Il Libano in bilico tra paura e
speranza. Cresce la mobilitazione de L’opinione
La Siria prosegue lo smantellamento
dell’intelligence sotto la pressione internazionale.
All’ombra delle palme di Beirut, dove non si è mossa
foglia, per vent’anni, senza il benestare di Damasco, soffia il vento
della libertà. Ma non sono pochi i timori di chi, in questo momento, sa
di trovarsi ad un appuntamento con la storia, e davanti ad un bivio dalla
inesorabile duplicità: se il Libano non sarà liberato adesso,
occorreranno anni ed anni affinché le stesse condizioni “climatiche”
possano ricrearsi.
Il clima non è mai stato così teso. I due
figli dell’ex primo ministro libanese, Hariri assassinato a Beirut il 14
febbraio scorso, hanno lasciato in questi il Libano per Ginevra e l’Arabia
saudita, per paura di un possibile attentato. Bush ha indicato chiaramente
il coinvolgimento dei servizi segreti siriani, e forse anche di quelli
libanesi, nell’assassinio. Il gruppo investigatore dell’Onu (irlandesi,
egiziani, marocchini) e tre esperti di bombe svizzeri, sono impegnati per
tentare di scoprire la natura dell’esplosivo utilizzato nell’attentato.
L’ipotesi più attendibile è quella di 600kg di esplosivo in un tunnel
sotto terra. Il quotidiano inglese The Indipendent è in possesso di una
foto scattata nel pomeriggio del 12 febbraio, dove si vede un copri fogne,
proprio dove l’esplosione ebbe luogo, e due palazzi che gli investigatori
stanno esaminando: un elemento che lascerebbe presumere come l’omicidio di
Hariri sia stato orchestrato con cura dall’intelligence siriana. Per ora
non filtra molto. È stato detto ad alcuni membri della famiglia Hariri che
il risultato delle investigazioni sarà così devastante da dare inizio ad
una investigazione internazionale che potrebbe prendere in mira gli alti
esponenti dei due governi siriano e libanese, che, secondo gli investigatori
dell’Onu, hanno insabbiato delle verità riguardanti assassinio. È stato
anche interrogato il generale Rustum Ghazale capo dei servizi segreti
siriani in Libano, che ha affermato che il suo lavoro è solo di
salvaguardare le forze siriane nella zona; un’affermazione che non è
facilmente credibile. La dichiarazione di Bush viene in seguito a due grandi
manifestazione, la prima quella dell’opposizione al centro di Beirut, il
lunedì, e l’atra quella pro-siriana davanti all’ambasciata americana a
Aukar. Gira la voce che i siriani stanno fornendo armi ai palestinesi nei
campi di Sabra e Shatila a Beirut, e Ein al Helwe a Sidone. Le
investigazioni di “The Independent” hanno negato ogni veracità a questa
storia, perché i palestinesi non hanno bisogno di armi, ne hanno già
abbastanza, anzi preferiscono essere disarmati per mettere fine ai loro
conflitti interni. Le unità dell'intelligence siriana però hanno ricevuto
un ordine perentorio da Damasco: fare un passo indietro. Ed hanno completato
ieri, a quanto pare, il loro ritiro da Beirut: agenti in borghese, muniti di
kalashnikov hanno sgomberato il quartier generale della via Hamra. Fonti
della sicurezza libanese riferiscono che unità dell'intelligence hanno
abbandonato anche basi nel nord del Libano e si stanno dirigendo verso la
valle della Bekaa. Gli operativi dell'intelligence siriana in Libano sono
fra i 3500 e 5mila uomini e la risoluzione Onu 1559 ne chiede il ritiro, così
come dei 14mila soldati di Damasco. E le trattative per la formazione del
nuovo esecutivo sembrano essersi arenate. Alla formazione di un nuovo
governo in Libano si frappongono 'grandi ostacoli', avrebbe detto il premier
designato Omar Karame.
Al termine delle sue consultazioni con i gruppi parlamentari per cercare di
dar vita a un governo di unita' nazionale, Karame ha detto: 'Non intendo dar
vita a un governo espressione di una sola parte'. Il premier incaricato, che
oggi ha incontrato l'opposizione, ha detto che i negoziati politici
proseguiranno anche con i leader religiosi. Nel nostro paese, malgrado la
rivoluzione democratica che scuote Beirut, se ne continua a parlare poco.
Soprattutto a sinistra. “Oggi nel centrosinistra si manifesta il livello
massimo delle sue contraddizioni, quelle che riguardano la politica estera e
l'Iraq”, ha fatto notare il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio
Cicchitto. Che si mobilita insieme a L’opinione e agli oltre 1500 lettori
che hanno firmato il nostro appello in questi giorni. L’esponente di Forza
Italia non si tira indietro: “Finora il centrosinistra e i pacifisti hanno
osservato il più assoluto silenzio sul tema del ritiro dal Libano delle
truppe siriane. Ci auguriamo che questo silenzio venga rotto e che tutte le
forze politiche italiane di maggioranza e di opposizione sostengano il
ritiro della Siria dal Libano”. Negli Stati Uniti, intanto, la Camera dei
Rappresentanti ha adottato una risoluzione che esorta l’Unione europea a
inserire il movimento sciita libanese dell'Hezbollah nella lista delle
organizzazioni terroristiche. Su questo punto è intervenuto lo stesso
presidente americano, George Bush, che nel corso di una conferenza stampa ha
ieri sottolineato: “La Siria deve ritirarsi subito dal Libano, e Hezbollah
rimane nel novero delle organizzazioni armate nemiche della sicurezza delle
nazioni libere”.