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05-11-2005
Parla Ali Da(r)moush "Daamoush", responsabile degli
Esteri del 'Partito di Allah' libanese
Fini con Hezbollah ha sbagliato
l'Italia che conosciamo è un' altra
l' intervista il governo Se da voi ci sono dei problemi
di coscienza con Israele non metteteci in mezzo la propaganda Sappiamo
distinguere la linea tradizionale di dialogo dalla propaganda
 
FABIO SCUTO
«Hezbollah sa distinguere la
tradizionale politica estera italiana in Libano, una politica che abbiamo
conosciuto per anni, fatta di tanta solidarietà e aiuti umanitari, una
politica di sincero aiuto per la pace, da certe dichiarazioni dettate da
esigenze di politiche, dalla propaganda». Non è irritato Sheik Ali Da(r)moush, (deputato di Hezbollah) e responsabile per la politica
estera del "Partito di Allah" libanese. Piuttosto è sconcertato
dalla "sparata" del ministro degli Esteri Fini di martedì scorso
contro il suo partito al termine di un incontro a Gerusalemme con il premier
Sharon. Un colpo a sorpresa che nessuno
a Beirut si aspettava, soprattutto guardando all' esperienza passata, alla
politica del dialogo con tutti che nel passato ha consentito all' Italia - al
contrario di Usa, Francia, Spagna, e Germania - di uscire indenne da attentati
e rapimenti. Un "italian
style", invidiato da tutto il corpo diplomatico accreditato in Libano, ma
che con le parole del ministro sembra sia stia subendo una rischiosa
"evoluzione" .
Come valuta le parole del ministro degli Esteri Gianfranco Fini?
«Hezbollah non ha mai interferito negli affari
del governo italiano e certamente non abbiamo fatto
discriminazioni, anche se nell' attuale governo siedono dei
post-fascisti, i discendenti politici di quelli che nel passato
consegnarono gli ebrei ai nazisti. Questo per noi è, e resta,
un problema interno italiano».
Perché dice che è un "problema italiano"?
«Se in Italia ci sono dei problemi di coscienza con Israele non bisogna
mettere in mezzo Hezbollah. è con una certa sorpresa che
abbiamo ascoltato quella dichiarazione, l' Italia da sempre ha
aiutato il nostro Paese, le relazioni sono sempre state ottime,
l' Italia ha svolto un ruolo importante per l' unità e la
riconciliazione in Libano dopo la guerra. Non si cancella tutto
per una dichiarazione avventata».
Anche se siete considerati terroristi?
«Noi non ce la prendiamo con l' Italia. Guardi "al Manar", la
nostra rete tv, non ha nemmeno commentato questo attacco. Il
vostro governo ci considera terroristi? Noi chiamiamo come
testimoni i soldati italiani che fanno parte del contingente
dell' Onu a Naqura, nel sud Libano, testimoni di questo rapporto
speciale che ci ha sempre legato all' Italia. è un territorio
dove Hezbollah è molto presente. Fossimo davvero terroristi, li
avremmo attaccati: invece sono gente in gamba che aiuta il
nostro popolo, nostri amici veri. Noi guardiamo a loro come ai
nostri figli, ai nostri occhi...»
E allora ci dica lei, che ne è uno dei
fondatori, cos' è Hezbollah .
«Hezbollah è parte della società civile
libanese, è ormai un partito che siede in Parlamento. La lotta armata è
servita solo a liberare la nostra terra dall' occupazione. La nostra è stata
una resistenza contro gli israeliani, ma se la resistenza significa
terrorismo, allora dovremo rivedere tutti i valori della resistenza in Europa
durante l' occupazione tedesca. Voglio dirle con franchezza che se il Libano
gode di questo momento di relativa stabilità ciò è dovuto anche al ruolo da
Hezbollah».
Come valuta le parole di Ahmadinejad su
Israele?
«Anche a Beirut si è svolta il 27 ottobre la
"giornata di Gerusalemme", il discorso del nostro leader Nasrallah
è stato pubblicato anche da diversi giornali libanesi: non c' era nessun
accenno alla distruzione d' Israele!».
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