Tutti diciamo a noi stessi  "è doveroso difendere la nostra presenza e il nostro diritto di esistere". Ma sono pochi quelli che sanno difendere la libertà dei cristiani.  Dr. Samir Geagea

ONU e Libano sono ai ferri corti?

Il Parlamento del Paese reagisce alla risoluzione delle Nazioni Unite che prevede il ritiro delle truppe straniere dal territorio libanese e la richiesta di non influenze o condizionamenti da altri Stati nelle decisioni elettorali del Paese 

Beirut - Se la situazione in Medio Oriente è difficile, in Libano, in questi ultimi giorni, può dirsi davvero complicata. I fatti si sono succeduti rapidamente, e adesso ci sono le prime reazioni. Tutto è iniziato giovedì scorso, quando, con 9 voti su 15, l' ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) promuove un progetto di risoluzione presentato dalla Francia e dagli USA. Punti fondamentali della risoluzione sono principalmente due: il ritiro delle truppe straniere dal territorio libanese e la richiesta di non influenze o condizionamenti da altri Stati nelle decisioni elettorali libanesi .

Chiaro il riferimento anti-siriano della risoluzione. Innanzitutto, perché in questo momento le milizie presenti nel territorio sono siriane, con oltre 17 mila uomini. Inoltre, perché il giorno dopo si sarebbe votato al Parlamento libanese la proposta di emendamento alla Costituzione, per verificare la disponibilità parlamentare nell'accettare un rinnovo del mandato Presidenziale di Emile Lahoud, filo-siriano ed ex combattente nelle forze di occupazione in Libano. L'emendamento è stato approvato con 96 voti a favore, 26 contro e 3 astensioni, in risposta alle Nazioni Unite.

"L'idea di fondo è che se si vuole davvero la pace, è necessario che la comunità internazionale accetti la Siria, la posizione del Parlamento libanese vuole esser una risposta  provocatoria alla decisione delle Nazioni Unite",dice Misbah Ahdab, parlamentare libanese del movimento di opposizione, eletto come indipendente; uno dei 26 voti contro l'approvazione dell'emendamento. "In Libano esser di opposizione - spiega - significa non esser al potere. Ma non vuol dire esser anti-siriani. Vuol dire volere la pace per il proprio Paese. Un modo per attuarla è rivedere i rapporti con la Siria".

Questo non è il primo emendamento alla Costituzione proposto per una carica presidenziale. Sono due i precedenti: nel 1995 per confermare la carica per altri tre anni, e nel 1998, per accettare la candidatura Emile Lahoud, allora parte dell'esercito. " All'epoca però l'opposizione gridava e nessuno sentiva", spiega il deputato.

Gli avvenimenti di questi giorni si mostrano sulla scena internazionale come unici, sia perché sarebbe la prima volta che l'ONU critica in modo tanto manifesto e diretto la politica di un unico Paese, sia perché rappresentano un cambio delle posizioni francesi. "Non credo che gli Stati Uniti abbiano ragione – prosegue il deputato - nel momento in cui praticano una pressione tanto forte verso uno Stato. La Siria in questo momento viene fatta passare come una forza di invasione ma in realtà non lo è. Per quanto riguarda la Francia, la sua posizione verso la Siria è cambiata dal fallimento del progetto degli accordi ecomici tra i due Paesi".

Il Libano sarebbe tenuto, in base alla risoluzione Onu n. 425, a ripristinare il proprio controllo sul territorio meridionale, successivamente al ritiro delle truppe israeliane sul posto, e garantire ivi la calma. Ma il ritiro non è avvenuto. Spesso, infatti, Israele ha violato e ignorato le risoluzioni delle Nazioni Unite. " Sarebbe necessario – suggerisce il politico - inviare un dossier al Consiglio delle Nazioni Unite per spiegare meglio la situazione".

Importante, in questo momento di estrema delicatezza politica, è la percezione che l'organizzazione delle Nazioni Unite dà del suo operato. "Spesso l' ONU ha preso – dice il deputato parlamentare - posizioni a favore di Israele, come il permettere che la risoluzione n.425 venga violata, oppure che altre non vengano mai applicate. Il problema è che non ci sono mai pressioni verso questo Stato. E non si può far lo stesso discorso per quanto riguarda la Palestina".

Altro punto cruciale è il livello di armamenti dei due Paesi. "In Israele c'è la bomba atomica - dice Ahdab -, in Palestina, le uniche forze armate permesse sono un esiguo numero di elicotteri; è ovvio lo squlibrio nel rapporto di forza: chi è il vero pericolo?".

Il nodo centrale è la percezione che la popolazione ha dell'operato americano e in primis delle Nazioni Unite . "Se gli Stati Uniti - spiega il deputato dell'opposizione - continuano a mostrare in questo modo il loro legame con Israele, il vero problema sarà che verrà sempre più accreditata la tesi per cui tutti i mussulmani sono estremisti, e in questo modo si darà vita ad un circolo vizioso, per cui, come unica alternativa all'occupazione o all'ingerenza politica di un altro Stato verrà visto l'estremismo. Gli Stati Uniti stanno perdendo di credibilità in Libano".

"La gente vede gli stessi carri armati passare in tutto il territorio del Medio Oriente, senza alcuna distinzione. Come si fa in questo modo a credere nelle loro vere intenzioni di pace?".

Per una pace duratura sarebbe necessario un cambiamento globale di atteggiamenti. " E', infatti, necessario - prospetta Ahdab -creare una pace unica nel Medio Oriente, realizzabile, però con un lungo processo che vede le popolazioni invase riacquistare i territori persi, gli sfollati riprendere dimora nelle loro case, cercare non un trattato di pace univoco o a due Paesi, ma uno che inglobi tutti gli Stati".

Gli avvenimenti degli ultimi giorni rivedono i rapporti tra il Medio Oriente e l'Occidente, sotto una nuova luce. "Un miliardo e 300 milioni di mussulmani sono in tutto il mondo – spiega Misbah Ahadab – non si può pensare che siano tutti estremisti, bisogna prendere in considerazione che tra questi vi è anche una buona proporzione di moderati".


News ITALIA PRESS

 

© 1996-2004 FORZE LIBANESI, Tutti i diritti riservati