Tutti   diciamo a noi stessi  "è doveroso difendere la nostra presenza e il   nostro diritto di esistere". Ma sono pochi quelli che sanno difendere la   libertà dei cristiani.  Dr. Samir Geagea

In piazza con i ragazzi di Beirut

Da Beirut arriva la notizia ufficiosa che entro oggi le autorità siriane annuncerebbero il ritiro delle proprie truppe dal Libano. Se la notizia sarà confermata i giovani che manifestano da giorni nelle piazze della capitale libanese avranno vinto la loro battaglia. Ma in questo caso nessuno dovrà illudersi che la guerra per la libertà, la democrazia e la fine dell’occupazione in Libano potrà dirsi definitivamente conclusa. Come è sottolineato in un appello di cui “L’opinione delle libertà” si è fatto promotore il ritorno a casa delle truppe siriane non esaurisce la vicenda. Ci sono i prigionieri politici rinchiusi in Libano che vanno liberati. Ci sono quelli deportati in Siria che vanno rintracciati e riportati al più presto in patria. Ci sono le migliaia di spie siriane che alimentano da anni le tensioni nel paese dei cedri che vanno rinviati al mittente. E c’è da garantire che le prossime elezioni si svolgano senza violenza e nel pieno rispetto delle regole democratiche niente affatto sconosciute al paese una volta considerato la Svizzera del Medio Oriente. La battaglia, dunque, è ancora lunga. Ed i giovani artefici della rivoluzione non violenta delle ultime settimane hanno bisogno della massima solidarietà. Quella di cui non hanno affatto goduto da parte delle opinioni pubbliche dei paesi europei in generale e dell’opinione pubblica italiana in particolare.
Diciamo la verità: il grande movimento per la pace sempre pronto a scattare quando c’è da prendersela con gli Usa e con l’Occidente non ha mosso un dito e non ha speso una parola in favore della liberazione del Libano. Fausto Bertinotti può anche sostenere la tesi farneticante e truffaldina che è stato il movimento pacifista mondiale ad innescare il domino di liberazione e di democratizzazione in atto in Medio Oriente. Ma neppure il più trinariciuto dei suoi militanti è disposto a credergli. Per la semplice ragione che i pacifisti hanno non solo ignorato ma addirittura guardato con ostilità i manifestanti di Beirut. Costoro non bruciavano le bandiere americane e quelle israeliane. Quindi erano automaticamente formate da nemici.
E’ anche per questo che “L’opinione delle libertà” promuove l’appello per le libertà in Libano. Non solo in nome della pace nella democrazia in Medio Oriente. Ma soprattutto per dimostrare che anche nel nostro paese esistono voci che dissentono dal pensiero unico del pacifismo antioccidentale.
Quello che scende in piazza per invocare la liberazione di Giuliana Sgrena senza dire una sola parola di condanna nei confronti dei suoi criminali rapitori.
E’ probabile che la risposta all’appello non sarà di massa. I liberali ed i democratici non amano gli intruppamenti e le liturgie care alla sinistra. Ma, di sicuro, quelli che sottoscriveranno il documento e si schiereranno simbolicamente dalla parte dei ragazzi di Beirut rappresentano la stragrande maggioranza degli italiani. Questi ultimi conoscono benissimo la differenza tra libertà ed oppressione. E quando c’è da scegliere da che parte stare non hanno esitazioni di sorta.

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