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Tempi
duri per i cristiani nei paesi musulmani

[ICN-News 29 settembre 2004 -Cristiani nei paesi musulmani]
(memri.org) Giornalista iracheno: E’ difficile immaginare un
periodo in cui i cristiani arabi abbiano corso un pericolo
maggiore di quello attuale
In un articolo sul quotidiano iracheno Al-Zaman, pubblicato
simultaneamente a Londra e a Bagdad e la cui tradizione liberale
risale agli anni 40, l'editorialista Majid Aziza illustra la
difficile situazione della comunità cristiana nel mondo
musulmano. Seguono brani dell'articolo: 1
"I cristiani nati in paesi arabi stanno fuggendo dalle loro
terre d'origine. E' una frase ripetuta ogni giorno dappertutto ed
è esatta al cento per cento. Stando alle statistiche, i cristiani
sono emigrati in gran numero verso paesi più sicuri per loro e
per i loro figli, come Stati Uniti, Australia ed Europa [sic]. Il
motivo sono le vessazioni da parte di organismi governativi da un
lato, di gruppi estremistici dall'altro, che subiscono in paesi
dove hanno vissuto da migliaia di anni. […].
I cristiani risiedono da secoli in quelle terre che attualmente si
chiamano paesi arabi, fianco a fianco con altri gruppi religiosi e
particolarmente coi musulmani con cui hanno condiviso le difficoltà
della vita. Ma i cristiani hanno perso i loro 'vicini' per molte
ragioni: l'estremismo religioso che alligna fra alcuni musulmani,
la crescita demografica per motivi religiosi, atti di
discriminazione e coercizione, espulsioni individuali e collettive
e pressioni patite anche quando servivano il loro paese. Ne
troviamo molti esempi in Palestina, Iraq, Sudan, Libano, Egitto e
altrove.
Quattro milioni circa di cristiani libanesi hanno lasciato il loro
paese a causa delle pressioni esercitate su di loro. Circa mezzo
milione di cristiani iracheni hanno abbandonato la loro patria per
gli stessi motivi […]. E oggi la situazione sta peggiorando per
la discriminazione da parte degli estremisti salafiti (fondamentalisti
islamici). In Palestina, i cristiani sono quasi scomparsi in
conseguenza del controllo esercitato dai musulmani estremisti
sulla questione palestinese e della marginalizzazione del loro
ruolo, a prescindere dall'impatto negativo sui cristiani
palestinesi dell' Intifada, condotta da organizzazioni islamiche.
Quanto ai cristiani d'Egitto, i copti, quello che hanno subito e
stanno subendo, per mano sia dello stato sia degli islamici,
basterebbe a riempire pagine di libri e giornali, tanto è la
coercizione, la discriminazione e la persecuzione. Quanto accade
in Algeria, in Mauritania, in Somalia e in altri paesi è troppo
lungo da spiegare.
La situazione è identica anche in paesi musulmani non arabi. I
cristiani sono perseguitati in paesi islamici come Pakistan,
Indonesia e Nigeria. In Pakistan, i leader spirituali islamici
hanno emesso una fatwa (parere religioso) con cui si autorizza
l'uccisione di due cristiani per ogni musulmano ucciso dagli
attacchi americani in Afghanistan, come se gli americani
rappresentassero la cristianità nel mondo. In altri paesi essi
vivono nella paura, all'ombra delle minacce, e debbono affrontare
un crescendo di aggressioni, ogni volta che gli Stati Uniti e i
loro alleati compiono azioni militari contro un qualsivoglia
paese.
I cristiani hanno paura di quello che può loro succedere in
questi paesi. La situazione è davvero critica e richiede
un'attenzione urgente. E' difficile immaginare un altro periodo in
cui i cristiani abbiano corso un pericolo maggiore di quello
attuale in questi paesi […]".
Tratto da: MEMRI, per gentile concessione
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