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Beirut (AsiaNews) – Il patriarca maronita
Nasrallah Sfeir ha denunciato il tentativo siriano di mantenere in
carica il presidente libanese cambiando la costituzione. Egli ha
bollato gli emendamenti proposti come un “piano escogitato
di notte” e imposto sul governo del Libano.
La più alta autorità cristiana del paese,
notoriamente critica dell’influenza siriana, è contraria
all’idea di far rimanere in carica, oltre la scadenza prevista
di novembre, l’attuale presidente filo-siriano Emile Lahoud. Il
prolungamento del suo mandato necessita un cambiamento della
costituzione. Sabato 28 agosto un incontro del governo, convocato
in fretta e in furia, si è concluso con la proposta di questi
emendamenti, avversata dal primo ministro Rafiq Hariri e da molti
politici un tempo grandi alleati della Siria.
Durante la messa di domenica alla sede estiva
del patriarcato a Diman, il card. Sfeir ha detto: “Quanto è
avvenuto ieri, riguardo alla costituzione e alla presidenza, è
totalmente estraneo, un piano escogitato di notte ed eseguito di
giorno… Quelli direttamente implicati sono stati costretti a
esprimersi su qualcosa di imposto, a cui dovevano ubbidire e
sottomettersi”. “Chiedo a tutti di essere coscienti – ha
continuato il patriarca – e che Dio aiuti il Libano e i
libanesi”.
“Il governo – ha aggiunto – ha operato
sulla questione in modo troppo veloce… Il tema della presidenza
è molto importante e necessita più tempo per la consultazione;
ad ogni modo, i politici implicati hanno ubbidito in modo cieco e
costringono noi a seguire una decisione dettata loro
[dall’alto]”.
Secondo il card. Sfeir “in mezzo alle
discussioni nazionali e internazionali legati all’intervento
siriano, il popolo libanese è stato lasciato da parte, è
divenuto come straniero… Il Libano è divenuto un giocattolo
nelle mani degli interessi regionali e internazionali, senza
guardare agli interessi del popolo libanese che si trova ad essere
escluso dal decidere su temi di vitale importanza per la
nazione”.
Il sinodo dei vescovi maroniti, presieduto da
Sfeir, si incontrerà mercoledì 1 settembre per discutere gli
ultimi sviluppi. Il Sinodo diffonderà anche una dichiarazione
ufficiale sulla questione degli emendamenti costituzionali.
La Siria ha invaso il Libano durante la guerra
civile del 1975-1990 e ha ormai affermato il suo potere in Libano
con la presenza di decine di migliaia di soldati, il controllo
della presidenza e una fitta rete di servizi segreti.
Alle obiezioni del patriarca si sono
aggiunte anche le critiche di molti politici vicini a Damasco,
come il leader druzo Walid Jumblatt, i cui alleati nel governo
hanno rigettato il piano di emendamenti.
Jumblatt ha promesso un’opposizione risoluta
al piano della Siria, da lui definito “uno sterminato regime”
e ha detto che “non ci può essere coesistenza fra la libertà e
le baracche militari”. Parlando dal suo palazzo di Mouktara,
nello Chouf, Jumblatt ha criticato il tentativo di mantenere
al potere Lahoud, manipolando la costituzione, tradendo le leggi
esistenti, andando contro al popolo libanese. “Le nazioni – ha
concluso Jumblatt – non si misurano sulle loro dimensioni, ma
dalle loro libertà e dal rispetto per i diritti umani”.
Un candidato alla presidenza, un tempo molto
amico della Siria, ha detto che il modo in cui l’emendamento è
stato approvato dal governo – con una riunione di 20 minuti –
era simile a “un’operazione di contrabbando condotta durante
una notte senza luna”. Secondo Daher “stiamo andando verso una
catastrofe che sarà pagata in modo pesante dalla
nazione….L’estensione [del mandato presidenziale –ndr]
produrrà un irreparabile scisma in Libano”.
Fares Soaid, leader della coalizione cristiana
di Qornet Shahwan, ha commentato: “ la Siria si è
impossessata di tutte le istituzioni costituzionali del Libano”.
L’emendamento approvato dal governo sarà
inviato al parlamento, dove il partito pro-siriano ha una
larghissima maggioranza. Il mandato di Lahoud scade il 24 novembre
ed è possibile che già questa settimana il parlamento si raduni
per varare l’emendamento e permettere a Lahoud di continuare a
fare il presidente senza elezioni.
La settimana scorsa il Dipartimento di stato
americano ha affermato che la scelta del presidente dovrebbe
essere nelle mani dei libanesi e non dei siriani. Stessa posizione
è stata affermata da Joschka Fischer, Ministro tedesco degli
esteri, in questi giorni a Damasco.
Washington preme sulla Siria perchè tolga ogni
appoggio agli Hezbollah e ritiri le truppe dal paese. Il
Ministro siriano degli esteri, Farouq-al-Sharaa, ospitando la
Fischer, ha difeso la scelta di Damasco di mantenere Lahoud in
carica, dicendo che il rispetto per la costituzione non significa
escludere ogni possibilità di cambiamento.
Un politico libanese, che ha chiesto
l’anonimato, ha detto che la Siria ha deciso di scegliere
“qualcuno noto e provato” a causa delle incertezze presenti
nella regione. Damasco si tiene stretta un “partner
strategico” in Libano “finché non passerà la tempesta nella
regione” medio-orientale.
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