Il "Partito
di Dio" profanato in rete. Il sistema non è stato danneggiato
Profanazione,
offesa, blasfemia. Ieri gli hacker sono riusciti a fare infuriare gli
Hezbollah. Una manovra di ingegneria informatica per ridurre il sito del
“Partito di Dio” a una semplice finestra linkata a siti
pornografici.
Sì perché
per alcune ore, anziché leggere i versetti del corano, i cinque
pilastri e i corollari, i visitatori del sito www.hizbullah.org, si sono
ritrovati davanti donne che non indossavano certamente il burka.
Una beffa
vera e propria che ha irritato i vertici della milizia sciita
fondamentalista, che in Libano è riuscita a raggruppare frange
provenienti sia dall’ambiente religioso, sia da quello marxista,
portando avanti un modello di repubblica sociale che si occupa di tutto:
dalla scuola, alla sanità, passando per l’agricoltura.
Onnipotenti
in patria si sono ritrovati vittime di una bravata di burloni che sono
riusciti a mandare in tilt l’intero sito. La loro rabbia
fortunatamente è rientrata quando hanno avuto rassicurazioni sulla
buona tenuta del sistema che non ha subito danni permanenti.
Nel giro di
poche ore tutto è ritornato a girare come prima, e alle immagini
esagerate dell’occidente tentatore sono subentrati i fiori del Corano.
Un respiro di sollievo, insomma.
Nell’ottica
islamica uno scherzo più pesante era davvero difficile da architettare.
Tra l’altro l’incidente capita in un momento piuttosto duro per la
vita mediatica degli Hezbollah.
In
Francia si sta pensando di bloccare la trasmissione via satellite della
tv “Al Manar”, vicenda che ha richiesto l’intervento del ministro
degli Esteri libanese Jean Obeid, che ha sostenuto a spada tratta la
libertà d’espressione degli Hezbollah, difesa da un comitato di
sei membri.
Adesso
bisogna attendere la decisione della corte suprema amministrativa, dopo
la denuncia dell'Higher Audiovisual Council. Scelta politica accusano i
libanesi. Amministrativa ribattono i francesi. La partita è ancora
tutta da giocare.