Tutti diciamo a noi stessi  "è doveroso difendere la nostra presenza e il nostro diritto di esistere". Ma sono pochi quelli che sanno difendere la libertà dei cristiani.  Dr. Samir Geagea
 
Beirut, potente autobomba uccide ex premier Hariri
Mon February 14, 2005 9:09 PM GMT

BEIRUT (Reuters) - L'esplosione di una potente autobomba sul lungomare di Beirut ha provocato oggi la morte dell'ex primo ministro libanese Rafik al-Hariri, miliardario e responsabile di gran parte della ricostruzione del paese dopo la guerra civile del 1975-90.

Almeno altre 14 persone, tra cui alcune delle sue guardie del corpo, sono morte quando il corteo di cui faceva parte l'auto di Hariri è saltato in aria mentre transitava di fronte all'Hotel St. George, in una zona esclusiva del lungomare cittadino, denominata Corniche, quattro mesi dopo le sue dimissioni da premier.

L'ex ministro dell'Economia Basil Fuleihan, che era nello stesso corteo, è rimasto gravemente ferito nell'attentato, il più grande avvenuto in Libano dalla fine della guerra civile. Secondo funzionari, i feriti sono almeno 135.

Gli Stati Uniti hanno condannato l'assassinio e hanno detto che si consulteranno con il Consiglio di sicurezza dell'Onu per prendere misure punitive contro i responsabili della morte di un uomo che, hanno detto, "ha lavorato instancabilmente per ricostruire un Libano libero, indipendente e prospero".

Figure dell'opposizione libanese, tra cui il capo druso Walit Jumblatt e l'ex presidente cristiano Amin Gemayel, hanno accusato le autorità siriane e libanesi di essere responsabili della morte di Hariri e hanno chiesto le dimissioni del governo.

L'esplosione ha scavato un profondo cratere sulla strada e ha sventrato le facciate di edifici di lusso, mandando a fuoco cinque o sei vetture, sulle strade invase da detriti e vetri rotti.

I veicoli del convoglio sono stati fatti a pezzi nonostante fossero corazzati. Una fonte ad alti livelli della sicurezza ha detto che la causa dell'esplosione è stata un'autobomba.

Un gruppo fondamentalista islamico prima sconosciuto ha detto in un video trasmesso dalla tv Al Jazeera, di aver compiuto un attacco suicida contro Hariri perché questi sosteneva il governo dell'Arabia Saudita.

Alcune ore dopo, forze di sicurezza libanesi hanno detto di aver fatto irruzione nell'abitazione a Beirut di un uomo che hanno detto di aver identificato come un palestinese e come colui che aveva letto il messaggio nel video di rivendicazione. Una fonte della sicurezza libanese ha detto che l'uomo, Ahmed Aboul Adef, non era in casa.

In una dichiarazione letta ai giornalisti dopo un incontro di emergenza, membri dell'opposizione hanno esortato le forze siriane a ritirarsi dal Libano prima delle elezioni parlamentari previste per maggio e hanno inoltre proclamato tre giorni di sciopero.

L'esercito libanese è stato allertato e ha istituito dei posti di blocco nella città.

L'attentato è avvenuto dopo che questa mattina Hariri aveva partecipato a un incontro in Parlamento dedicato proprio alle elezioni di maggio.

Le voci dei libanesi che chiedono a Damasco di ritirare i suoi 14.000 militari si sono fatte più forti, sostenute da una risoluzione del consiglio di sicurezza dell'Onu che esorta a sua volta al ritiro.

LACRIME E PAROLE DI CONDANNA

Decine di dimostranti si sono radunati fuori dagli uffici libanesi del partito Baath, che è al governo in Siria, e hanno accusato il loro vicino di aver ordito l'assassinio. Hanno lanciato pietre contro l'edificio, bruciato immagini del presidente siriano Bashar al Assad e dato fuoco a copertoni.

Hariri, un uomo d'affari miliardario, si era dimesso dal governo nell'ottobre scorso, ma rimaneva un personaggio politicamente influente. Recentemente, aveva unito la sua voce a quella di chi chiede il ritiro delle truppe siriane dal Libano, in occasione delle elezioni generali di maggio.

Il presidente Assad ha definito l'esplosione un "orrendo atto criminale" e ha detto al presidente libanese Emile Lahoud che nessuno sforzo dovrebbe essere risparmiato per trovare i colpevoli.

"La Siria considera questo come un atto di terrorismo, un crimine che punta a destabilizzare" il Libano, ha detto a Reuters per telefono il ministro siriano dell'Informazione, Mahdi Dakhl-Allah.

Successivamente, parlando ai microfoni della tv satellitare in lingua araba Al Jazeera, Dakhli-Allah ha detto che "ciò avviene in un momento di grande pressione internazionale sul Libano e la Siria che punta a realizzare i voleri di Israele nella regione, e quest'atto non può essere considerato separatamente da tali pressioni".

I portavoce della Casa Bianca Scott McClellan ha detto che Washington si conulterà con altri governi sulle misure che possono essere prese per punire i responsabili e per "ristabilire l'indipendenza, la sovranità e la democrazia in Libano liberandola dall'occupazione straniera".

I soccorritori hanno cominciato a sollevare i mucchi di macerie cadute dall'hotel - chiuso per lavori di restauro - che ricoprono la strada. Secondo testimoni, sotto sono rimaste sepolte almeno cinque persone.

Si tratta del più grave attentato in città dalla fine della guerra civile, nel 1990. L'esplosione è stata sentita anche dalla periferia di Beirut e ha mandato in frantumi le finestre di edifici che si trovavano anche a centinaia di metri.

Numerosi pompieri sono intervenuti per spegnere le fiamme, mentre i sopravvissuti, insanguinati, sono stati caricati sulle autoambulanze.

Il corpo di Hariri è stato portato nel vicino ospedale dell'Università Americana, dove suoi simpatizzanti si sono riuniti per piangere. I funerali sono stati fissati mercoledì, e il governo ha indetto tre giorni di lutto nazionale.

Beirut è stata spesso colpita da autobomba durante la guerra civile, quando i combattimenti tra le diverse fazioni politiche e religiose hanno lacerato il paese. Ma dalla fine della guerra simili attacchi erano stati rari.

Hariri, 60 anni, è stato premier per gran parte degli ultimi 12 anni, prima di lasciare nell'ottobre 2004 dopo un duro scontro con Lahoud. Sunnita, Hariri ha passato 20 anni in Arabia Saudita, dove ha fatto fortuna nel settore edilizio. Un patrimonio, il suo, che Forbes stimava nel 2003 in 3 miliardi e 800 milioni di dollari.

Gli uomini d'affari lo hanno elogiato per aver rotto i ponti con la burocrazia e per la ricostruzione di Beirut dopo la guerra. Ma le speranze che la rinascita economica fiorisse con il processo di pace in Medio Oriente sono invece avvizzite con esso.

Per Rime Allaf, analista di Medio Oriente al Royal Institute of International Affairs di Londra, "questo è il lavoro di un servizio segreto, non di un piccolo gruppo... Chiunque lo abbia fatto, puntava a creare caos in Libano e a puntare il dito contro la Siria. Non credo che alcuno in Siria possa essere talmente ingenuo da pensare che ciò li possa aiutare".

 

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