Tutti diciamo a noi stessi  "è doveroso difendere la nostra presenza e il nostro diritto di esistere". Ma sono pochi quelli che sanno difendere la libertà dei cristiani.  Dr. Samir Geagea

 
Edizione n. 42 del 23/02/2005
Per un Libano libero, la campagna de L’opinione a favore della democrazia in Medio Oriente

Berlusconi e Bush d’accordo: “La Siria ritiri le sue truppe da Beirut”

di Aldo Torchiaro

Lunedì 21 si è tenuta a Beirut la più grande manifestazione che si sia mai vista dalla fine della guerra civile che durò 15 anni dal 1975 al 1990, e che provocò decine di migliaia di morti e la distruzione quasi totale dal Paese, particolarmente la capitale Beirut. E’ il segno più tangibile del desiderio dei libanesi di andare al voto in condizioni di libertà. E’ il virus della democrazia che si propaga in Medio Oriente.
E’ la richiesta dei libanesi che chiedono il ritiro immediato delle truppe siriane che occupano di fatto un altro Paese dal giugno 1987 con la scusa di porre fine a scontri tra vari fazioni nel settore musulmano di Beirut. Senza dubbio il cambiamento del quadro regionale ed internazionale degli ultimi anni, ha fatto si' che il rapporto tra la Siria e Libano, o meglio tra la Siria e alcuni partiti Libanesi cominciasse a vacillare. Ora, sia i paesi occidentali - in primis la Francia e gli Usa - sia la risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e gli stessi paesi Arabi firmatari dall'accordo di Taif in Arabia Saudita chiedono il ritiro totale dell'esercito siriano dal Libano. E in Italia, dove si prepara una manifestazione di protesta davanti all’ambasciata siriana, la comunità libanese si organizza, felice però di apprendere dalle parole congiunte del premier italiano e di quello americano che la priorità è adesso la democrazia in Libano. E quindi la pressione sulla Siria.
Il presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ritiene prematuro parlare di un ritiro delle truppe dall'Iraq e dice che una valutazione su questo potrà essere effettuata a fine anno. “E' ancora presto per dirlo”, ha risposto Berlusconi alla domanda su quando si potrà iniziare a parlare di exit strategy dall'Iraq. “Abbiamo tutti in mente che si deve fare un programma che si baserà sulla capacità delle forze irachene di essere in grado di controllare l'ordine pubblico”, ha aggiunto. Parlando al termine del summit Nato di stamane a Bruxelles, a margine del quale ha incontrato il presidente Usa George W. Bush, Berlusconi ha aggiunto: “Penso che alla fine dell'anno potremo tirare le somme della situazione delle forze militari e di polizia irachene”. Il premier, riferendosi al summit Nato di stamattina, ha detto che è emersa all'unaminità la comune volontà di dare sostegno alla nascente democrazia irachena. “La Nato si è assunta il compito di addestrare le forze militari e di polizia in modo da arrivare al più presto all'autonoma difesa dell'ordine pubblico da parte dell'Iraq”. Anche la Spagna, ha detto Berlusconi, “ha voluto sottolineare il suo impegno che è aumentato per quanto riguarda l’Afghanistan e che anche per l’Iraq vuole essere un impegno importante per le forze di polizia”. Nel complesso in tutte le riunioni tenute al summit Nato vi è stato "un clima di ritrovata unita'". Berlusconi ha così sintetizzato quanto emerso nei vari interventi: "Esiste una civiltà, dei valori comuni condivisi da molti paesi, che nel loro insieme formano l'Occidente.
L'Occidente è uno solo e ha un braccio operativo costituito dalla Nato...E' chiaro che questo strumento è considerato da tutti importante e quindi occorre fortificarlo”. Berlusconi ha aggiunto che l'Alleanza atlantica può essere utilizzzata in molte situazioni, “non soltanto nei teatri dell'Occidente ma anche in quelli dell'Iraq, dell'Afghanistan e dei Balcani dove la democrazia ancora non c'è e dove bisogna farla nascere”. Su questo, ha detto ancora il premier, “non c'é stata una sola voce dissenziente”.

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