuti di avere accesso a spazi appositi per esercitare il proprio culto religioso, di fare esercizio fisico al di fuori delle celle e di farsi crescere la barba.

*Husayn Ahmad al-Qarahani, assolto a dicembre dall’accusa di essere implicato in attentati dinamitardi a ristoranti di proprietà statunitense, e precedentemente dall’accusa di aver partecipato all’attentato in giugno alla stazione televisiva al-Mustaqbal TV, ha affermato di essere stato tra i detenuti torturati mentre erano in incommunicado al centro di detenzione del ministero della Difesa di al-Yarze. A ottobre egli ha riferito al Tribunale militare che contro di lui ed altri detenuti erano stati impiegati metodi di tortura quali il ballanco (essere appeso per i polsi legati dietro la schiena) e le percosse, a quanto pare per costringerli a "confessare". Non si ha notizia di alcuna indagine condotta in merito a queste segnalazioni o ad altri casi di tortura segnalati nel corso dell’anno.

***Risposte del governo

A settembre, in risposta ai rapporti di AI in merito al presunto maltrattamento di cittadini stranieri detenuti, il governo ha affermato che i detenuti stranieri erano trattati bene e in conformità con gli standard internazionali. Nello stesso mese il governo ha criticato il rapporto di AI riguardante i detenuti di Dhinniyyah (vedi oltre) poiché era basato su "fonti non attendibili" e ha respinto le segnalazioni di tortura e mancanza di tutele legali. AI ha reiterato le proprie preoccupazioni in quanto non era stata avviata alcuna indagine giudiziaria indipendente sulle denunce di tortura e maltrattamenti ai danni dei detenuti di Dhinniyyah.

 
Pena di morte

Almeno tre persone sono state condannate a morte. Una moratoria de facto relativa alla pena di morte è in vigore dal 1998, ma a dicembre è apparsa diventare incerta in seguito alla notizia che il presidente avrebbe potuto presto firmare i documenti di esecuzione per 27 o più persone condannate per omicidio negli anni precedenti.

 
Uccisioni di civili

Civili sono stati vittime di quelli che potrebbero essere stati attacchi diretti o indiscriminati.

*‘Ali Nadir Yassin, di 5 anni, è stato ucciso la notte del 6 ottobre dopo che un missile, con ogni probabilità lanciato in direzione delle forze militari israeliane, aveva colpito la casa della sua famiglia nel villaggio di Hula, nel sud del paese. La Forza ad interim della Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) ha riferito che il missile era un Katyusha, un tipo di missile solitamente usato dai gruppi di resistenza libanese. Hezbullah (Partito di Dio), il gruppo islamista che lancia occasionali attacchi contro le forze israeliane di stanza nel territorio delle Fattorie di Sheba occupate da Israele, ha negato ogni coinvolgimento con l’uccisione.

*Il 9 dicembre, lo studente Mahmoud Hadi e il meccanico Khodr ‘Arabi sono stati colpiti a morte nella loro macchina da truppe israeliane vicino al villaggio di Ghajar, che è diviso tra il Libano e le Alture del Golan occupate da Israele.

 
Rifugiati

***Rifugiati palestinesi

I rifugiati palestinesi continuano a subire una sistematica discriminazione, incluse ampie discriminazioni relative ai diritti al lavoro, alla proprietà e alla libertà di movimento. Proposte legislative presentate al parlamento per rimuovere il divieto di proprietà imposto ai palestinesi sono state ritirate a ottobre dal presidente del parlamento.

***Altri rifugiati

Vi sono state preoccupazioni relative al fatto che i convogli organizzati dalle autorità libanesi per il rimpatrio volontario in Iraq di cittadini iracheni potrebbero aver trasportato rifugiati e richiedenti asilo che ritenevano di essere a rischio di gravi violazioni dei diritti umani al loro rientro nel paese di origine. A settembre è stato firmato un Memorandum d’intesa dal governo libanese e dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR). Questo evento è stato considerato un passo importante nell’ufficializzazione del ruolo dell’ACNUR nella protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo in Libano. Il Memorandum ha tuttavia destato alcune preoccupazioni in quanto nega ai richiedenti asilo di poter accedere alle procedure per la determinazione dello status di rifugiato oltre un certo limite di tempo, escludendo così dall’accesso alcune persone che necessitano di protezione.

 
Rapporto e missioni di AI

Lebanon: Torture and unfair trial of the Dhinniyyah detainees (AI Index: MDE 18/005/2003)

Delegati di AI hanno visitato il Libano tra maggio e giugno. Essi hanno partecipato a una conferenza regionale riguardante la violenza sulle donne, condotto inchieste in merito alla situazione dei rifugiati palestinesi e ad altri temi relativi ai diritti umani, e incontrato funzionari di governo, organizzazioni locali per i diritti umani ed avvocati. Altri incontri con funzionari di governo hanno avuto luogo a ottobre.

 

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