Tutti   diciamo a noi stessi  "è doveroso difendere la nostra presenza e il   nostro diritto di esistere". Ma sono pochi quelli che sanno difendere la   libertà dei cristiani.  Dr. Samir Geagea

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Libano

Repubblica libanese

Capo di Stato: Emile Lahoud
Capo del governo: Fouad Siniora (subentrato a ‘Najib Mikati a giugno, a sua volta succeduto a ‘Umar Karami ad aprile)
Pena di morte: mantenitore
Statuto di Roma della Corte penale internazionale: non firmato
Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: ratificata con riserve
Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne: non firmato

L’ex Primo ministro Rafiq al-Hariri e oltre 30 persone sono state uccise in attentati dinamitardi contro civili. Un’inchiesta delle Nazioni Unite ha indicato che funzionari d’alto rango siriani e libanesi erano implicati nell’attentato a Rafiq al-Hariri. Varie persone sono state arrestate per i loro presunti rapporti con un partito politico non-autorizzato. Decine di prigionieri, compresi alcuni condannati al termine di processi iniqui negli scorsi anni, sono stati liberati ai sensi di una legge di amnistia a luglio. Rifugiati palestinesi residenti in Libano hanno continuato a subire discriminazioni ed è stato loro negato l’accesso ad alloggi adeguati e a determinate categorie d’impiego. La legge continua a discriminare le donne. La protezione contro la violenza domestica è risultata inadeguata; donne migranti impiegate come lavoratrici domestiche sono state particolarmente esposte al rischio di abusi. Tra novembre e dicembre sono state scoperte fosse comuni.

Assassinio di Rafiq al-Hariri

L’ex Primo ministro Rafiq al-Hariri e altre 22 persone sono state uccise da un’autobomba a Beirut il 14 febbraio.

L’assassinio di Rafiq al-Hariri ha generato proteste popolari e il governo si è dimesso dopo che il Parlamento aveva votato la sfiducia a febbraio. Successive elezioni, tenutesi tra il 29 maggio e il 19 giugno, sono state vinte dal Blocco Movimento Futuro, guidato da Saad al-Hariri, figlio dell’ex Primo Ministro ucciso.

Congetture sul coinvolgimento della Siria nell’omicidio hanno indotto a nuove richieste, sia all’interno del Libano sia a livello internazionale, affinché la Siria ritirasse le proprie forze militari dal Libano, in conformità con la risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del settembre 2004. A maggio le Nazioni Unite hanno confermato che la Siria aveva ritirato le proprie forze dal Libano.

Inchiesta delle Nazioni Unite

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha inviato un gruppo d’inchiesta, con il consenso del governo libanese, per indagare sugli omicidi. I risultati del gruppo hanno portato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a creare la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite (UNIIIC).

Quattro ex capi dei servizi di intelligence e della sicurezza libanesi, il generale ‘Ali al-Hajj (Forze di sicurezza interne), il generale Raymond Azar (Intelligence militare), il brigadiere generale Jamil al-Sayyed (Sicurezza generale) e Mustafa Hamdan (Guardia presidenziale) sono stati arrestati il 30 agosto e a fine anno erano ancora detenuti. Un rapporto preliminare dell’UNIIIC pubblicato a ottobre riteneva implicati alti funzionari dei servizi di sicurezza libanesi e siriani nell’omicidio e un quinto ex ufficiale della sicurezza libanese, Ghassan Tufeili, è stato arrestato a novembre dopo che il suo nome era comparso nel rapporto. Il 15 dicembre, un secondo rapporto dell’UNIIIC ha richiesto alla Siria di arrestare diversi sospetti. Il rapporto inoltre sosteneva che la Siria aveva ostacolato l’inchiesta e che erano necessarie ulteriori indagini. Il 15 dicembre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato un’estensione di sei mesi dell’inchiesta, ma non ha votato in merito alla richiesta delle autorità libanesi di istituire una corte internazionale per processare i sospetti di questo caso.

Altri omicidi politicamente motivati

L’assassinio di Rafiq al-Hariri è stato seguito da altri 13 attentati dinamitardi contro obiettivi civili in cui sono rimaste uccise 12 persone e almeno 100 ferite. Tra gli obiettivi figuravano persone critiche nei confronti della presenza militare siriana in Libano.

*Samir Qasir, accademico, giornalista e noto critico degli abusi dei diritti umani commessi dai governi libanese e siriano, è stato ucciso da un’autobomba il 2 giugno a Beirut.

*George Hawi, ex leader del Partito comunista libanese, è stato ucciso da un’autobomba a Beirut il 21 giugno.

*Gibran Tueni, giornalista e politico, noto per le sue critiche nei confronti dell’ingerenza siriana in Libano, è stato ucciso con altre due persone da un’autobomba a Beirut il 12 dicembre.

A novembre, è stato riportato che sei libanesi sono stati accusati di aver organizzato attentati per ordine di un funzionario dell’intelligence siriana con base a Beirut. A fine anno il processo a loro carico non era ancora iniziato.

In precedenza, è stato riferito che decine di cittadini siriani che lavoravano in Libano erano rimasti uccisi e altri feriti in attentati da parte di libanesi, apparentemente come reazione all’omicidio di Rafiq al-Hariri; non è chiaro se a questi fatti abbiano fatto seguito indagini o procedimenti.

“Sparizioni”

A maggio è stato istituito un nuovo comitato congiunto siriano-libanese per indagare la sorte di oltre 600 libanesi “scomparsi” durante e dopo la guerra civile libanese degli anni 1975-1990, apparentemente mentre erano detenuti dalle forze siriane. I risultati di due precedenti inchieste libanesi non sono mai stati resi completamente pubblici e nessun responsabile è mai stato processato. Preoccupazioni riguardo all’indipendenza e ai poteri del nuovo comitato hanno sollevato dubbi sulla sua effettiva utilità.

A novembre, all’interno del complesso del ministero della Difesa libanese ad al-Yartze, è stata scoperta una fossa comune che, secondo quanto riferito, conteneva 20 corpi. Un’altra fossa comune, contenente 28 corpi, è stata scoperta a dicembre a ‘Anjar, nella Valle della Beqa’, vicino all’ex quartier generale dell’intelligence siriana in Libano. Durante e dopo la guerra civile, furono commesse nell’impunità violazioni dei diritti umani su larga scala. Gli abusi comprendevano uccisioni di civili, rapimenti e “sparizioni” di persone di nazionalità libanese, palestinese ed estera; detenzioni arbitrarie furono messe in atto da varie milizie armate e forze israeliane e siriane. Nel 1992 il governo libanese affermò che, durante la guerra civile degli anni 1975-1990 erano “scomparse” un totale di 17.415 persone, ma a fine anno nessuna indagine penale o nessun processo era mai iniziato.

Arresti e rilasci

Samir Gea’gea e Jirjis al-Khouri, rispettivamente leader e membro effettivo delle Forze libanesi, sono tornati in libertà ai sensi di una legge di amnistia approvata dal Parlamento a luglio. Entrambi stavano scontando condanne all’ergastolo comminate al termine di processi iniqui per il loro presunto coinvolgimento in omicidi politicamente motivati. Essi erano stati detenuti in isolamento dal 1994 presso il Centro di detenzione del ministero della Difesa a Beirut.

La legge di amnistia ha anche comportato il rilascio di almeno 25 uomini detenuti da diversi anni a seguito di scontri violenti con le truppe dell’esercito libanese nel 2000 nella zona settentrionale di Dhinniyeh. Essi erano stati accusati di coinvolgimento in “terrorismo” e altri reati connessi alla sicurezza. Al momento del loro rilascio erano sotto processo davanti al Consiglio di giustizia le cui procedure non erano in linea con gli standard internazionali. Alcuni hanno affermato di essere stati torturati e obbligati a rendere false confessioni.

Dieci detenuti da Majdel ‘Anjar, arrestati nel settembre 2004, sono stati anch’essi rilasciati in base all’amnistia. Diversi di loro, che non erano stati accusati o processati, risulterebbero essere stati torturati.

A settembre, le autorità hanno arrestato 15 persone per il loro presunto coinvolgimento con Hizb al-Tahrir (Partito di liberazione islamica). Sono stati tutti rilasciati. Tre di loro, Sherif al-Halaq, Muhammad al-Tayesh e Bassam al-Munla, sono stati ritenuti colpevoli di appartenenza a un’organizzazione non autorizzata e a fine anno erano in attesa della sentenza.

Condizioni in centri di detenzione e nelle carceri

Le autorità hanno continuato a rifiutare al Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) l’accesso incondizionato a tutte le carceri nonostante un decreto presidenziale del 2000 avesse autorizzato tale accesso per l’ICRC. Sono state espresse particolari preoccupazioni riguardo al mancato accesso dell’ICRC ai centri gestiti dal ministero della Difesa dove detenuti sono stati torturati e maltrattati.

Difensori dei diritti umani

Molte associazioni per i diritti umani hanno potuto operare liberamente ma alcuni difensori dei diritti umani sono stati oggetto di vessazioni o hanno rischiato la vita.

*Muhamad Mugraby, avvocato e difensore dei diritti umani, è stato detenuto per 10 ore a febbraio. È stato in seguito accusato di “calunnie nei confronti dell’apparato militare” per aver criticato il sistema delle corti militari del Libano in un discorso presso il Comitato sul Mashrek al Parlamento Europeo nel novembre 2003. Egli doveva comparire presso la Corte militare di Beirut nel gennaio 2006.

Rifugiati palestinesi

Secondo le Nazioni Unite, circa 400.000 rifugiati palestinesi risiedevano in Libano. Essi hanno continuato a subire un’ampia gamma di restrizioni relativamente all’accesso agli alloggi, al lavoro e ai diritti dei lavoratori nonostante una decisione del ministro del Lavoro a giugno che concedeva ai rifugiati palestinesi di lavorare in alcuni settori, il cui accesso era stato in precedenza impedito. Ciononostante, i rifugiati palestinesi hanno continuato a essere esclusi dalle professioni mediche e legali e da altre professioni regolamentate da sindacati professionali.

Discriminazione e violenza contro le donne

Le donne hanno continuato a essere discriminate e a non essere adeguatamente protette dalla violenza domestica. Pratiche discriminatorie sono permesse in base a leggi sullo status personale, sulla nazionalità e leggi contenute nel codice penale concernenti la violenza all’interno della famiglia.

A luglio, il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne ha raccomandato che il Libano ritiri le sue riserve agli artt.9 e 16 della Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne concernenti nazionalità e diritti del matrimonio e che affronti le ineguaglianze che concedono ai bambini di ottenere la cittadinanza libanese solo attraverso il padre e permettono solo agli uomini di divorziare dalle loro spose.

Donne migranti impiegate come lavoratrici domestiche sono incorse in molteplici discriminazioni dovute alla loro nazionalità, al genere e al loro status economico e sociale. I loro contratti limitano di fatto l’esercizio delle loro libertà di movimento e di associazione vietando loro di cambiare datore di lavoro. Esse inoltre incorrono in sfruttamento e abusi da parte dei datori di lavoro, compresi eccessivi orari di lavoro e il mancato pagamento del salario. Secondo quanto riferito, centinaia di loro sono state oggetto di abusi fisici e sessuali da parte dei datori di lavoro.

Durante una visita in Libano a settembre, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla tratta di esseri umani ha posto l’attenzione sulla condizione dei lavoratori domestici migranti, affermando che venivano loro negati diritti umani fondamentali e non erano protetti adeguatamente dalla legge. Il ministro del Lavoro ha dichiarato che entro il mese di ottobre sarebbero state proposte nuove norme per migliorare le condizioni dei lavoratori migranti. Tuttavia, a fine anno non risultava alcun progresso in tal senso.

Rapporti e missioni di AI

Lebanon: A human rights agenda for the parliamentary elections (AI Index: MDE 18/005/2005)

Delegati di AI si sono recati in Libano diverse volte durante l’anno.

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