La piazza di Beirut continua a
chiedere libertà
A Beirut da otto giorni i manifestanti per la libertà
presidiano le piazze. E da noi L’opinione è giunta al giro di boa della
prima settimana dal lancio della raccolta-firme per “un Libano libero”
aggiungendo altre decine di sottoscrittori da tutt’Italia. Il bilancio
è di gran lunga superiore alle aspettative. La mobilitazione
straordinaria messa in atto dal nostro giornale ha raggiunto il
vicepresidente della Camera dei deputati, Alfredo Biondi, che ha
manifestato il suo netto appoggio per la battaglia di chi chiede
l’immediata applicazione della risoluzione Onu 1559.
La Siria va incontro ad un isolamento politico ed economico se non
procederà in tempi rapidi ad un completo ritiro delle sue truppe dal
Libano. Questo il contenuto del messaggio che l'inviato dell'Onu Terje
Roed-Larsen presenterà domani al presidente siriano Bashar el Assad,
stando a quanto riferiscono funzionari americani e delle Nazioni Unite. A
scriverlo ieri è stato il “Washington Post”. Nel corso del colloqui
in programma per domani, scrive il quotidiano americano, l'inviato
informerà la Siria che la comunità internazionale e' compatta nel
chiedere alle autorità di Damasco di
attenersi a quanto chiesto nella risoluzione 1559 del Consiglio di
Sicurezza ed è pronta ad imporre sanzioni punitive in caso di mancata
risposta in tempi rapidi.
“Se verrà meno alle aspettative, vi sarà un isolamento politico ed
economico totale del suo paese. Esiste un consenso fortissimo all'interno
della comunità internazionale”, ha dichiarato un alto funzionario delle
Nazioni Unite citate dal giornale.
Quattro i passi che la comunità internazionale si aspetta che la Siria
compia, dirà l'inviato ad Assad. Damasco dovrà prima di tutto rispettare
la sovranità indipendente del Libano e non interferire nelle elezioni
primaverili per un nuovo parlamento. La comunità internazionale chiede
con una sola voce elezioni libere ed eque che si svolgano alla presenza di
osservatori internazionali, ha spiegato la fonte dell'Onu.
Assad dovrà poi fornire un calendario completo del ritiro delle truppe.
La comunità internazionale accetterà una partenza ''sequenziale'' o
scaglionata, ma dovrà essere rapida. In terzo luogo, il presidente
siriano dovrà mettere a punto un calendario del ritiro dei suoi 5mila
agenti di intelligence dal Libano.
Infine, Roed-Larsen discuterà con Assad di altre richieste contenute
nella risoluzione 1559, tra cui la necessità di smantellare e disarmare i
gruppi militanti, anche stranieri, operanti in Libano, e che godono del
sostegno della Siria. L'Onu e' tuttavia disposta ad
attendere lo svolgimento delle elezioni per consentire ad un nuovo governo
libanese di affrontare il problema di queste milizie.
La missione di Roed-Larsen, scrive ancora il ''Washington Post'' è stata
preceduta da una serie di colloqui con funzionari europei ed arabi.
L'ultimo round l'ha avuto con il
presidente egiziano Hosni Mubarak ed il segretario generale della Lega
Araba, Amr Moussa. L'inviato Onu, ha reso noto il funzionario delle
Nazioni Unite citato dal quotidiano americano, ha trovato un ''notevole''
sostegno all'ipotesi di una risoluta resa dei conti con Assad.
Prima di recarsi a Damasco, l'inviato delle Nazioni Unite farà una tappa
in Libano, per una visita alla famiglia di Rafik Hariri. Dopo i colloqui a
Damasco, l'inviato tornerà a Beirut per incontrare Lahoud ed il primo
ministro Omar Karimi e rappresentanti di spicco dell'opposizione libanese.
Che però non sta al gioco. "Non faremo parte di alcun governo
prima che quanto chiediamo sia stato accolto", ha ammonito Jalloul,
il quale ha ricordato le condizioni poste dalla sua fazione: oltre al
rimpatrio del contingente di Damasco, forte di quattordicimila uomini, gli
oppositori vogliono la destituzione dei capi delle forze di sicurezza,
alleati della Siria, e l’apertura di un’inchiesta internazionale sulla
morte di Hariri, reclamata peraltro anche da gran parte della comunità
mondiale, Stati Uniti e Francia in testa e Onu compresa. Karami,
filo-siriano al pari di Lahoud, ha invocato la creazione di un esecutivo
di “unità nazionale” e di “salvezza” come unica via d’uscita
dalla crisi, appellandosi agli avversari affinché vi si uniscano
anch’essi. L’opposizione libanese – vuole dimostrare anche
l’impegno del nostro giornale – non è sola.