Segnali inquietanti dalla
Siria. Mentre l’inchiesta dell’Onu arrivava alla
conclusione che i Siriani “hanno creato le condizioni”
per l’attentato all’ex premier libanese Hariri, a
Beirut sono scoppiate due autobombe contro bersagli
cristiani in soli tre giorni. Un terzo allarme autobomba
si è rivelato falso, ma ha gettato nel panico
l’università cristiana maronita. La matrice è ancora
ignota, ma la natura dei bersagli e soprattutto il
momento, sono molto chiari. È prevedibile che gli
Hizbollah facciano di tutto per destabilizzare il Libano:
nel Sud del Paese hanno ancora il controllo del
territorio, costituendo praticamente uno Stato nello Stato
da cui lanciano ancora attacchi contro Israele. Non
vogliono perdere questa posizione privilegiata. Se i
Siriani, loro principali sponsor, si ritirano dal Libano,
gli Hizbollah perderebbero la loro copertura. A lanciare
l’allarme non sono “falchi” americani, ma il re di
Giordania, Abdallah, il martedì scorso: gli
Hizbollah e la Siria vogliono destabilizzare l’area
rilanciando il terrorismo contro Israele. Il sovrano
filo-occidentale ha parlato chiaramente di tentativi di
infiltrazione in Israele da parte di terroristi partiti
dalla Siria. Queste infiltrazioni sarebbero state bloccate
solo grazie ai servizi segreti giordani. Subito dopo,
sulla stampa governativa siriana sono stati pubblicati
ferocissimi attacchi contro la “pugnalata alla schiena
dei fratelli giordani”, ma nessuna smentita.
I sospetti di una crescente volontà di destabilizzazione
ricadono anche su Assad, il quale ha tutto l’interesse a
intorpidire le acque per cercare di dimostrare che solo la
presenza delle sue truppe può mantenere la stabilità
della regione. È un caso che gli attentati
aumentano man mano che si annunciano ritiri? Ma Damasco
vuole realmente ritirarsi? No, secondo alcuni autorevoli
oppositori siriani. Per Farid Ghadry, presidente del
Reform Party of Syria (movimento di opposizione al regime
di Assad con base negli Stati Uniti), il Partito Baath al
potere non permetterà mai la nascita di un Libano
indipendente: “Anche se la maggioranza dei Libanesi,
costituita dalla maggioranza dei Sunniti, dei Drusi e dei
Cristiani, vuole che la Siria esca dal Libano, i Baathisti
siriani non vorranno mai abbandonare del tutto il Paese.
Quando (il Baath siriano, ndr) ha incominciato ad
appoggiare il terrorismo iracheno, offrendo rifugio agli
uomini che avevano oppresso gli Iracheni, la Siria ha
lanciato un messaggio chiaro: che non vuole vedere una
nascente democrazia ai suoi confini”. Secondo il
politologo siriano Ammar Abdulhamid, il processo di
distensione formalmente annunciato da Assad, non è
genuino: “Questo regime sta cercando di tirarsi fuori
dalla fossa che si è scavato da solo. Per questo sta
cercando di fare qualche concessione”. Inoltre, ad un
passo avanti, il regime starebbe facendo due passi
indietro. Sempre secondo Abdulhamid, Assad sta cercando di
riprendere il controllo assoluto del suo governo, conteso
da varie fazioni del Baath: “Ora che un ritiro dal
Libano sembra imminente, il Presidente non altra scelta
che consolidare il suo potere piazzando sempre di più i
‘suoi’ nei posti chiave”.