Per un Libano libero, la campagna de
L’opinione a favore della democrazia in Medio Oriente
Berlusconi e Bush d’accordo: “La Siria ritiri
le sue truppe da Beirut”
di Aldo Torchiaro
Lunedì 21 si è tenuta a Beirut la più
grande manifestazione che si sia mai vista dalla fine della
guerra civile che durò 15 anni dal 1975 al 1990, e che
provocò decine di migliaia di morti e la distruzione
quasi totale dal Paese, particolarmente la capitale Beirut. E’
il segno più tangibile del desiderio dei libanesi di andare al
voto in condizioni di libertà. E’ il virus della democrazia
che si propaga in Medio Oriente.
E’ la richiesta dei libanesi che chiedono il ritiro immediato
delle truppe siriane che occupano di fatto un altro Paese dal
giugno 1987 con la scusa di porre fine a scontri tra vari
fazioni nel settore musulmano di Beirut. Senza dubbio il
cambiamento del quadro regionale ed internazionale degli ultimi
anni, ha fatto si' che il rapporto tra la Siria e Libano, o
meglio tra la Siria e alcuni partiti Libanesi cominciasse a
vacillare. Ora, sia i paesi occidentali - in primis la Francia e
gli Usa - sia la risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza
dell'Onu e gli stessi paesi Arabi firmatari dall'accordo di Taif
in Arabia Saudita chiedono il ritiro totale dell'esercito
siriano dal Libano. E in Italia, dove si prepara una
manifestazione di protesta davanti all’ambasciata siriana, la
comunità libanese si organizza, felice però di
apprendere dalle parole congiunte del premier italiano e di
quello americano che la priorità è adesso la democrazia in
Libano. E quindi la pressione sulla Siria.
Il presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ritiene
prematuro parlare di un ritiro delle truppe dall'Iraq e dice che
una valutazione su questo potrà essere effettuata a fine anno.
“E' ancora presto per dirlo”, ha risposto Berlusconi alla
domanda su quando si potrà iniziare a parlare di exit strategy
dall'Iraq. “Abbiamo tutti in mente che si deve fare un
programma che si baserà sulla capacità delle forze irachene di
essere in grado di controllare l'ordine pubblico”, ha
aggiunto. Parlando al termine del summit Nato di stamane a
Bruxelles, a margine del quale ha incontrato il presidente Usa
George W. Bush, Berlusconi ha aggiunto: “Penso che alla fine
dell'anno potremo tirare le somme della situazione delle forze
militari e di polizia irachene”. Il premier, riferendosi al
summit Nato di stamattina, ha detto che è emersa all'unaminità
la comune volontà di dare sostegno alla nascente democrazia
irachena. “La Nato si è assunta il compito di addestrare le
forze militari e di polizia in modo da arrivare al più presto
all'autonoma difesa dell'ordine pubblico da parte dell'Iraq”.
Anche la Spagna, ha detto Berlusconi, “ha voluto sottolineare
il suo impegno che è aumentato per quanto riguarda
l’Afghanistan e che anche per l’Iraq vuole essere un impegno
importante per le forze di polizia”. Nel complesso in tutte le
riunioni tenute al summit Nato vi è stato "un clima di
ritrovata unita'". Berlusconi ha così sintetizzato
quanto emerso nei vari interventi: "Esiste una civiltà,
dei valori comuni condivisi da molti paesi, che nel loro insieme
formano l'Occidente.
L'Occidente è uno solo e ha un braccio operativo costituito
dalla Nato...E' chiaro che questo strumento è considerato da
tutti importante e quindi occorre fortificarlo”. Berlusconi ha
aggiunto che l'Alleanza atlantica può essere utilizzzata
in molte situazioni, “non soltanto nei teatri dell'Occidente
ma anche in quelli dell'Iraq, dell'Afghanistan e dei Balcani
dove la democrazia ancora non c'è e dove bisogna farla
nascere”. Su questo, ha detto ancora il premier, “non c'é
stata una sola voce dissenziente”.