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Libano, la patata bollente

di  Gianandrea Gaiani      02/01/2007 

Per sostituire il francese Pellegrini, duramente criticato da israeliani e libanesi, alla guida della forza ONU a Beirut, ci sono tre alpini italiani. Il cambio della guardia è previsto per febbraio ma l'impressione è comunque che la Francia ceda volentieri la leadership di una forza militare che, a dispetto degli oltre 12.000 militari, non ha nessun mandato per controllare il territorio

Mentre a Beirut hanno iniziato a sbarcare le avanguardie dei 360 caschi blu malesi, ultimo contingente a raggiungere UNIFIL nel Libano meridionale, resta un mistero il nome del comandante italiano destinato ad assumere la guida della forza ONU e la data nella quale rileverà l'incarico dal francese Alain Pellegrini.

I tre ufficiali italiani candidati per l'importante incarico hanno avuto già prima di Natale i colloqui previsti con i funzionari del Dipartimento del Peacekeeping dell'ONU e la nomina era attesa già prima della fine dell'anno.
I candidati, tutti generali di divisione alpini sono Claudio Graziano (veterano delle missioni in Mozambico, nei Balcani e in Afghanistan, oggi a capo del reparto operazioni del Comando Operativo Interforze) Giorgio Battisti (che ha operato in Bosnia, Kosovo e Afghanistan e guida il reparto affari generali dello stato maggiore dell'Esercito) e Giorgio Cornacchione (che ha comandato le truppe italiane a Timor Est e in Iraq ed è attualmente capo reparto impiego delle forze allo stato maggiore dell'Esercito).

Secondo indiscrezioni il ritardo è dovuto anche la volontà del nuovo segretario generale, il sud coreano Ban Ki-moon che ha appena sostituito Kofi Annan, di avere le idee chiare sull'operazione più delicata tra quelle gestite direttamente dalle Nazioni Unite.
Per questa ragione sembrano dilatarsi i tempi per il cambio delle consegne tra Francia e Italia al quartier generale di UNIFIL, a Naqoura.

Inizialmente era previsto che Pellegrini cedesse il comando il 17 febbraio ma le numerose critiche collezionate dal generale francese sembravano aver indotto l'ONU ad accelerare i tempi per l'assunzione del comando italiano in una data dapprima indicata tra il 9 e il 24 gennaio.
Pellegrini, richiamato per consultazioni a New York a metà dicembre, era stato duramente criticato dagli israeliani per aver minacciato di abbattere i jet con la stella di David che sorvolano il Libano.
Una violazione dello spazio aereo di Beirut giustificata però dall'assenza di velivoli dell'ONU che possano garantire la sorveglianza contro i voli che da Siria e Iran scaricano armi per Hezbollah.

Accusato di eccessivo protagonismo, Pellegrini ha raccolto critiche anche tra molti libanesi soprattutto per l'impiego dei carri armati Leclerc nei pattugliamenti notturni all'interno delle cittadine del Libano meridionale.
Tutto sembrava pronto per un avvicendamento anticipato del comandante francese che inaspettatamente è stato però smentito dallo stesso UNIFIL e poi dal governo italiano. Il cambio della guardia è di nuovo previsto a febbraio ma l'impressione resta comunque che la Francia ceda volentieri la leadership di una forza militare che, a dispetto degli oltre 12.000 militari schierati non ha nessun mandato per controllare il territorio e i movimenti sospetti nel Libano Meridionale.

Se la crisi interna libanese che oppone il governo di Fuad Sinora a Hezbollah e partiti filo-siriani dovesse degenerare in una nuova guerra civile i caschi blu si troverebbero in una situazione esplosiva non prevista dal mandato dell'ONU.
Esposti agli attacchi delle diverse milizie, a un possibile nuovo intervento israeliano e alle azioni terroristiche degli uomini di al-Qaeda annidati nei campi palestinesi.
Una patata bollente che i francesi lasciano volentieri nelle mani degli italiani che già schierano in Libano il contingente più numeroso con 2.500 soldati destinati a salire ad almeno 2.800 quando l'Italia assumerà il comando di UNIFIL.

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