Tutti   diciamo a noi stessi  "è doveroso difendere la nostra presenza e il   nostro diritto di esistere". Ma sono pochi quelli che sanno difendere la   libertà dei cristiani.  Dr. Samir Geagea

Geagea, ritratto di un leader che non sa di esser tale

 

Samir Geagea è il prigioniero politico più famoso del Libano. Dal 1994 è rinchiuso in una cella senza finestre, situata tre piani al di sotto del ministero della Difesa, da dove gli è impossibile interagire con il mondo esterno.
Non può guardare la televisione, ascoltare la radio, leggere giornali o libri che parlino di politica. Vive in manette ed è bendato ogni volta che mette piede nel corridoio. Le guardie possono rivolgergli la parola soltanto dopo aver ricevuto un ordine esplicito.
Una condizione che dà la misura delle preoccupazioni che la sua figura desta nel governo fantoccio del Libano, terrorizzato dalla possibilità che il leader del partito “Forze libanesi” riesca a far arrivare anche solo un fil di voce ai compagni di battaglia. Una battaglia che, all’oscuro di Geagea, si combatte in questi giorni: quella per la liberazione del Libano e per il ritiro delle milizie siriane. E per la quale si mobilitano le piazze e la comunità internazionale: Europa, America, Russia, Israele e, clamoroso, persino l’Arabia Saudita. Fatti inimmaginabili fino a qualche anno fa. Impossibili prima delle elezioni in Afganistan, Iraq, Palestina e prima della morte di Arafat.
Oggi cinquantaduenne, Geagea nasce da una famiglia di modeste condizioni economiche a Bsharri. Nel 1972 comincia gli studi di medicina all’Università americana di Beirut, dove ha luogo anche la sua iniziazione politica che lo porta ben presto a scoprire una vocazione di leader.
In poco tempo abbandona la facoltà per partecipare alla difesa delle città libanesi cristiane durante la guerra civile (1975). Ed i massacri cui assiste gli danno la motivazione per impegnarsi totalmente a fianco di Bashir Gemayel, ex presidente della Repubblica libanese assassinato nel 1982, a cui succederà alla guida delle Forze Libanesi.
Strenuo difensore della sovranità e dell’indipendenza del Libano, Geagea intreccia le vicende della sua vita con quelle del suo paese, dove preferisce restare, in carcere, piuttosto che prendere la via dell’esilio volontario in Europa o negli Stati Uniti. Imponente di statura e dai profondi occhi neri, questo leader ormai mitizzato continua ad essere l’indiscussa figura di riferimento dell’opposizione libanese, impegnata oggi a far rispettare la risoluzione 1559 delle Nazioni Unite, che prevede il ritiro della Siria. Il clima politico al momento sembra favorevole alla causa del Libano ed a quella del leader. Oggi speriamo che il filo rosso che li ha sempre legato quest’uomo al suo paese non si spezzi, e che la liberazione arrivi per entrambi.
 

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