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Beirut (AsiaNews) – “Il popolo libanese, segnato da anni da
problemi sociali e di vita, non avrà voce in capitolo
nell’elezione del proprio presidente”: è quanto affermato dal
consiglio dei vescovi maroniti in un documento ufficiale pubblicato
giovedì dal quotidiano nazionale An Nahar.
Il consiglio, presieduto dal patriarca Nasrallah Sfeir, si è
riunito lo scorso mercoledì. Nella nota si condanna il fatto che
“le imminenti elezioni presidenziali sembrano riguardare
esclusivamente la classe politica del paese, mentre la maggioranza
del popolo libanese è oppresso dal peso schiacciante dei problemi
socio-economici fra l’indifferenza generale delle istituzioni”.
In effetti tutta la classe politica libanese continua a discutere
se rinnovare il mandato all’attuale presidente Emile Lahud o se
scegliere qualcun altro. Il nuovo candidato però dovrà aver il
beneplacito della Siria, che continua ad occupare militarmente il
suolo libanese e a controllare la politica di Beirut.
I vescovi riuniti a Diman, nel nord del Libano, hanno
sottolineato l’abisso che separa la classe politica dalla
popolazione: “La situazione di crisi è evidente e concerne la
scarsità di posti di lavoro, un peso fiscale eccessivo, una
crescente corruzione nelle istituzioni pubbliche come nelle ditte di
telefonia mobile e di elettricità, lo spreco dei fondi pubblici e
il caos nei dipartimenti di governo. Altro elemento di malcontento
è il debito pubblico, per il quale non si intravedono
all’orizzonte soluzioni”. Il consiglio dei vescovi aggiunge che
“è ormai divenuta una prassi comune che il popolo libanese non
abbia voce in capitolo nelle elezioni presidenziali e la maggior
parte pensa che sia normale; questo è un ulteriore segno
dell’assenza di orgoglio nazionale e di una vicinanza al proprio
paese, oltre che della poca considerazione della volontà
popolare”.
Nella nota si condanna anche l’attacco alle 5 chiese perpetrato
la scorsa domenica in Iraq, che ha causato la morte di 11 fedeli e
il ferimento di altri 50. “quanto successo in Iraq – dicono i
vescovi - ribadisce che c’è una ferma determinazione a
colpire il paese e i suoi abitanti. Esprimiamo il nostro rammarico
per i crimini e i massacri che si stanno susseguendo in un paese
fratello e preghiamo Dio affinché ponga fine a questa tragedia
immane, per il bene del suo popolo”. (DS)
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