Tutti   diciamo a noi stessi  "è doveroso difendere la nostra presenza e il   nostro diritto di esistere". Ma sono pochi quelli che sanno difendere la   libertà dei cristiani.  Dr. Samir Geagea

Quinto giorno di mobilitazione per i lettori de “L’ opinione” in favore del completo ritiro dei siriani da Beirut

Il Libano chiede libertà. La Siria non molla

Manifestazioni opposte a Beirut, rischio guerra civile

 
L’opinione è giunta al quarto giorno di raccolta delle firme per “un Libano libero” aggiungendo altre decine di sottoscrittori da tutt’Italia. La straordinaria mobilitazione messa in atto dal nostro giornale ha raggiunto il vicepresidente della Camera dei deputati, Alfredo Biondi, che sposa la causa dell’immediata applicazione della risoluzione Onu 1559. Da Strasburgo, aveva aderito l’europarlamentare Alessandro Battilocchio, eletto con il Nuovo Psi, che si mette a disposizione per la nostra mobilitazione in favore del Libano. Firma e non si limita a questo: andrà a fondo nelle istituzioni europee premendo affinché il Parlamento comunitario affronti il tema. Dalla Farnesina era già pervenuta la medesima disponibilità. Margherita Boniver ci aveva rilasciato venerdì una dichiarazione di “stima”, pur non firmando per ragioni istituzionali. Emma Bonino si professa impegnata nella nostra stessa battaglia, che ha affrontato anche presentando una interrogazione all’europarlamento di Strasburgo. Il segretario di Radicali Italiani, Daniele Capezzone, ha aderito “volentierissimo” alla nostra petizione. Così ha fatto una figura simbolo del liberalismo italiano come Raffaele Costa. La parlamentare Chiara Moroni, del nuovo Psi, ha aderito. Massimo Teodori, intellettuale liberale, presidente di Benedetti Americani, si unisce ai primi sottoscrittori. Fa suo l’appello anche Davide Giacalone, repubblicano, editorialista de L’opinione, ed il popolare conduttore Marco Taradash, che tiene ad essere tra i primi firmatari. Ha aderito anche il deputato regionale del Lazio Claudio Bucci, di Forza Italia. Ha firmato l’appello Gianluca Ansalone, saggista di geopolitica che ha recentemente pubblicato “Oltre l’Iraq”. Convinta l’adesione di tutta la redazione di “Informazione Corretta”, capitanata dall’instancabile Angelo Pezzana. Il direttore di Media Quotidiano, Mario Adinolfi, ha firmato l’appello e ci chiede come dare una mano a partire dal mondo dei bloggers, nel quale è radicato. Ed è arrivata compatta la risposta di tutto il gruppo di Ideazione, dal direttore Pierluigi Mennitti ad Andrea Mancia. Numerose decine le e-mail pervenute in redazione con la sottoscrizione della nostra petizione da parte di lettori vecchi e nuovi. Antonio Funiciello di Libertà Eguale, Stefano Cresta dei Verdi del Lazio e Marco Campione, dei Ds di Milano, hanno aperto anche a sinistra la breccia di chi sostiene l’appello alla liberazione del Libano. E nel paese dei cedri la giornata di ieri è stata decisiva. Il presidente libanese ha dato un nuovo incarico, come primo ministro ad Omar Karami. Intanto le truppe siriane hanno continuato a spostarsi nella notte verso la zona orientale del Libano, nella prima fase del ritiro dal Paese previsto in due tempi, hanno detto fonti della sicurezza. Centinaia di migliaia di libanesi hanno affollato ieri le strade di Beirut in un corteo pro-siriano promosso dal gruppo militante Hezbollah, che ha messo in ombra i precedenti cortei che nei giorni scorsi hanno chiesto il ritiro delle truppe siriane dal Libano. Si è trattato di una seconda giornata di manifestazioni di massa a Beirut a favore di Damasco, dopo i cortei anti-siriani che hanno seguito l'uccisione il 14 febbraio dell'ex primo ministro libanese Rafik al-Hariri. Il presidente Usa George W. Bush ha invitato nuovamente la Siria a ritirarsi dal Libano, prima delle elezioni parlamentari di maggio. “Tutte le forze militari siriane e il personale dell'intelligence devono partire prima delle elezioni libanesi perché queste elezioni siano libere e trasparenti”, ha ribadito. Il presidente libanese Lahoud detiene la maggioranza in Parlamento e le consultazioni di ieri sono servite proprio a preservare l'attuale controllo politico della Siria, aggravando i contrasti con l'opposizione anti-siriana. Secondo la costituzione del Libano, Lahoud deve parlare con tutti i gruppi parlamentari per ricevere le candidature e uindi annunciare il nome del primo ministro espresso dalla maggioranza. Secondo fonti politiche il favorito è Omar Karami, che si è dimesso da primo ministro la settimana scorsa dopo le proteste di massa a Beirut. L'opposizione chiede che la guida del governo venga affidata a coloro che non correranno alle elezioni di maggio, temendo che un esecutivo filo-siriano manipoli i risultati.
La sensazione forte è che la Siria stia da un lato fingendo di ritirarsi dal Libano, mentre nel frattempo stia armando tanto i media quanto le piazze per garantirsi un movimento di sostegno popolare diffuso. Gli slogan scanditi ieri contro gli Stati Uniti e Israele erano inequivocabili: “L'America è la fonte del terrorismo”, “Sharon il Libano sarà la tua tomba”, grida la folla. Altri sventolano solo bandiere nazionali libanesi e inalberano cartelli con su scritto 'Grazie alla Siria di Assad', 'No all'America', 'No a Israele', 'No alla 1559' (la risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu che richiede il ritiro siriano dal Libano e il disarmo di Hezbollah).
Non erano pochi infatti i manifestanti che hanno mostrato ritratti del presidente siriano Bashar al-Assad e copie del Corano, ma anche cartelloni con i nomi dell'ex premier Rafik Hariri (ucciso nell' attentato del 14 febbraio a Beirut) e di 'martiri' della resistenza armata contro l'invasione israeliana del Libano conclusasi nel maggio 2000. Alcuni manifestanti che avevano scandito slogan contro il leader druso dell'opposizione Walid Jumblatt sono stati subito richiamati all'ordine dai militanti di Hezbollah, che alla vigilia ha fatto sapere di voler mantenere un carattere strettamente ''nazionale'' della dimostrazione. Fonti giornalistiche locali calcolano che il movimento sciita assicuri la presenza di almeno il 75 per cento dei manifestanti che continuano a confluire nella piazza Riad el-Solh, dove non è escluso che questo pomeriggio possa prendere la parola il leader di Hezbollah, sheikh Hassan Nasrallah.
 

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